La start up che fa rinascere le foreste abbattute da Vaia: piantati 200 alberi sulla Panarotta, l’obiettivo però è arrivare a 50mila entro la fine del 2021
La start up trentina Vaia ha piantato 200 piante di larice, acero montano e sorbo dell’uccellatore nel corso della “Vaia Summer Week”. Una delegazione della start up, famosa per il “Vaia cube”, è stata invitata alla Camera dei Deputati dove, assieme ad altre 40 giovani imprese, ha elaborato delle proposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che saranno presentate al presidente del Consiglio Mario Draghi
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PANAROTTA. La start up trentina Vaia non si ferma, e continua a perseguire l’obiettivo di piantare, entro la fine del 2021, 50mila alberi nelle zone colpite dalla tempesta che a ottobre del 2018 ha sconvolto Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Vaia, fondata nel 2019 da un gruppo di amici (Federico Stefani, Giuseppe Addamo e Paolo Milan), è conosciuta per l’amplificatore per telefoni. A breve, però, come ci spiega Giuseppe Addamo, sarà lanciato un altro oggetto. Ciò avverrà nella cornice del festival “Fuorisalone” di Milano, a inizio settembre. “Sarà un prodotto diverso rispetto al Vaia cube, ma speriamo che piaccia alla nostra community”, dice Addamo.
Nel frattempo, il 17 luglio in Panarotta sono state messe a dimora 200 piante di larice, acero montano e sorbo dell’uccellatore. Trecento le persone accorse. “Abbiamo messo a dimora soprattutto degli alberi di larice – spiega Giuseppe Addamo -. Il larice, infatti, è una pianta che si radica molto bene nel suolo e riduce il rischio di dissesto idrogeologico, che è un problema reale, come si capisce anche da ciò che sta accadendo in questi giorni in Germania”.
Gli alberi piantumati finora sono più di 20mila. In Trentino è fondamentale l’aiuto dei forestali e delle Asuc. La start up, però, ha piantumato anche in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, dove Vaia ha colpito, anche grazie all’aiuto di una start up dell’Università di Padova, Etifor.
La piantumazione in Panarotta si è svolta nel corso della “Vaia Summer Week”, una tre giorni in cui i fondatori della community hanno parlato di città sostenibili assieme ad alcuni ospiti d’eccezione: l’assessore del Comune di Milano Pierfrancesco Maran, il direttore degli Stati Generali Jacopo Tondelli, la consigliera della Fondazione Falck Irene Falck, Elisabetta Reyneri dell’associazione Cittadini per l’Aria e l’architetto Stefano Boeri.
“Abbiamo organizzato una prima conferenza dedicata a Milano – racconta Addamo – e al progetto ‘Forestami’, che la rende una città molto sostenibile e che accoglie l’invito dell’undicesimo obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”. Si è partiti da Milano per arrivare poi alle Dolomiti, con un’intervista a Ugo Dighieri e Daniele Ronco, protagonisti dello spettacolo “Un Pianeta ci vuole”. Con loro, si è discusso di sovraffollamento – basti pensare che in Italia 51 milioni di persone (su 60) vivono in città – ma anche di consumo alimentare e del suo impatto sull’ambiente.
Una rappresentanza della start up Vaia, composta da Marianna Moser e Federico Stefani, è stata invitata a parlare alla Camera dei Deputati il 19 luglio dalla deputata trentina Emanuela Rossini, vicepresidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea. Insieme a loro, altre 40 start up – come Cleanap, Wrad, Vitesy e Officina Keller – hanno messo sul tavolo alcune proposte per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
I punti elaborati si concentrano su sostenibilità e transizione ecologica, e saranno poi presentati al presidente del Consiglio Mario Draghi. “Abbiamo chiesto che il Governo favorisca maggiormente la possibilità di fare rete tra start up, attraverso università e piattaforme dedicate – conclude Giuseppe Addamo -. Un secondo punto che abbiamo sollevato, invece, riguarda la tassazione: le start up hanno un sistema fiscale simile a quello delle aziende, e ciò ne limita lo sviluppo. Infine, abbiamo fatto presente che piantare alberi è sì un’azione a favore della sostenibilità, ma non basta: servono anche degli incentivi che invitino le aziende a diminuire la produzione di CO2”.













