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Coronavirus, Corrarati: "Senza ristori rischiamo un collasso economico e sociale. Quasi 20mila imprese altoatesine in difficoltà"

Continua a precipitare la situazione in Alto Adige: il Governo non ha approvato il bilancio provinciale a causa di mancata copertura finanziaria. A rischio quindi i ristori provinciali tanto attesi dalle aziende, chiuse nonostante le indicazioni date da Roma ne permetterebbero l'apertura 

Di M.Sartori - 24 febbraio 2021 - 12:35

BOLZANO. Noi alziamo la mano e diamo l’allarme”, dichiara Claudio Corrarati, presidente del Cna-Shv di Bolzano (Unione Provinciale degli Artigiani e delle Piccole Imprese). “Le preoccupazioni che si stanno accumulando sulle spalle delle imprese locali sono diventate troppe e chiediamo chiarezza da parte della Provincia”.

 

In Alto-Adige infatti la situazione di molte aziende rischia di diventare critica. Il Governo nella giornata di ieri, lunedì 22 febbraio, ha deciso di impugnare la Legge di stabilità e la Legge di bilancio 2021 della Provincia di Bolzano, rifiutandosi di approvare il bilancio provinciale a causa della mancata copertura finanziaria.

 

“Questa decisione rischia di rallentare l’annunciata manovra di 500 milioni di euro per erogare ristori e sostegni al reddito provinciali alle aziende, ai lavoratori e alle famiglie – continua Corrarati -. Se gli aiuti non arrivassero la situazione di migliaia di aziende altoatesine diventerebbe critica. Non solo molti non possono lavorare, ma il 30 marzo scadranno le moratorie sui mutui e i prestiti e chi non avrà la liquidità per coprirli rischierà il fallimento”.

 

Che il bilancio 2021 fosse problematico – commenta il presidente della Cna-Shv – lo sapevamo dall’autunno dello scorso anno, tanto più che da almeno tre anni, al tavolo delle parti sociali, evidenziamo la rigidità dei bilanci provinciali annuali bloccati per quasi l’80% da spese correnti, con impossibilità di stanziare adeguate risorse agli investimenti o, come accaduto nel 2020 e sta accadendo quest’anno, di reperire nel bilancio risorse per situazioni d’emergenza. Adesso la preoccupazione è duplice. Da un lato vediamo che tutti gli investimenti sono stati spostati sul Recovery Plan, sul quale, però, non c’è stata alcun confronto tra Provincia e parti sociali e comunque l’iter nazionale ed europeo segue tempi abbastanza lunghi. Dall’altro, temiamo che i più volte annunciati ristori provinciali non abbiano effettiva copertura finanziaria. Senza aiuti provinciali, lo ribadiamo, molte aziende saranno costrette a gettare la spugna perché sono state chiuse con ordinanza provinciale mentre per le valutazioni del Governo e del Ministero della Salute dovevano rimanere aperte e da Roma non ricevono ristori”.

 

L’Alto Adige infatti vive in queste settimane secondo le regole di una regolamentazione epidemiologica da zona rossa (tutta la provincia) o ultra rossa (Merano, Lana, Val Passiria), ma per il ministero della Salute risulta in zona arancione. Questo ha ovviamente causato la chiusura di molte imprese altoatesine, che altrimenti sarebbero potute rimanere attive.

 

“A novembre i 720 parrucchieri altoatesini vennero chiusi nonostante la zona rossa nazionale non lo prevedesse e non hanno ricevuto alcun ristoro. Nel periodo natalizio, analoga sorte è toccata ai 320 centri estetici, anch’essi sprovvisti di ristori. Adesso rischiano di rimanere senza ristori nazionali quasi 8 mila aziende del commercio, altre 8 mila tra bar e ristoranti e un migliaio di attività produttive, anche artigianali, chiuse nelle zone ultrarosse. Se non arrivassero ristori provinciali, l’intera economia andrebbe in sofferenza: non ci saranno soldi per pagare le tasse, rispettare le rate di mutuo e prestiti, affidare manutenzioni agli artigiani, pagare i fornitori e, soprattutto, i dipendenti. Ancora una volta – conclude Corrarati -, chiediamo alla Provincia strategie chiare, comunicazione trasparente, confronto assiduo con le parti sociali. Abbiamo già un elevato numero di disoccupati nel settore turismo, bar e ristoranti, molti dei quali senza sussidi. Se collassassero altri settori, non sarebbe solo emergenza economica, ma anche sociale”.

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