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Coronavirus, i sindacati alla Pat: ''Serve riaprire in sicurezza nidi, infanzia e primaria'' e chiedono ''Parità di trattamento per i lavoratori''

Dai sindacati viene ribadita la necessità di un confronto preliminare con le parti sociali: "Serve intervenire in modo deciso per aprire i servizi dell’infanzia, ferme restando le dovute garanzie per educatrici e insegnanti che hanno subito numerosi processi riorganizzativi in questa pandemia e anch’esse in difficoltà nella gestione dei propri figli"

Pubblicato il - 17 marzo 2021 - 18:14

TRENTO. “La chiusura delle scuole impatta in primo luogo sulle donne. Dovrebbe essere chiaro a tutti che saranno proprio le donne a pagare ancora una volta le conseguenze di questa misura, sia in termini di conciliazione per l’accudimento di bambini piccoli e lavoro sia in termini di perdita di posti di lavoro”. Sul tema dell’apertura dei servizi per l’infanzia intervengono i tre segretari delle funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil Luigi Diaspro, Giuseppe Pallanch e Marcella Tomasi.

 

“Il lavoro agile non è la soluzione – spiegano i sindacalisti - non si può lavorare in smart working e contemporaneamente assistere bambini in Dad o accudirli se più piccoli”.

 

Dure critiche da parte di Cgil, Cisl e Uil sul fatto che dopo essere trascorso un anno dall'inizio della pandemia non si siano ancora trovate delle soluzioni a questo problema enorme. “Occorreva procedere rapidamente in primo luogo per garantire Dpi, sicurezza e vaccinazioni a educatrici e insegnanti, e concordare una modalità emergenziale in caso di 'zona rossa'” spiegano in una nota. 

 

In questo quadro neppure la misura varata dalla giunta provinciale con l’apertura dei servizi all’infanzia in Trentino per determinate professioni spiegano sempre i sindacati “coglie appieno l’obiettivo, al contrario. Fermo restando la giusta risposta per operatori sanitari e delle Rsa che in tal modo possono continuare ad assicurare i preziosi servizi ai cittadini, è del tutto evidente come le tantissime categorie di lavoratori dei servizi pubblici essenziali – e non solo - rimaste fuori chiedano quantomeno parità di trattamento, per ragioni di giustizia ma anche e soprattutto per l’insufficienza degli altri strumenti a partire dallo smart working per chi ce l’ha, al bonus baby-sitter limitato ai soli lavoratori autonomi, sanitari e forze dell’ordine, ai congedi Covid retribuiti al 50%”. 

 

I sindacati chiedono che sia fatto di più. “Possiamo comprendere il senso di queste decisioni -  concludono Diaspro, Pallanch e Tomasi – ma occorre fare altro per non creare ulteriori fratture nel mondo del lavoro, e intervenire in modo deciso per aprire i servizi dell’infanzia, ferme restando le dovute garanzie per educatrici e insegnanti che hanno subito numerosi processi riorganizzativi in questa pandemia e anch’esse in difficoltà nella gestione dei propri figli. Probabilmente un confronto preliminare con le parti sociali, a partire dal Sindacato, avrebbe fatto emergere le questioni da giorni presenti nel dibattito pubblico”. 

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