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| 16 mar 2017 | 11:00

Spenti i macchinari e abbassata la serranda alla Borgolon. Uil: "Proposte irricevibili da parte di Aquafil"

Martedì 14 marzo Aquafil ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 42 dipendenti. Marialuisa Mauceri: "Ipotesi di contratto nazionale di settore prevede delle politiche importanti per quelle aziende che ritornano a investire in Italia. Invece la società del presidente di Confindustria Trento procede in senso opposto e delocalizza in Slovenia"

NOVARA. E' muro contro muro fra i lavoratori della Borgolon e il gruppo Aquafil. Il caso della chiusura dello stabilimento piemontese si muove velocemente, neppure il tempo delle avvisaglie che l'azienda martedì 14 ha abbassato le serrande, spento i macchinari e avviato ufficialmente l'apertura della procedura di licenziamento collettivo dei 42 dipendenti attualmente occupati in provincia di Novara.

 

"Un comportamento antisindacale - commenta Marialuisa Mauceri della Uiltec Uil di Novara - ma non solo: non si può giocare con il destino di 42 famiglie. Un atteggiamento grave e tutto questo proprio quando l'ipotesi di contratto nazionale di settore prevede delle politiche importanti per quelle aziende che ritornano a investire in Italia. Invece la società del presidente di Confindustria Trento procede in senso opposto e delocalizza in Slovenia".

 

La sede di Borgolon, in capo dal 2007 al gruppo Aquafil, è già stata ridimensionata nel 2013, quando il reparto del testurizzo è stato chiuso, provocando una prima perdita del 50% dei posti di lavoro. Ora alla base della serrata ci sono i costi dell'energia elettrica e il fatto che questo stabilimento è ritenuto ormai troppo piccolo per fronteggiare la competizione dei concorrenti stranieri.

 

Aquafil avrebbe proposto a circa 27 dei 42 lavoratori attualmente occupati di spostarsi tra Arco (cinque unità) e Comano (sette persone): "Queste proposte - dice la sindacalista - sono irricevibili. Non siamo negli Stati Uniti, le famiglie non possono dividersi dall'oggi al domani oppure spostarsi a oltre 300 chilometri di distanza. Questa soluzione non risolve inoltre il problema occupazionale in quanto il coniuge dovrebbe lasciare il proprio posto di lavoro per andare in Trentino e quindi la coperta è corta".

 

Altri dodici lavoratori dovrebbero trovare collocazione presso un'altra azienda che dovrebbe subentrare nel sito e portare avanti un ramo produttivo della Borgolon: "All'orizzonte - prosegue - non vediamo però nessuna azienda pronta a rilevare l'attività, quindi anche i tempi sulla ricollocazione di queste posizioni sono molto incerti. Un altro problema è che l'azienda non mette i lavoratori in esubero nelle stesse condizioni di poter scegliere perché la decisione e il nominativo di chi assumere sono calati dall'alto".

 

I sindacati stanno allertando tutte le istituzioni, compresa la prefettura: "Chiediamo una marcia indietro. Le politiche attive e gli ammortizzatori sociali si sono ridotti - conclude Mauceri - e non riescono a far fronte a questa grave situazione, senza dimenticare che gli incentivi all'esodo proposti da Aquafil sono ridicoli e non possono essere presi in considerazione". 

 

 

 

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