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Succo concentrato di mela con acqua e zucchero falsamente venduto per biologico. Due aziende trentine nei guai, sequestrati beni per 3 milioni di euro

La truffa, secondo le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura di Pisa, sarebbe stata fatta emettendo fatture false per 2,9 milioni di euro in modo da far risultare il prodotto biologico ed europeo quando in realtà era scadente e addizionato con sostanze chimiche 

Di G.Fin - 19 gennaio 2021 - 18:12

TRENTO. Prodotto addizionato con altre sostanze venduto come biologico ed europeo. E' un'accusa molto grave quella mossa dalla procura di Pisa a due aziende trentine impegnate nella produzione di semilavorati per i succhi di frutta. Stiamo parlando della Dolomiti Fruits e Dolomiti Fruits Service Srl che hanno visto il sequestro preventivo su disposizione della Procura di Pisa su conti correnti, beni mobili e immobili per un controvalore di 2,9 milioni di euro.

 

Le indagini sono state portate avanti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa. In sostanza, secondo quanto sarebbe risultato dalle indagini, le due aziende trentine, avrebbero emesso delle fatture in modo da far risultare il prodotto biologico ed europeo quando in realtà era di bassa qualità oltre che di origine serba e quindi extra-comunitaria.

 

L'operazione che riguarda il Trentino fa parte dell'indagine madre del giugno 2019 chiamata “Bad Juice” che, nella prima fase, aveva visto l'emissione di 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e il sequestro di sei società, beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 6.500.000 di euro.

 

In quell'occasione l’intensa attività investigativa, eseguita dagli ispettori dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, e sempre i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa, ha permesso di sgominare un sodalizio criminale dedito alla produzione illecita e alla commercializzazione di succo concentrato di mela, sofisticato con acqua e sostanze zuccherine e falsamente dichiarato biologico di origine europea.

 

Il prodotto, falso succo concentrato di mela, adulterato,  sarebbe stato ottenuto da aziende formalmente localizzate in Serbia e in Croazia, ma di fatto gestite direttamente dall’Italia da due fratelli imprenditori pisani, collocati al vertice di un’associazione a delinquere che poteva contare sulla collaborazione attiva dei propri dipendenti e altri soggetti esteri compiacenti, aderendo ciascuno ad un ruolo specifico nell’intera filiera della frode.

 

Il lavoro degli investigatori avrebbe permesso di dimostrare che i succhi di mela ottenuti in Serbia erano prodotti in modo illecito partendo da frutti non idonei all’alimentazione umana in quanto deteriorati o in avanzato stato di decomposizione, anche per l’elevata presenza di micotossine. Oltre a questo sarebbero anche stati contaminati con prodotti chimici non ammessi in agricoltura biologica come fungicidi, insetticidi ed erbicidi.

 

Nel corso dell’operazione sono state sequestrate 1.411 tonnellate di prodotto adulterato e falsamente designato "biologico" (succhi, confetture e conserve alimentari) per un valore di quasi 5 milioni di euro.

 

Le indagini sono poi andate avanti e si è arrivati ora alla seconda fase dell'operazione “Bad Juice”.  L’intensa attività investigativa svolta sempre dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa ora ha consentito di denunciare alla Procura della Repubblica di Pisa i due imprenditori trentini ( per l'art. 416 c.p., commi 1, 2 e 5 e alle fattispecie ex artt. 8 e 2 del D.Lgs. 74/2000).

 

In sostanza le due aziende erano coinvolte rispetto all’associazione a delinquere composta dagli imprenditori pisani. Sarebbero state emesse fatture false proprio per coprire il traffico di prodotto adulterato proveniente dalla Serbia e commercializzato dalle società pisane. L'obbiettivo, come già detto, era quello di venderlo come se fosse biologico e comunitario quando, invece, non lo era.

 

Assieme alle fatture false sarebbe poi stata rilevata anche una evasione d'imposta che ha portato, per la frode accertata, ad un sequestro preventivo di soldi e beni immobili per un valore di circa 2,9 milioni di euro.

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