Le Casse rurali fanno quadrato intorno a Cassa Centrale. La Federazione: "Unica regione che vede tutti gli istituti aderire in modo compatto alla stessa capogruppo"
La Cassa rurale di Trento contro l'inchiesta del settimanale l'Espresso: "Tra le più solide del Trentino e d’Italia, soci e clienti possono continuare a stare tranquilli". Buone notizie dalla Cassa rurale Lavis-Valle di Cembra, dopo due esercizi negativi, ritorna l'utile

TRENTO. Coesione e unità. Anche gli ultimi tasselli sono finiti al loro posto: la Cassa rurale Giudicarie Valsabbia e Paganella e quella di Rovereto hanno deliberato per l'adesione alla capogruppo Cassa Centrale Banca. "Il Trentino - commenta Mauro Fezzi, presidente della Federazione - è l’unica regione italiana che vede tutti gli istituti di credito aderire in modo compatto alla stessa capogruppo. Un esito che non era scontato e per questo le scelte dei Consigli di amministrazione assumono un significato importante: il movimento cooperativo di credito trentino è unito e la Federazione conferma la propria disponibilità per qualsiasi esigenza in relazione ai progetti in corso per il rafforzamento del sistema".
Un quadro che può rappresentare anche un'altra risposta concreta all'inchiesta firmata da l'Espresso in edicola domenica 23 aprile nella quale vengono evidenziate alcune criticità per il sistema creditizio trentino. "La scelta unitaria di aderire a Cassa Centrale Banca - aggiunge Fezzi - non può che velocizzare il percorso di riorganizzazione e consolidamento che sta portando avanti il movimento di credito cooperativo. Salutiamo inoltre con particolare soddisfazione la decisione della Cassa Rurale di Rovereto, che seppur nel particolare contesto in cui si è trovata a decidere, ha considerato e valutato con senso di responsabilità le ragioni dell’appartenenza ad un territorio e ad un sistema".
Reazioni che sono arrivate anche dalla Cassa rurale di Trento che ha rispedito le criticità al mittente: "Non solo l'inchiesta del settimanale l'Espresso è fuorviante e non veritiera - spiega il presidente Giorgio Fracalossi - ma anzi, la nostra realtà non è solo tra gli istituti cooperativi più solidi del Trentino, ma può vantare indici patrimoniali molto più elevati rispetto alla media delle banche italiane".
L'indice di patrimonializzazione, il principale parametro che misura la quantità e la qualità del capitale proprio, è pari al 14,77% rispetto alla media nazionale inferiore al 12%, mentre le 'sofferenze nette' (i crediti di difficile riscossione) "rappresentano - osserva - meno della metà del patrimonio, sono garantite all'85% e coperte da riserve già accantonate per il 61%: assicuriamo i valori più rigorosi del sistema bancario. Nonostante questa attenta politica di accantonamento, la Cassa rurale di Trento ha sempre chiuso i bilanci in utile, distribuendo ingenti risorse a favore della comunità: negli ultimi tre anni oltre 15,3 milioni di euro".
Ritorna a sorridere anche la Cassa rurale Lavis-Valle di Cembra che rivede l'utile dopo due esercizi chiusi con il segno negativo e si accinge ad accogliere nella propria compagine sociale i soci della Cassa rurale di Mezzocorona dal prossimo ottobre. "Il piano industriale di fusione è in costruzione - dice il presidente Ermanno Villotti - attendiamo la decisione della Banca d'Italia e poi daremo la parola ai soci per il voto finale. Siamo pronti e preparati per affrontare questa nuova sfida con i conti in ordine e un progetto territoriale tanto ampio quanto ambizioso: nascerà una Cassa solida, moderna e in grado di rispondere nella maniera migliore alle richieste di famiglie e imprese".
Questa fusione rappresenta il 70% del piano originario che prevede l'aggregazione di tutte le Casse della Rotaliana: "Abbiamo trascorso - afferma il direttore Paolo Pojer - gli ultimi diciotto mesi a migliorare i nostri conti isolando le perdite deteriorate per restituire ai soci una Cassa rurale fedele al proprio ruolo e ancora più solida".
I numeri confermano la crescita: la crescita complessiva si attesta intorno ai 740 milioni di euro, con la diretta in flessione a 574 milioni di euro (-5%), ma l'indiretta in crescita a +10% pari a 166 milioni di euro. "Abbiamo interrotto - spiega il direttore - il calo degli impieghi, che sono rimasti stabili intorno ai 500 milioni di euro, spostando l'asticella verso le famiglie, che ora rappresentano il 43,4% dei prestiti, rispetto alle imprese (la media delle Casse rurali trentine è del 37,9% degli impieghi alle famiglie)".
Il patrimonio è di circa 70 milioni di euro, mentre l'indice di solidità raggiunge il 15,56% contro il 12,14% di appena un anno e mezzo fa. Il rapporto tra i crediti deteriorati lordi e gli impieghi lordi è del 20,46%, inferiore alla media provinciale del 21,31%, mentre il livello di copertura media è del 42% con l'80% dei crediti garantiti da ipoteca. L'ammontare del credito deteriorato è di 110 milioni contro i 150 di diciotto mesi fa e le commissioni nette sono cresciute di 200 milioni. "Abbiamo ridotto - conclude Pojer - l'impatto del settore immobiliare, passato dal 46% al 36,4%, privilegiando i crediti verso famiglie, piccoli artigiani e agricoltura. Sono calati anche i costi del personale, passando da 7,7 milioni a 6,5. Se l'anno scorso abbiamo affermato di essere a metà del guado, oggi possiamo dire di aver raggiunto la riva".












