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Coronavirus e crisi economica, in Trentino -74% di fatturato per il sistema ricettivo. Bort: "Abbiamo bisogno di indennizzi certi e adeguati"

Si è tenuta oggi la presentazione dei dati raccolti dalla Camera di commercio di Trento per quanto riguarda l'ultimo trimestre del 2020. Il quadro che ne è venuto fuori evidenzia una crisi profonda e asimmetrica, che ha messo in ginocchio il settore ricettivo, quello della ristorazione e quello dello sport e intrattenimento

Di Mattia Sartori - 09 marzo 2021 - 13:29

TRENTO. Brutte notizie dalla Camera di commercio di Trento, anche se non inaspettate. Il quadro generale dipinto dall’Ufficio studi e ricerche per quanto riguarda i dati raccolti nel quarto trimestre 2020 evidenzia una crisi profonda e asimmetrica per il Trentino. Profonda in quanto si parla di perdite annue di oltre il 30% e asimmetrica in quanto colpisce alcuni settori, come quello ricettivo, molto più di altri.

 

“Nel corso del 2020 abbiamo ampliato il nostro campo di indagine – spiega Matteo Degasperi dell’Ufficio studi e ricerche -, in modo da comprendere il settore ricettivo, quello della ristorazione e quello dello sport e dell’intrattenimento. Questa scelta è stata fatta appositamente per includere le imprese colpite maggiormente dalla crisi pandemica”.

 

I dati infatti parlano chiaro: strutture di ricezione, ristoranti, bar, imprese di sport o intrattenimento e molte attività ad esse collegate hanno subito perdite enormi. Per esempio, per quanto riguarda il fatturato, il settore ricettivo registra un picco negativo del -74,1 per cento, sport e intrattenimento seguono con il -59,9 per cento e la ristorazione scende del -48,1 per cento.

 

A riprova dell’asimmetria della crisi basta guardare lo stesso dato per gli altri settori presi in considerazione (Commercio, manifattura, trasporti, costruzioni e servizi alle imprese). Per loro il 2020 è stato molto più clemente e le variazioni del fatturato oscillano tra il -6,2 per cento del commercio e addirittura la crescita del 5,5 per cento dei servizi alle imprese, settore per cui il lavoro è aumentato date le difficoltà causate dalla pandemia.

 

 

Anche per quanto riguarda l’occupazione si può osservare lo stesso fenomeno. Se il settore ricettivo cade, o meglio precipita, con una diminuzione degli occupati del -50,4 per cento, i servizi alle imprese ne escono ancora una volta abbastanza bene, registrando un aumento dei dipendenti del 2,5 per cento.

 

Osservando i dati relativi all’occupazione è però necessario partire da alcune premesse. La prima è che i lavoratori in cassa integrazione vengono considerati come occupati a tutti gli effetti. La seconda e forse più importante è che il blocco dei licenziamenti è ancora in vigore e quindi tutti i dati raccolti sono distorti, sebbene possano indicare la direzione in cui ci si sta muovendo. Per capirne la vera portata bisognerà aspettare giugno, quando scadrà il blocco e le aziende cominceranno a licenziare.

 

 

Disorientamento e incertezza sono le sensazioni più comuni tra gli imprenditori in questo momento, come testimonia il titolare di una ditta di trasporti: "Siamo in attesa di ristori seri e di leggi (non dpcm) in accordo con le associazioni di categoria, che stabiliscano per almeno un periodo di tre mesi metodi di lavoro certi. Se dovesse perdurare questa situazione di incertezza e incapacità di amministrare da parte della politica entro fine anno o forse prima si chiude definitivamente". La mancanza di direttive chiare, la paura di misure più restrittive e la situazione che cambia ogni settimana sono solo alcuni degli elementi che spaventano le imprese in questo momento, mettendole sulla difensiva.

 

Anche qui però il giudizio degli imprenditori sulla redditività delle proprie imprese cambia a seconda del settore di appartenenza. Tra gli operatori del ricettivo, dei ristoranti-bar e delle attività sportive-ricreative si rileva un’ampia a percentuale di giudizi insoddisfacenti compresa tra l’80 e il 90 per cento. Migliore, ma pur sempre molto negativa, risulta la situazione nei servizi alla persona, con oltre il 55 per cento delle imprese insoddisfatte della loro redditività. I restanti settori evidenziano invece una situazione meno drammatica.

 

 

Nemmeno le prospettive aziendali sono ottimiste. Il 22,3 per cento dei titolari si aspetta un andamento in crescita, il 52,3 per cento prevede una condizione stazionaria, mentre il restante 25,4 per cento ritiene che subirà un peggioramento.

 

“Sulla base di questi dati – spiega Giovanni Bort, Presidente della Camera di commercio di Trento – nel corso del 2020 il sistema economico Trentino ha perso il 9,3 per cento del fatturato complessivo: circa 3 miliardi di euro. La mancanza di queste risorse non solo peserà fortemente nei prossimi mesi in termini di minori investimenti e di minore capacità di spesa delle famiglie, ma potrà favorire l’infiltrarsi della criminalità nel nostro tessuto imprenditoriale. Per questo motivo, pochi giorni fa abbiamo sottoscritto con i vertici della Guardia di Finanza un protocollo d’intesa al fine di intensificare le attività di monitoraggio e controllo per prevenire qualsiasi interferenza malavitosa”.

 

“Per risolvere la situazione questo non basta – conclude Bort -. Servono indennizzi certi e adeguati, soprattutto per quelle attività sacrificate allo scopo di contenere il contagio. Non possiamo pensare che la crisi di un settore non colpisca in qualche modo la totalità del sistema economico. Non importa se i ristori verranno da Roma o dalla Provincia, le imprese del territorio ne hanno bisogno al più presto”.

 

 

 

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