I lavoratori sfruttati di Ricicla sulla copertina de “L’Espresso”, Ianeselli: “Il Trentino come l’Alabama”
Il sindaco Iaeneselli e la consigliera Dem Ferrari hanno espresso solidarietà per i lavoratori di Ricicla: “Incivile sfruttamento”. L’Usb proclama un nuovo sciopero: “Chiediamo la stabilizzazione e l’immediata riassunzione dei lavoratori esclusi senza motivo”

TRENTO. “Gli sfruttati del Green” così titola l’Espresso sul caso tutto Trentino che coinvolge i lavoratori di Ricicla Trentino 2, l’azienda che a Lavis si occupa di riciclare i rifiuti dei trentini. Da tempo i lavoratori lamentano condizioni di lavoro pesantissime e di precariato, tanto che in più occasioni sono stati organizzati veri e propri scioperi, a maggio per esempio era stato chiesto il reintegro di un operatore che sarebbe stato licenziato senza motivo.
Il Trentino come Alabama, scrive in un post il sindaco di Trento Franco Ianeselli, evocando uno degli Stati segregazionisti degli Usa. “Li avevamo incontrati qualche giorno fa – spiega – con i loro racconti di precarietà, contratti mensili prorogati per anni, ferie discrezionali, presidi di sicurezza scarsi, condizioni di lavoro pesantissime. E ora questa brutta storia di un Trentino che non vediamo e non vogliamo vedere rimbalza dalla prima pagina della stampa nazionale un’immagine della nostra terra di cui essere tutt'altro che fieri. Che tutto venga fatto in modo legale, sfruttando le pieghe di leggi mal scritte, toglie ben poco alla gravità di una situazione che va sanata al più presto”.
Eppure viene da chiedersi perché i lavoratori interinali della Ricicla Trentino ricevano questo trattamento. Domande che si è posto anche il sindaco: “Perché questi lavoratori non hanno contratti stabili, ferie e tutele, come i loro colleghi che svolgono più o meno le stesse mansioni, ma hanno la pelle un po’ più chiara? Che valore può avere la nostra raccolta differenziata da record, che senso ha il nostro Trentino green, se dietro la facciata dell'ecologia si calpesta la dignità dei lavoratori? Se ce lo chiediamo – prosegue – non è per denigrare il Trentino. Non abbiamo mai sminuito i nostri primati positivi. Non possiamo però tacere né rassegnarci alle ombre della nostra provincia”.
Di “incivile sfruttamento” parla Sara Ferrari, consigliera del Partito Democratico, che ha depositato un’interrogazione con la quale chiede all’assessore competente se sia al corrente della terribile situazione; se abbia mai promosso delle verifiche o se, alla luce di quanto emerso sulla stampa, intenda ora farlo attraverso l’ispettorato del lavoro e l’Uopsal.
Questa interrogazione segue a distanza di soli due mesi quella incentrata sulla condizione lavorativa di sfruttamento dei drivers presso la ditta INbox terzista per Amazon. Al momento il Presidente Fugatti ha risposto nel merito che le verifiche ispettive sono in corso. “Ci auguriamo che con celerità si possano chiarire entrambe le situazioni attraverso indagini ispettive nelle sedi delle due ditte”, conclude Ferrari.
Nel frattempo il sindacato dell’Usb ha annunciato per il prossimo 21 luglio un nuovo sciopero. Per l’occasione i lavoratori assieme al sindacato saranno in presidio sotto l’assessorato al Lavoro per chiedere che anche la Provincia,” che sino ad ora è rimasta impassibile davanti alla situazione di questi lavoratori”, si mobiliti per dare finalmente dignità a questi lavoratori.
“La posizione tenuta sino ad oggi dalla Provincia – commenta il sindacato – rende questi lavoratori non solo precari per Ricicla, ma anche invisibili per la Provincia, la quale a nostro avviso non può far finta che nulla stia accadendo in particolare in un’azienda che effettua un servizio pubblico per tutta la collettività e che sfrutta questi lavoratori senza dar loro una stabilità lavorativa ed economica che dovrebbe essere la base, essendo questi, principi sanciti anche dalla costituzione”.
L’iniziativa, come le precedenti, è proclamata per rivendicare la stabilizzazione di tutti i lavoratori oggi assunti per tramite dell’agenzia di somministrazione e chiedere l’immediata riassunzione dei lavoratori “esclusi dal ciclo produttivo senza una reale esigenza”.














