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Le insegnanti escluse dalle graduatorie: "Da Rossi una cattiveria gratuita"

Precarie, con una laurea in tasca e un figlio in braccio. La realtà delle maestre che rischiano di essere escluse dalle graduatorie

Di Donatello Baldo - 01 settembre 2016 - 01:04

TRENTO. Affollano la sala Rosa della Regione, partecipano all'ennesima assemblea sindacale. Hanno vinto il ricorso al Consiglio di stato ma la loro battaglia non è finita: diffidano il governatore Rossi e sono pronte a tutto pur di accedere alle graduatorie. Le insegnanti "discriminate" perché non sono laureate in scienze della formazione hanno paura di rimanere "precarie a vita, magari a 50 km da casa”. “A volte dobbiamo percorrere anche più di 50 km, e spesso solo per qualche mese e massimo per un anno. Non ti compri sicuramente la casa se non sai quale sarà il tuo destino. Se resterai a Trento, a Rovereto o in una valle del Trentino”.

 

Marta è precaria da 10 anni: “Ma per noi gli scatti di anzianità non sono previsti”. Ormai è già settembre, tra pochi giorni inizierà la scuola “e io non so nulla”. “Non so dove andrò a insegnare – racconta - non so in che classe di età, non so nemmeno per quale materia. Matematica? Italiano? Staremo a vedere”. Marco è accanto a lei, si inserisce nella conversazione per portare uno sguardo diverso: “La precarietà fa male anche ai bambini, la continuità didattica è importante. Per loro è devastante tornare in classe dopo le vacanze e non trovare l'insegnante con il quale hanno condiviso l'anno scolastico precedente”.

 

Un'altra insegnante è precaria dal 1990. “Vivere nell'insicurezza continua, questa è il dramma della precarietà. Io ho 46 anni e sono laureata in filosofia. Ma questo non vale nulla”. E di laureati, tra gli insegnanti che chiedono alla Pat di essere inseriti nelle graduatorie ce ne sono tanti, quasi tutti. Alcuni in sociologia, in psicologia, altri in scienze dei beni culturali, altri ancora addirittura in matematica. “Ma queste lauree valgono solo 3 punti – spiegano gli insegnanti – mentre la laurea in scienze della formazione ne vale 72”. Insomma, non sono dei semplici diplomati dell'Istituto magistrale gli insegnanti che fino alla sentenza del Consiglio di stato risultavano esclusi.

 

Per Silvia e Chiara “la precarietà è ansia. Ansia da messaggino: aspettiamo il trillo del telefono, del messaggio che ci chiede la disponibilità”. Perché è con un messaggio che l'insegnante viene contattato, una procedura complicatissima che ci spiega Giulia: “L'istituto comprensivo manda un sms sul telefono con scritto il luogo e la durata della supplenza. Se non accetti sei eliminato dalla graduatoria interna, quindi accetti per forza. Ma quel messaggio – precisa Giulia – non arriva soltanto all'insegnante scelto per ricoprire quell'incarico: viene mandato a trenta, quaranta, sessanta docenti, e tu non sai se effettivamente avrai quel posto nel momento che scrivi 'Accetto'”.

 

“Il lavoratore è escluso di fatto dalla contrattazione che sarebbe un suo diritto”, sottolinea un'altra insegnante. “Una volta ho risposto affermativamente a due sms in un giorno. Alle nove, il giorno dopo, avevo diritto al posto in due diversi istituti. Io avrei voluto scegliere quello che mi garantiva più ore, ma mi ha vinta – dice proprio così – la scuola che mi ha cliccata per prima, con meno ore a settimana”. Ecco come funziona la chiamata a messaggino: “Che nemmeno posso scegliere la soluzione a me più conveniente”.

 

C'è un'altra maestra, è mamma di due figli, è precaria da 13 anni, e di anni ne ha 36. “Siamo quasi tutte sposate da poco e con figli. Devo dire che Ugo Rossi ci ha fatto una cattiveria gratuita – afferma – ha messo in croce 200 persone in un momento delicato della loro vita. Ha favorito ragazze appena uscite dall'università senza che si siano fatte la gavetta come invece abbiamo fatto tutte noi. Come noi che abbiamo iniziato con piccole supplenze, che all'inizio sono sostenibili, ma che dopo tanti anni di lavoro nella scuola si trasformano in un'ingiustizia”.

 

Ha la figlia di pochi mesi in braccio e aggiunge: “Dopo 13 anni, se diventassi di ruolo sarei felice, soltanto felice. Potrei andare in banca e accendere un mutuo. Potrei pensare al mio futuro. Al nostro di futuro", dice carezzando la testa della piccola. "Avrei diritto alla maternità facoltativa, ma senza punteggio e senza stipendio estivo. Mi conviene accettare il lavoro che mi viene proposto e al messaggio rispondere 'Accetto'. Ma così sono precaria non solo come insegnante ma anche come mamma”.

 

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