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Coronavirus, sicurezza di ristoranti, bar e negozi, i sindacati contro Failoni: ''Mai messo veti a nessuna riapertura. Serviva riportare al tavolo l'Inail per evitare il blocco che vediamo oggi''

L'assessore provinciale Failoni in un post aveva criticato duramente i sindacati. "La vera questione non è la posizione più o meno critica delle nostre organizzazioni, ma il fatto che le linee guida rischiano di non essere efficaci perché - spiegano i sindacati - non sono riconosciute dall'Inail"

Pubblicato il - 14 maggio 2020 - 20:15

TRENTO. “Le nostre organizzazioni sindacali non hanno mai messo veti a nessuna riapertura, neppure quando le abbiamo criticate, né mai abbiamo fatto ostruzionismo all’adozione di linee guida per qualsivoglia settore” sono queste le parole che i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di usare per rispondere al post polemico che l'assessore provinciale Roberto Failoni aveva scritto dal titolo “I sindacati dicono no, ma noi ripartiamo con i trentini e per il Trentino”.

 

Parole non di certo apprezzate dai sindacati impegnati in queste settimane, come tutte le categorie, sui tavoli di lavoro per far ripartire il Trentino.

 

Quando eravamo in disaccordo su specifici aspetti – hanno spiegato i sindacati con una lettera – abbiamo ribadito la nostra posizione critica senza boicottare in alcun modo i lavori istruttori o la discussione in seno al Comitato provinciale di coordinamento salute e sicurezza. E’ accaduto, certo, che in alcune occasioni la discussione sia diventata tesa come quando il 25 aprile si discusse dell’aggiornamento del vademecum provinciale e del cosiddetto 'Documento Ferro' all’interno del Comitato provinciale di coordinamento. Ma anche il quel caso la questione si risolse in meno di 24 ore, tanto che il secondo aggiornamento del vademecum provinciale fu adottato il 26 aprile”.

 

I problemi, però, sono nati quando Inail e Inps, venerdì 8 maggio, hanno comunicato di non voler più partecipare ai tavoli provinciali in essere. Per questo, i sindacati preoccupati per il rischio che l’assenza degli enti nazionali preposti al controllo dei luoghi di lavoro rendesse inefficaci le linee guida eventualmente adottate a livello territoriale, hanno chiesto alla Provincia di sospendere i lavori e di richiedere il ritorno dei due istituti nazionali. Una richiesta, questa, che non è stata però accettata. “Abbiamo continuato – hanno spiegato sempre Cgil, Cisl e Uil - a lavorare al tavolo tecnico definendo una bozza di linee guida su ristorazione, bar e commercio al dettaglio da portare all’approvazione del Comitato provinciale di coordinamento salute e sicurezza.Di fronte al perdurare dell’assenza di Inail e Inps, abbiamo comunicato alla Provincia di non essere in grado di partecipare ai lavori del Comitato provinciale programmati nel pomeriggio di venerdì 8 maggio”.

 

La Provincia ha comunque deciso di andare avanti e approvare le regole per la sicurezza di ristoranti, bar ed esercizi commerciali. Successivamente, però, quando Inail e Comitato tecnico-scientifico dell’istituto Superiore di Sanità hanno emanato le linee guida nazionali per la gestione dei rischio nei ristoranti si sono viste immediatamente le differenze tra i due documenti bloccando la situazione. “Di questo nulla può essere imputato alle organizzazioni sindacali” spiegano nella lettera Cgil, Cisl e Uil.

 

Fondamentale sarà l'incontro che si terrà venerdì 16 maggio tra Governo, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali, alla vigilia dell’adozione del decreto legge con cui l’esecutivo nazionale sembra intenzionato a rivedere il Dpcm del 26 aprile e fissare le regole per la gestione del rischio Covid-19 nei luoghi di lavoro.

 

L'auspicio, da parte dei sindacati è che in quel provvedimento confidiamo “vengano definite chiaramente non solo le prescrizioni che le imprese dovranno attuare così da avere la certezza di poter operare senza incorrere in alcun rischio, ma anche le modalità con cui queste prescrizioni potranno essere modulate a seconda delle evidenze scientifiche in ordine all'evoluzione epidemiologica e quindi gli spazi di autonomia affidati a Regioni e Province autonome”.

 

Qui la lettera completa

 

 

 

 

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