Caso Ricicla, Cgil e Nidil: “Ci sono addetti di serie A e serie B, solo ai primi vengono riconosciuti diritti e tutele adeguate”
Dopo essere finiti sulla copertina dell'Espresso continua la polemica in Trentino sulla situazione dei lavoratori di Ricicla Trentino 2, l'azienda di Lavis che si occupa di riciclare rifiuti. Il segretario generale della Cgil del Trentino Andrea Grosselli e la segretaria Nidil Giulia Indorato hanno detto oggi la loro

TRENTO. “I lavoratori e le lavoratrici devono essere tutti uguali, invece il mondo del lavoro divide troppo frequentemente tra addetti di serie A e addetti di serie B: solo ai primi vengono riconosciuti maggiori diritti e tutele adeguate, per gli altri anche le tutele e i diritti sono di serie B”. Così il Segretario generale della Cigl del Trentino Andrea Grosselli e la segretaria Nidil Giulia Indorato sul caso che ha visto protagonisti negli ultimi giorni i lavoratori di Ricicla Trentino 2, l'azienda di Lavis che si occupa del riciclo di rifiuti, che da tempo lamentano condizioni di lavoro pesantissime e di precariato, tanto che in più occasioni sono stati organizzati veri e propri scioperi.
Dopo che l'Espresso ha raccontato la loro storia, finita sulla copertina della rivista (Qui Articolo), sono stati diversi gli interventi in Trentino a partire da quello del sindaco del capoluogo Franco Ianeselli (che ha paragonato la Provincia di Trento all'Alabama), a quello della capogruppo del Partito Democratico in Consiglio provinciale Sara Ferrari (che ha parlato di “incivile sfruttamento”). Oggi, 29 giugno, anche Grosselli e Indorato hanno voluto dire la loro sulla questione: “Inaccettabile qualsiasi forma di discriminazione sul lavoro”.
“I lavori e le lavoratrici devono essere tutti uguali. Invece il mondo del lavoro divide troppo frequentemente tra addetti di serie A e addetti di serie B – dicono i due segretari – solo ai primi vengono riconosciuti maggiori diritti e tutele adeguate, per gli altri invece anche le tutele e i diritti sono di serie B. Quanto denunciato dai lavoratori di Gi Group e raccontato dall’Espresso sconcerta, ma non è un caso isolato. Perché tanti tasselli dell’attuale legislazione del lavoro in Italia hanno ridotto o annullato la tutela di tutti quei lavoratori e lavoratrici più fragili, come le donne, i giovani, gli stranieri i disoccupati anziani. Figure che il mercato del lavoro relega ad una condizione di marginalità e per i quali le opportunità di occupazione sono molte volte precariato, instabilità, diritti non riconosciuti”.
Tutto questo accade a Lavis, dicono Grosselli e Indorato, ma: “Succede con i lavoratori e le lavoratrici precarie, con gli interinali, gli addetti all'ultimo miglio della logistica, con tutti coloro che lavorano negli appalti anche pubblici, come accaduto con le gare di alcune pubbliche amministrazioni locali. Questo chiaramente non è sufficiente per volgersi dall'altra parte, ma richiede un impegno responsabile da parte di tutti. Anche di chi ha il compito di tutelare i lavoratori, come il sindacato”.
Per questa ragione, concludono i due: “Ormai da tempo siamo impegnati a denunciare queste forme di discriminazione e siamo impegnati in una battaglia per migliorare il diritto del lavoro del nostro Paese e riformare i contratti anche con strumenti di secondo livello”. Sul caso specifico poi, sulla vicenda che ha visto coinvolti i lavoratori di Ricicla, i due segretari assicurano: “Verificheremo che contratti e accordi siano applicati in modo normativamente corretto e useremo con tutti gli strumenti a nostra disposizione contro qualsiasi forma di discriminazione su assunzioni e stabilizzazioni”.











