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Coronavirus, dagli chef stellati Gilmozzi e Donei l'appello: ''Lasciate che i ristoranti lavorino fino alle 21.30''

Un appello importante per sensibilizzare sulla situazione che da tempo, ormai, stanno vivendo tanti ristoratori presenti sul territorio. La lettera è stata inviata ai sindaci della Val di Fiemme e Val di Fassa e al presidente della Provincia Fugatti

Pubblicato il - 02 febbraio 2021 - 19:25

TRENTO. “Chiediamo solo il diritto alla sopravvivenza e alla ripartenza facendo rivivere i nostri paesi”. Sono queste le parole scritte in una lettera firmata da Alessandro Gilmozzi, stella Michelin ristorante El Molin Cavalese, ambasciatore del gusto e condivisa poi anche da Paolo Donei stella Michelin del ristorante Malga Panna Moena, Jeunes restaurateus. Una lettera che è stata inviata al presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, agli assessori Failoni, Segnana, Spinelli, Zanotelli e ai sindaci della Val di Fiemme e Fassa.

 

Un appello importante per sensibilizzare sulla situazione che da tempo, ormai, stanno vivendo tanti ristoratori presenti sul territorio.

 

Il mondo della ristorazione sta morendo” viene spiegato nel testo della lettera. “I nostri ristoranti sono stati luoghi sicuri per mesi, grazie alle linee guida forniteci dalla comunità scientifica e grazie agli sforzi economici intrapresi dagli operatori al fine di rispettare le normative”. La prima richiesta rivolta alle istituzioni è: “Chiediamo uno sforzo lungimirante ed attento alla nostra provincia, al fine di garantire alle nostre realtà di lavorare fino alle 21.30”.

 

 

Qui la lettera completa

 

Gentilissimi assessori e sindaci,

 

 

Con al presente, sono a farmi portavoce per il comparto della ristorazione Trentina, in particolar modo delle Valli di Fiemme e Fassa.

 

“Il mondo della ristorazione sta morendo”.

 

Ormai da molti mesi il settore della ristorazione è rimasto orfano inascoltato dal nostro governo. Riponendo fiducia del nostro territorio e nelle persone che lo abitano ed amministrano, sono dunque a chiedere proprio a voi, massimi esponenti della nostra Regione, ascolto ed aiuto concreto.

I nostri ristoranti sono stati luoghi sicuri per mesi, grazie alle linee guida forniteci dalla comunità scientifica e grazie agli sforzi economici intrapresi dagli operatori al fine di rispettare le normative (in molti casi lo erano anche prima). Abbiamo quindi lavorato in sicurezza, attuando ogni piccola attenzione per garantire un ambiente confortevole e allo stesso tempo sicuro, abbiamo evitato assembramenti offrendo un servizio alla comunità e ai nostri turisti.

Continuiamo ad attuare le direttive tutt’ora, offrendo un servizio sicuro durante gli orari consentiti, ma questo non ci permette tuttavia di sopravvivere e di garantire quindi posti di lavoro.

Abbiamo protocolli sicuri per il pranzo, che potremmo e vorremmo rispettare anche per garantire la cena.

Chiediamo quindi uno sforzo lungimirante ed attento alla nostra provincia, al fine di garantire alle nostre realtà di lavorare fino alle 21.30

Vi chiediamo di riflettere veramente su questa possibilità: che differenza si può trovare tra il pranzo e la cena rispettando i protocolli anticontagio? Che differenza si riscontra tra una cena consumabile in hotel ma non presso un ristorante?

Si chiede solo il diritto alla sopravvivenza e alla ripartenza facendo rivivere i nostri paesi anche senza poter contare sulla importante presenza turistica. Il lavoro non è solo un mezzo economico, una mera fonte di finanziamento, è speranza, è energia, è crescita e contatto umano. Le nostre vallate sono ricche di lavoratori stagionali che, viste le circostanze, si trovano senza fonte di sostentamento. In montagna siamo celebri per essere Persone pronte a rimboccarsi le maniche, lavoratori volenterosi fin dalla giovane età. Questa situazione di incertezza, di forzato ozio portano con sé come conseguenza momenti di profondo disagio non solo economico ma anche soprattutto psichico.

Siamo tutti consapevoli che l’emergenza sanitaria sia una percettibile realtà ma c’è sicuramente un lato ancora ahimè poco scandagliato e molto pericoloso che deve essere portato alla vostra attenzione al fine di prevenire preoccupanti ripercussioni psichiche ed economiche. Chi lavora a contatto con lavoratori nel settore del turismo ne è consapevole: questa situazione tocca da vicino imprenditori e dipendenti in egual modo.

Chiusure forzate e/o aperture concesse a metà sono soluzioni che non ci fanno sopravvivere: abbiamo la forte la necessità di aiuti concreti. In assenza di concretezza da parte dello stato, chiediamo aiuto alla nostra Provincia. Per essere concreto e per far capire la nostra situazione attuale vi pongo un dato personale: - 97% sul fatturato per il mese di gennaio rispetto allo scorso anno. Potrete ben capire quindi che un operatore, anche volendo, non può sostenere i propri dipendenti in alcun modo, bloccando quindi tutta la filiera che lavora di riflesso come produttori, rappresentanti ecc.

Dal mio canto, mi sento di ringraziare la nostra Provincia autonoma per le azioni compiute sin ora, sono però a esprimere con rammarico una dura realtà: queste misure se pur apprezzate non sono sufficienti. L ’aiuto ricevuto fino ad ora è stato sempre subito restituito per coprire tasse, tributi e spese fisse che gravano sull’azienda chiusa o “aperta a metà”.

Chiediamo di poter tornare a lavorare nella fascia serale con le regole da voi già delineate e mi rendo fin da subito disponibile per un costruttivo e concreto tavolo di confronto. Qualora questo non fosse possibile, chiediamo che la Provincia ci sostenga con ristori adeguati in base alla perdita di fatturato.

Vi pongo infine una sola domanda annessa e lungimirante per il futuro: è giusto che ristoranti, trattorie e pizzerie che difendono la qualità dei prodotti italiani, il km0, la sostenibilità della filiera corta abbiamo lo stesso codice ATECO di celebri hamburgherie multinazionali? I tavoli di lavoro potrebbero quindi essere proficui non solo in tali circostanze, ma anche sul lungo termine al fine di sostenere il nostro grande territorio.

Chi difende e sostiene il prodotto regionale ed italiano, e di conseguenza il territorio con tutte le categorie, di riflesso collegate, deve avere una classificazione diversificata.

Fiducioso del vostro ascolto e in un Vostro riscontro positivo, ringrazio e colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

 

 

Alessandro Gilmozzi,

stella Michelin ristorante El Molin Cavalese, ambasciatore del gusto.

 

 

Condivide le parole di Alessandro Gilmozzi anche:

Paolo Donei

Stella Michelin ristorante Malga Panna Moena, Jeunes restaurateus.

 

 

 

 

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