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Coronavirus, Cna contro l'obbligo di tampone per entrare e uscire da Merano. "Per la città è il colpo di grazia"

Le imprese di Merano non nascondono la rabbia verso la nuova ordinanza dell'Alto Adige con cui si impone l'obbligo di presentare un tampone negativo per entrare e uscire a e da Merano. Il Cna: "E' il colpo di grazia". E la Uil scuola chiede l'esenzione per gli insegnanti

Di Davide Leveghi - 18 febbraio 2021 - 13:38

MERANO. “Con le ultime restrizioni per l'emergenza epidemiologica, Merano e il circondario sono in ginocchio”. Comincia così la nota del Cna-Shv del Burgraviato. Il territorio che fa capo alla Città sul Passirio si prepara alle nuove severe misure introdotte dall'ultima ordinanza del presidente Arno Kompatscher e firmata nella serata di mercoledì 17 febbraio.

 

A Merano, come nei Comuni di San Pancrazio in Val d'Ultimo, Moso in Passiria e Rifiano, da giovedì 18 febbraio parrucchieri e saloni di bellezza dovranno chiudere, così come i cantieri. Solamente le attività essenziali potranno mantenere aperto e le scuole, che in tutto l'Alto Adige dovranno rimanere chiuse fino alla fine del mese, in questi territori non potranno riaprire alla presenza fino al 7 marzo.

 

La norma più dura – e di conseguenza più contestata – riguarda l'obbligo di essere in possesso di un test antigenico o pcr negativo per entrare o uscire dai territori comunali in questione. Tale misura sarà valida a partire da lunedì 22 febbraio, con la possibilità di attraversare i territori senza necessità di tampone ma l'obbligo, per entrare e uscire, di muoversi in virtù di motivazioni di salute, lavoro e necessità.

 

“Mi faccio carico dell'esasperazione dei nostri associati delle varie categorie – spiega il portavoce della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa del Burgraviato Paolo Ferrazin – perché l'ordinanza è arrivata tardi, dopo le ore 19 del 17 febbraio, ed ha efficacia dalla mezzanotte, appena 5 ore dopo la pubblicazione. Per molte attività non è stato possibile organizzarsi. Chiediamo garanzia che non vengano emanate sanzioni almeno in questo fine settimana”.

 

Diversi sono i dubbi riguardanti l'applicazione dell'ordinanza. “Il testo parla di chiusura delle attività produttive industriali e commerciali – continua Ferrazin – e chi è artigianato può stare aperto? Un'azienda produttiva deve rimanere chiusa o può operare per consegnare i lavori a clienti, enti o aziende del resto dell'Alto Adige o di fuori provincia, che sono aperti? Chi si farà carico delle penali per i ritardi di 2 o 3 settimane nella consegna di lavori a clienti che hanno sede in zone gialle o arancioni o comunque aperte?”.

 

E ancora. “Come devono comportarsi gli autotrasportatori e i corrieri che arrivano da altre zone dell'Alto Adige o da fuori provincia, i quali devono consegnare o ritirare merce a Merano? Devono sottoporsi a un tampone ogni 3 giorni o si può ipotizzare, almeno per chi trasporta merce da fuori provincia che non può essere spedita con corriere ordinario, l'operazione di carico e scarico con l'utilizzo di mascherina Ffp2 senza soste per pause o per pranzo? Ci sono certezze sui ristori per attività chiuse che, a livello nazionale, sarebbero aperte pur se in zona rossa?”. E infine: “Perché l'obbligo di eseguire il test è generalizzato e non esenta chi ha già contratto la malattia e adesso è negativo con opportuna certificazione o chi ha fatto il vaccino?”.

 

A preoccupare Cna è quindi la tenuta economica e sociale della città e del territorio circostante. “Il turismo è fermo da quasi un anno, tranne una breve ma insufficiente pausa estiva e senza alcuna certezza per il futuro. Il commercio registra ricavi ridotti, le attività produttive sono aperte a singhiozzo, i disoccupati sono in forte aumento, le banche parlano già di debiti da restituire da marzo. Questo il lockdown rigidissimo sembra il colpo di grazia per la seconda città dell'Alto Adige e per il suo comprensorio. Senza una strategia di rilancio, che affianchi quella di contenimento del virus, l'economia rischia di morire a prescindere dai contagi reali”.

 

Sul divieto di entrare o uscire dal e nel Comune di Merano, è intervenuta anche la Uil Scuola. Se infatti il rientro dalle vacanze di Carnevale, già prolungate nella scorsa ordinanza sulla “variante inglese”, è stato posticipato all'1 marzo, nel centro del Burgraviato tutte le scuole di ordine e grado torneranno alla modalità della didattica a distanza. Solo per i bambini che frequentano i servizi per la prima infanzia, le scuole dell'infanzia e le primarie, i cui genitori o tutori operino nell'ambito dei servizi essenziali, verrà istituito un servizio di base.

 

Ma a vedersi la vita complicata dalla misura in questione sono soprattutto quegli insegnati che vivono nel territorio comunale di Merano ma lavorano fuori. Per questi la Uil chiede l'esenzione dal tampone. “Dover presentare la negatività certificata almeno 72 ore prima per entrare o uscire diventa un problema organizzativo insormontabile per molti docenti – spiega il segretario regionale di Uil Scuola Marco Pugliese – non si può costringerli ad un tampone ogni 3 giorni senza soluzione di continuità. Da una parte abbiamo l'amministrazione che ci considera un servizio di emergenza, dall'altra la stessa amministrazione non ci riconosce questa specificità quando si tratta di muoversi per garantire lo stesso servizio. Evidente come ci sia una certa distonia”.

 

“Ci sono molti docenti che sono pendolari dalla città in riva al Passirio a Bolzano e viceversa. Non solo è sufficiente che un insegnante debba muoversi da Merano a Laces per avere dei problemi – conclude – rischiamo di bloccarli in una spirale normativa con ricadute sulle famiglie”.

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