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Il successo della start up Vaia porta alla ripiantumazione di 500 abeti e larici in val di Fiemme: ''Un messaggio forte di ripresa del territorio''

Il progetto ha ricevuto grandissima attenzione dalla stampa nazionale in modo trasversale in quanto abbraccia diversi temi quali design, ambiente e sostenibilità, tecnologia, musica e arredamento. La start-up fondata Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo raggiunge un altro obiettivo

Pubblicato il - 20 maggio 2020 - 12:00

TRENTO. Una ripiantumazione dei primi 500 abetici e larici in val di Fiemme, questo un obiettivo raggiunto dalla start-up "Vaia", realtà fondata da Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo. Un appuntamento in agenda per venerdì 22 maggio a mezzogiorno (Qui info per diretta Facebook), quando prenderà il via l'operazione per ridare vita alle zone devastate dalla più grande catastrofe boschiva italiana degli ultimi 50 anni. Un'iniziativa portata avanti in collaborazione con Etifor, azienda privata spin-off dell'Università di Padova.

 

La start-up Vaia e Etifor si uniscono per ristabilire l’equilibrio ambientale nelle Dolomiti: le fasi prevedono la pulizia del bosco, l’impianto dei giovani alberi e/o assistenza alla ricrescita naturale delle piantine rispettando il piano di gestione forestale regionale; manutenzione del bosco e miglioramento delle infrastrutture del bosco danneggiate (sentieri e aree sosta), certificazione Fsc (Forest stewardship council) della foresta e identificazione Gps delle aree di progetto. Inoltre, con Etifor sarà garantito il rispetto degli standard Fsc, la buona gestione della foresta e la quantificazione degli impatti positivi per la cattura e conservazione della anidride carbonica e degli effetti positivi nella lotta contro il cambiamento climatico. 

Tutto questo è stato possible per l'impegno della start-up composta da tre giovani imprenditori under 30 (inseriti nella prestigiosa classifica dei "100 giovani leader del futuro" stilata da Forbes Italia per il 2020 nel settore "impresa sociale"): restituire quanto tolto alla natura valorizzando una preziosa materia prima dando vita all’amplificatore passivo Vaia Cube, una cassa per smartphone realizzata dal legno degli alberi abbattuti dalla tempesta. L’obiettivo finale è ripiantumare un albero per ogni Vaia Cube (al momento ne sono stati venduti 6 mila).

 

Il progetto ha ricevuto grandissima attenzione dalla stampa nazionale in modo trasversale in quanto abbraccia diversi temi quali design, ambiente sostenibilitàtecnologia, musica arredamento.


(Predazzo - val di Fiemme - foto di Alessandro Gadotti)

"La volontà - spiega Federico Stefani, co-founder di Vaia - è quella di trovare una soluzione concreta alla problematica di tutti questi alberi abbattuti e ormai inutilizzabili per le grandi strutture. Da qui l’idea di usare quel legno, considerato ormai inutilizzabile, per creare un oggetto di design, il "Vaia Cube", che potesse anche lanciare un messaggio forte e allo stesso tempo sostenere la ripresa del territorio".

 

Ogni Vaia Cube, realizzato dal legno dell’abete della val di Fassa, un pregiato tipo di abete rosso usato da sempre per costruire i violini, è un pezzo unico e permette di propagare in maniera completamente naturale qualunque suono inserendo al suo interno il proprio smartphone: "Per noi si tratta di una metafora forte e concreta, una cassa attraverso la quale amplificare ulteriormente il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico - prosegue Stefani - in questo modo si crea anche un progetto sostenibile".

Torna quindi l’obiettivo iniziale di Vaia, quello di creare un modello circolare e sostenibile di business (la cassa viene realizzata da artigiani e falegnami locali): da un lato recuperare le materie prime e dall’altro restituirle all’ecosistema compromesso, non andando a pesare sul territorio e sul fabbisogno di risorse naturali.

 

L’idea del team di Vaia è di applicare questo modello circolare ogni qualvolta ci sia un problema ambientale, uno spreco o un’emergenza dovuta al cambiamento climatico. L’obiettivo è quello di intervenire producendo oggetti di design che non vadano a compromettere ulteriormente l’ecosistema e che siano funzionali a riqualificare i territori che sono stati colpiti.

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