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Pier Carlo Padoan "Sul piano economico Trento e Bolzano sono delle best practice". Sui flussi migratori "l'Europa è in ritardo"

Il ministro ospite del Festival dell'Economia. Per Padoan i fenomeni Trump e Brexit sono  “Un’occasione  per rilanciare una visione comune europea e per tagliare fuori le tentazioni di protezionismo". Serve invece maggiore coraggio da parte dell'Europa per affrontare le nuove sfide. Il rischio è una totale perdita di identità.

Di gf - 03 giugno 2017 - 19:43

TRENTO. L'Autonomia non rischia alcun prelievo speciale. “Non ci sono criticità a differenza di altre zone, purtroppo, del Mezzogiorno”. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, ospite oggi del Festival dell'Economia, intervistato da Alberto Faustini, direttore del Trentino e dalla giornalista Valentina Romei del Financial Times, ha voluto rassicurare con queste parole il presidente Ugo Rossi.

Il ministro è stato protagonista del confronto “L'Italia, l'Europa e il nazionalismo” nel quale ha tracciato un quadro a 360 gradi sull’attuale momento della politica italiana ed internazionale parlando anche della manovra economica correttiva che il Governo si appresta a varare.

 

“Io non attento al portafoglio di nessuno – ha chiarito Padoan – e nel caso della provincia di Trento ma anche di Bolzano non ci sono criticità. Sicuramente se confrontiamo quello che sta avvenendo sulla finanza locale e sulle risorse, in questi due territori ci troviamo davanti a delle best practice. Ci sono altri casi per i quali non potrei dire la stessa cosa”.


Parlando della situazione italiana, il ministro Padoan ha affermato che la situazione porterà risultati migliori di quelli attesi. “Stiamo andando nella direzione giusta, a velocità un po’ superiore a quella attesa, ma ancora certo non soddisfacente, ma sono sicuro che la crescita sarà migliore delle previsioni perché incomincerà ad agire l’impatto delle misure strutturali che sono state adottate negli ultimi tre anni”. Una crescita, ha precisato, che deve essere “inclusiva”, ovvero in grado di incidere sugli impatti distributivi delle misure e pensare anche a chi ne resta escluso, altrimenti l’aumento delle disuguaglianze inciderà sulla crescita dei redditi.

 

Un “cambio di direzione” deve invece avvenire per quanto riguarda l'Europa. Padoan ha evidenziato come il nodo politico sia quello di avere sufficiente fiducia reciproca e condivisione del rischio. Perché i rischi non possono che essere collettivi. "Se si continua in questa direzione c'è poca speranza. L'Europa - ha aggiunto - deve servire a rendere il processo d'integrazione più facile, non a essere tutti uguali. Ogni Paese deve sfruttare le proprie specificità culturali. Per la crescita serve un'economia integrata in Europa, apertura al sistema globale e innovazione tecnologica. La voce dell’Italia in Europa è forte se è forte la capacità dell’Italia di rispettare gli impegni".

 

Non sono mancati i temi internazionali, da Trump alla Brexit. “Un’occasione - secondo Padoan - per rilanciare una visione comune europea e per tagliare fuori le tentazioni di protezionismo. Il protezionismo è sbagliato come atteggiamento e controproducente come risultato. Quello che preoccupa, dell’amministrazione Trump, è l’unilateralismo delle decisioni”. Il rischio dell'Europa oggi è quello di perdere la propria identità nel caso non riesce ad affrontare la sfida dei flussi migratori. “L'Europa è in grande ritardo – ha affermato Padoan - e il problema è globale, ma fino adesso è stato gestito in termini emergenziali”.

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