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Coronavirus, tra ordinanze, dpcm e Comuni-Cluster è caos in Alto Adige. Cna: ''Facciamo lockdown totali di tre settimane prevedendo ristori e successive apertura delle attività''

Per l'associazione di categoria si stanno creando grosse confusioni tra i lavoratori e i cittadini. Per esempio a Laives parrucchieri aperti e a Bolzano no, nonostante siano entrambi classificati Comuni-Cluster. Corrarati: ''Non possiamo continuare con un’ordinanza provinciale al giorno e un Dpcm a settimana. L’alternativa dei “mezzi lockdown” crediamo faccia all’economia più male che bene''

Di L.P. - 04 novembre 2020 - 11:40

BOLZANO. ''Chiediamo alla Provincia di Bolzano nel massimo rispetto delle competenze amministrative e legislative per effetto dell’Autonomia, di uniformare in più possibile il quadro normativo provinciale relativo alla misure per la prevenzione dell’epidemia da Covid-19 alle disposizioni nazionali, a cominciare dal settore cura della persona, per evitare confusione applicativa sul territorio e per non ritrovarsi a breve con l’amara sorpresa di ristori nazionali concessi solo alle aziende chiuse in base ai Dpcm del Presidente del Consiglio e non in base alle ordinanze provinciali''. Anche in Alto Adige, come in Trentino, c'è chi chiede, in questa fase, di usare l'autonomia con parsimonia. E' il presidente del Cna Claudio Corrarati che dopo aver esaminato stamane le istanze e i quesiti che arrivano dagli associati rispetto all'ultima ordinanza di Kompatscher che ha ''chiuso'' l'Alto Adige creando poi delle ''zone rosse'' nei cosiddetti Comuni Cluster (tra questi anche quello di Bolzano) ha commentato ironicamente: ''L’epidemia da Covid-19 sta mostrando un nuovo sintomo in Alto Adige: 50 sfumature di zona rossa''. 

 

Per effetto di una stratificazione normativa, che diventa ogni giorno più complessa e di difficile comprensione, l’ordinanza n. 63 del Presidente della Provincia, diffusa nella serata di ieri martedì 3 novembre, prevede, tra le varie misure, che parrucchieri e centri estetici rimangano aperti in tutto il territorio provinciale, nel rispetto delle norme su igiene, sicurezza e distanziamento stabilite dai protocolli elaborati lo scorso aprile, peraltro per primi in Italia. Lo stesso presidente della Provincia ha però preannunciato che oggi, mercoledì 5 novembre, emetterà ordinanze specifiche per 11 Comuni, tra cui il capoluogo Bolzano, Egna e Vipiteno, che prevedono, tra le misure ancor più restrittive, la chiusura di parrucchieri e centri estetici.

 

Invece a Laives, centro urbano di rilievo confinante con Bolzano, dichiarato zona rossa il 30 ottobre, parrucchieri e centri estetici sono aperti. ''Ciliegina sulla torta - aggiunge il Cna -: nella notte il presidente del Consiglio ha firmato il Dpcm che, per la zona rossa, così si apprende dagli organi di informazione, in attesa che venga pubblicato il testo, prevede che parrucchieri e barbieri siano aperti, sui centri estetici non si sa ancora''.

 

''E qui torniamo alle 50 sfumature di zona rossa – aggiunge Corrarati – che comprendono anche il rosso che vedono parrucchieri e centri estetici del capoluogo. Dovevano già fare i conti, così come il commercio al dettaglio, con le minori entrate per effetto della crisi provocata dalla pandemia e del lockdown di marzo e aprile. Adesso si vedono costretti ad uno stop, non previsto nel resto d’Italia e nemmeno nel resto dell’Alto Adige, nonostante ricevano i clienti su appuntamento, con misure di sicurezza rigidissime e totale rintracciabilità delle persone. Temiamo che il prossimo decreto ristori del Governo possa prevedere aiuti solo per le aziende chiuse secondo i criteri del Dpcm. Se così fosse, la Provincia dovrebbe ancora una volta fare marcia indietro, modificando le ordinanze, oppure prevedere ristori provinciali”.

 

Cna-Shv, quindi, chiede in tempi celerissimi un adeguamento della normativa provinciale e delle misure da adottare nelle zone rosse ai criteri del Dpcm nazionale. Chiede altresì uniformità di applicazione su tutto il territorio provinciale. Invita le forze dell’ordine a effettuare i controlli, con in mano l’ordinanza provinciale e i relativi allegati, ma a non sanzionare, viste le evidenti difficoltà di interpretazione che, in questa situazione, tutti gli operatori economici hanno. Ribadisce l’urgenza di un incontro tra Provincia e parti sociali per definire percorsi procedurali condivisi a breve, medio e lungo termine. Chiede altresì al sindaco di Bolzano, città più importante dell’Alto Adige, di riunire le categorie economiche per un doveroso confronto sulle conseguenze della zona rossa.

 

“Comprendiamo – conclude Corrarati – che la priorità è scaricare gli ospedali e il sistema sanitario, sotto pressione per il contagio. Ma non possiamo continuare con un’ordinanza provinciale al giorno e un Dpcm a settimana. Proponiamo che vengano programmati dei lockdown totali veri per tre settimane, da ora fino ad aprile, con un meccanismo ad elastico che consenta periodi di parziale attività e periodi di fermo, questi ultimi accompagnati da adeguati ristori alle imprese, in base all’andamento del contagio. L’alternativa dei “mezzi lockdown” crediamo faccia all’economia più male che bene, perché rischia di non portare risultati sul fronte sanitario e di dover comunque procedere prima o poi con lockdown totali”. 

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