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Oltre 4000 euro in meno a Bolzano e 3200 a Trento, con un pil che fa un "balzo indietro" di 11 anni. Uno studio degli artigiani dà il quadro della crisi

Uno studio del Cgia di Mestre, l'Associazione degli artigiani e delle piccole imprese, offre un quadro sottostimato delle perdite nel valore aggiunto pro capite degli italiani, del Pil e dell'occupazione rispetto al 2019. I dati sono poco incoraggianti. "Si rischia che la crisi economica si trasformi in sociale"

Pubblicato il - 07 novembre 2020 - 12:26

TRENTO. Una perdita stimata a livello nazionale di quasi 2500 euro, con punte che vanno dai 5575 euro in meno nelle tasche di un milanese alle 4058 di un bolzanino o alle 3259 di un trentino. Sono questi i dati emersi, decisamente poco incoraggianti, dallo studio di Cgia Mestre, l’Associazione artigiani e piccole imprese della località lagunare.

 

Le stime sulle contrazioni del valore aggiunto per abitante a livello provinciale e regionale, del Pil e dell’occupazione offrono un quadro decisamente preoccupante. Ciò che l’Ufficio studi del Cgia denuncia è una situazione che rischia di riportare il Paese agli anni ’90, quantomeno in termini di prodotto interno lordo. Le misure adottate dai Dpcm e a livello regionale, finalizzate a frenare la diffusione del virus, hanno infatti impattato in maniera decisiva sull’economia, come visibile dai dati forniti dalla ricerca, dati che però potrebbero essere sottostimati.

 

Gli artigiani, infatti, precisano come l’elaborazione offra un quadro aggiornato al 13 ottobre, fermo quindi a una situazione in cui non erano ancora entrati in vigore dei Dpcm, su tutti l’ultimo che impone misure per fasce rispetto ai dati epidemiologici regionali. “Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale”.

 

Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazione criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio traendone un grande vantaggio in termini di consenso – ha aggiunto – in questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili”.

 

Ma qual è precisamente il quadro tracciato dall’elaborazione di dati offerta dal Cgia di Mestre? Il primo elemento offre un’idea di quale impatto abbia avuto l’emergenza sanitaria sul valore aggiunto per abitante. Con una media nazionale di -2484 euro (valore assoluto) rispetto al 2019, pari al -9,7% (valore percentuale), pro capite gli italiani sono passati dai 25.722 euro dell’anno scorso ai 23.238 del 2020.

 

Se la cifra più alta viene registrata proprio nella nostra regione, con – 3645 euro di valore aggiunto per abitante (pari a -9,9% in termini percentuali) e una perdita che ci porta dai 36.887 euro del 2019 ai 33.241 del 2020, è la Lombardia a segnare la percentuale più consistente. Lì la perdita tocca infatti una percentuale del -10,6% (pari a -3613 euro). Scorporando le due province che formano la nostra regione, il Trentino-Alto Adige/Südtirol, il capoluogo altoatesino si pone dietro solo a Milano per la perdita registrata rispetto all’anno precedente.

 

A Bolzano, infatti, il valore aggiunto è passato dai 40.466 euro del 2019 ai 36.408 (-4058 euro, pari ad una percentuale del -10%), mentre Trento si attesta al decimo posto a livello nazionale con una contrazione di -3259 euro (pari al -9,8%), passando dai 33.392 euro del 2019 ai 30.133 del 2020.

 

In termini di Pil, la contrazione dell’economia registra dei dati in linea con quanto detto finora. Se la perdita a livello nazionale sfiora infatti il 10% (-9,7%), è sempre il dato lombardo a dimostrare quanto tale calo rifletta una situazione economica decisamente complicata. Con un valore assoluto di perdita di 39.165 euro, pari alla percentuale del -10,2%, è infatti la grande e ricca regione del nord Italia a registrare la maggior perdita a livello nazionale, pari solo a quella di Marche e Toscana e di poco superiore a quelle di Piemonte, Val d’Aosta, Emilia-Romagna e Veneto.

 

Il Trentino-Alto Adige, da parte sua, registra un calo del Pil stimato nel valore assoluto di -4.178 euro (dai 44.140 euro del 2019 ai 39.962 di questo nefasto 2020), pari a -9,5% in valore percentuale. Secondo i dati elaborati da Cgia, ciò significa sostanzialmente essere tornati a una situazione simile a quella di 11 anni fa.

 

Il paragone con gli anni passati rispetto al Pil dà conto di una situazione ai limiti del drammatico. Se infatti sul piano nazionale il calo riporta il Paese ai livelli del 1998, con un balzo indietro quindi di 22 anni, tale situazione assume tinte decisamente più cupe per quanto riguarda le aree più depresse del Paese. Gli “anni persi” nel Mezzogiorno, infatti, sarebbero 31, con una situazione del Pil simile a quella del 1989.

 

Mancanza di indennizzi sul breve periodo e riduzione “drastica” delle tasse a famiglie e imprese sul medio-lungo periodo per rilanciare la domanda interna sono quindi le misure auspicate dall’associazione artigiani e piccole imprese. Il tutto da adottare il primo possibile, visto che le riforme finanziarie e fiscali europee dovrebbero avere effetti solo tra qualche tempo.

 

“Con una pressione tributaria insopportabile, una burocrazia opprimente che ingiustificatamente continua a penalizzare chi fa impresa e un calo degli investimenti molto preoccupante che colpisce soprattutto quelli di natura pubblica – ha commentato il segretario Renato Mason – c’è un’altra grossa criticità che rischia di penalizzare tante piccole e medie imprese. Ci riferiamo alla nuova misura introdotta dall’Ue in materia di credito. Per evitare gli effetti negativi delle esposizioni scadute, dal primo gennaio 2021 Bruxelles ha imposto alle banche di azzerare in 3 anni i crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni quelli con garanzie reali. Ovviamente l’applicazione di questo provvedimento indurrà gli istituti di credito ad erogare con estrema cautela i prestiti alle imprese, per evitare di dover sostenere delle forti perdite nel giro di pochi anni”.

 

L’ultimo elemento analizzato è infine quello dell’occupazione. Se a livello nazionale la perdita stimata rispetto all’anno scorso sarebbe del -2%, pari in valore assoluto a -474,4 (in migliaia, quindi poco meno di 500mila persone considerando il blocco dei licenziamenti deciso a marzo dal governo), tale situazione non migliora in Trentino-Alto Adige dove i posti di lavoro persi raggiungono in valore assoluto un -11,2%, pari ad un valore percentuale del -2,2%.

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