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Cgil, Cisl e Uil: ''La Pat ancora ferma agli annunci e ai ringraziamenti ma non si dà corso nemmeno agli impegni già presi''

I sindacati chiedono un confronto per pianificare il prossimo futuro e attuare gli impegni già presi. Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi: "Immobilismo puro"

Pubblicato il - 22 aprile 2021 - 21:42

TRENTO. "Il governo nazionale ha dato mandato all’Aran per il rinnovo dei contratti pubblici (il primo incontro si terrà il prossimo 29 aprile) mentre in Provincia di Trento siamo ancora fermi agli annunci e ai ringraziamenti". Così Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl). "Non ci sarebbero infatti risorse 'disponibili' per i dipendenti pubblici trentini, come affermato dal presidente Fugatti in una lettera dello scorso 14 aprile. Insisteremo nei prossimi giorni su questo tema affinché cambi idea".

 

I sindacati chiedono un confronto per pianificare il prossimo futuro. "In questo quadro deve essere inserita la partita, se possibile ancora più grave, che coinvolge il personale delle Apsp per il quale non si dà corso neppure agli impegni assunti con il Ccpl 2016/2018 per la valorizzazione dell’impegno e della maggiore flessibilità richiesta ai dipendenti delle Case di riposo, a partire dagli operatori socio-sanitari e degli infermieri. Un tema peraltro oggetto di una dettagliata relazione del Dipartimento personale della Pat, sollecitata in consiglio provinciale con la risoluzione 18/2020, la quale ha evidenziato le differenze giuridiche e retributive che penalizzano ad oggi le figure professionali dell’Operatore socio sanitario e infermiere delle Apsp rispetto ai colleghi della Sanità indicando il dettaglio delle risorse necessarie per l’armonizzazione economica tra i due settori".

 

Accordi che sono già stati presi, ma che non vengono attuati. "C'è uno studio determinato da una risoluzione votata all’unanimità dai consiglieri provinciali che non può e non deve rimanere lettera morta e che conferma la fondatezza della norma contrattuale sottoscritta dal sindacato confederale: occorrono dunque 3 milioni di euro per dare seguito a quegli impegni e dare valore all’impegno di questi lavoratori in termini di flessibilità, molteplicità delle attività a ciclo continuo, conciliazione dell’assistenza agli utenti con la necessaria formazione e aggiornamento professionale, per non parlare dell’impatto della pandemia che ha travolto questi servizi e implementato i carichi di lavoro oltre che le sofferenze degli utenti".

 

"A oggi anche su questo fronte c’è il nulla, immobilismo puro. Una vergogna senza fine", aggiungono Diaspro, Pallanch e Tomasi. "Serve un cambio di passo prima di tutto culturale per un approccio che valorizzi competenze e capitale umano in presenza di funzioni di un così alto contenuto solidaristico e sociale, ma se neppure l’evidenza dei fatti determina scelte conseguenti da parte di questa giunta siamo davvero al paradosso".

 

Altro nodo fondamentale è il fabbisogno di personale. "Sono necessarie adeguate assunzioni e stabilizzazioni del personale a tempo determinato che rischia di essere beffato dopo aver dato il proprio contributo fondamentale nella pandemia. Alla luce di tutti queste gravi inadempienze il sindacato confederale formalizzerà l’ennesima richiesta alla Giunta provinciale per l’immediato stanziamento di queste risorse nelle imminenti manovre di bilancio, avviando contestualmente opportune iniziative nei posti di lavoro", concludono Diaspro, Pallanch e Tomasi.

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