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Corrieri Amazon, la denuncia: ''Siamo un pericolo per pedoni e automobilisti. Costretti anche a pagarci le multe''. Scioccati i consiglieri provinciali: ''Inaccettabile''

Accompagnati da Fulvio Flammini del sindacato Sbm, i giovani driver – avanguardia di un'ottantina di autisti - hanno tratteggiato ai consiglieri provinciali le loro condizioni operative e sindacali, delineando una situazione allarmante da come è stata descritta, intollerabile se confermata poi in sede di approfondimento e indagine

Pubblicato il - 21 aprile 2021 - 13:23

TRENTO. Sara Ferrari si è detta ''scioccata'', Lucia Coppola ha espresso ''grande tristezza e dolore'', Filippo Degasperi ha chiesto scusa ''perché il Trentino consente situazioni come quella descritta''. Sono queste alcune delle reazioni che hanno avuto i consiglieri provinciali che hanno partecipato ieri a un incontro con i lavoratori legati al colosso Amazon e ad altre multinazionali che si occupano del trasporto pacchi a domicilio. Reazioni che sono frutto della relazione che è stata fatta dai lavoratori: un drappello di dipendenti di Inbox srl, ditta con sede legale a Vicenza e base operativa anche a Spini di Gardolo.

 

E' emerso che il colosso dell’e-commerce si affida a organizzazioni esterne per la distribuzione in tempo record dei prodotti e per il Trentino operano a nord del capoluogo l’azienda veneta e una seconda ditta con sede legale a San Giuseppe Vesuviano (Napoli). Accompagnati da Fulvio Flammini del sindacato Sbm, i giovani driver – avanguardia di una ottantina di autisti - hanno tratteggiato le loro condizioni operative e sindacali, delineando una situazione allarmante da come è stata descritta, intollerabile se confermata poi in sede di approfondimento e indagine.

 

Gli ospiti hanno parlato dei ritmi di consegna, del controllo tramite gps degli spostamenti, della turnistica di lavoro, dell’efficienza dei furgoni utilizzati, della sorveglianza sanitaria, dello stress fisico e psichico, delle modalità di applicazione delle sanzioni disciplinari. Un quadro che – è stato detto – sembra riportare a epoche antecedenti lo Statuto dei lavoratori del 1970. Per Paolo Zanella di Futura saremmo di fronte a un apparente degrado che se confermato trasformerebbe una questione giuslavoristica in caso attinente più in generale ai diritti umani.

 

Vanessa Masè, de La Civica, ha chiesto una serie di importanti ragguagli che hanno dettagliato la situazione, mentre Mara Dalzocchio della Lega Salvini ha osservato che le multinazionali, in generale, tendono a far scontare ai lavoratori i loro enormi margini di guadagno. E ha fatto presente che trattandosi di azienda privata, è l’Ispettorato del lavoro che deve fare i controlli sul caso rappresentato.

 

Il presidente Walter Kaswalder, che ha reso possibile e coordinato l’incontro, si è preso il tempo per le necessarie verifiche di quanto riferito da Flammini e lavoratori, cui seguirà la segnalazione al governo provinciale. All’incontro erano presenti anche i consiglieri Claudio Cia (Fratelli d’Italia) e Paola Demagri (Patt) oltre, come detto, Sara Ferrari, che s’è detta “scioccata” dalla descrizione e ha chiesto di verificare se Inbox abbia ricevuto contributi dalla Provincia Autonoma. Filippo Degasperi (Onda Civica Trentino) ha ringraziato i presenti per il coraggio della segnalazione e ha chiesto scusa “perché il Trentino consente situazioni come quella descritta”, auspicando peraltro doverosi controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro. Alex Marini dei 5 Stelle ha espresso solidarietà e chiesto una formale audizione dei lavoratori in Commissione legislativa, oltre che un’attivazione degli organi competenti in Provincia.

 

''Questi lavoratori denunciano di essere costretti a guidare mezzi in pessimo stato di manutenzione - spiega Coppola in un'interrogazione che ha depositato in Aula per perorare la causa di queste persone - con gomme lisce, specchietti rotti, ma nello stesso tempo di essere obbligati a firmare documenti ove è dichiarato che i mezzi sono in perfetta condizione. Ciò perché questa è una precisa condizione posta da Amazon. Effettuano centinaia di consegne al giorno, sempre controllati tramite un telefono, con pause pranzo saltate, ore di lavoro non calcolate, giornate di riposo annullate. Tutto ciò sulla base di un algoritmo che detta i tempi. Costretti a sostenere a proprie spese le multe dovute a parcheggi impropri ma necessari per poter consegnare celermente e anche alla velocità sostenuta sulla strada, necessaria per mantenere i ritmi di consegna. Gli stessi lavoratori - prosegue Coppola - ammettono di essere pericolosi per i pedoni e gli automobilisti. Mi sono vergognata che in Provincia di Trento dei lavoratori siano costretti a operare in simili condizioni. Una vessazione inaccettabile. Ieri all'incontro non erano presenti purtroppo né l’assessore Spinelli né altri componenti della Giunta provinciale. E ciò è inaccettabile''.

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