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Coronavirus, il grido d'allarme di bar e ristoranti: ''Imprenditori disoccupati abbandonati a loro stessi, le categorie rischiano il tracollo”

Gli esercizi pubblici sono in sofferenza per le limitazioni imposte per fronteggiare la curva del contagio da Covid. I presidenti Fabia Roman e Massimiliano Peterlana chiedono un cambio di passo, anche per quanto riguarda le vaccinazioni: "Puntare con maggior forza su una campagna a tappeto che permetta all’economia di normalizzarsi"

Di L.A. - 04 marzo 2021 - 13:13

TRENTO. "Anche se è praticamente certificato che i bar non sono i luoghi del contagio, il governo continua a considerarli focolai. Serve più attenzione per la nostra categoria: tante aziende sono in grave difficoltà". Così Fabia Roman, presidente dell’Associazione dei pubblici esercizi del Trentino, mentre Massimiliano Peterlana, presidente Fiepet, commenta: "Assistiamo a una lenta agonia delle attività".

 

Il Trentino è in zona arancione da quasi 21 giorni con le relativi restrizioni per fronteggiare l'epidemia Covid-19. La curva del contagio, però, appare in crescita un po' ovunque a causa anche della diffusione delle varianti. 

 

"Siamo chiusi da più di due settimane - spiega la presidente - eppure i contagi continuano a correre, così come in altre regioni d’Italia: è chiaro che non sono i bar i luoghi del contagio. Nonostante questo il governo continua a ritenerci responsabili, salvo consentire ad altri di vendere bevande anche oltre le 18. Francamente lo riteniamo ingiusto e estremamente penalizzante. Impedendo l’asporto ai bar dopo le 18 sicuramente non si risolve il problema dei contagi, anzi si sposta la 'socialità' da un contesto sicuro e protetto ad uno - le abitazioni private - non controllabile".

 

E' un grido di allarme della categoria. "Chiediamo di poter lavorare. Abbiamo sempre affrontato - dice Roman  - con estrema serietà e senso del dovere. Abbiamo sopportato chiusure, modifiche ai nostri locali, dotazioni aggiuntive di gel disinfettanti e altri prodotti per la sanificazione, afflussi ridotti. Oggi però sta crescendo, giorno dopo giorno, il numero delle imprese che non riescono più a gestire questa situazione: l’intera categoria rischia il tracollo".

 

Anche i ristoratori sono sulla stessa lunghezza d'onda. "Il cambio di passo - spiega Peterlana - con il nuovo governo non è avvenuto e nulla, o quasi, si muove. Ci sono imprenditori e lavoratori impiegati nel comparto dei locali e bar notturni, discoteche, sale giochi che sono chiusi da ben 9 mesi. Alcuni esercenti del settore ristorativo (tra cui ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie) stanno provando a sopravvivere con l’asporto, ma i guadagni non permettono di pagare nemmeno le spese fisse. Non possiamo più continuare con orari ridotti e chiusure forzate che stanno andando avanti da mesi. Siamo 'imprenditori disoccupati abbandonati a noi stessi'. Tutto è fermo, ma quel che è più grave, c'è un silenzio assordante della politica. La lentezza e l'indecisione la fanno da padrone, in una situazione pandemica ormai drammatica, la situazione rimane perennemente incerta".

 

La partita dei ristori sembra andare inoltre a rilento. Il rischio è quello che le risorse arrivino dopo Pasqua. "I ristori? Servono adesso. Invece: niente ristori immediati, niente indicazioni e programmi sul futuro per le nostre aziende. Tutto il comparto è senza ossigeno - prosegue il presidente di Fiepet - abbiamo bisogno di azioni. Il governo deve cambiare rotta: tutte queste restrizioni alle imprese sembrano non bastare a contenere l’epidemia visto quello che, purtroppo, sta accadendo in queste ultime settimane. I dati di Confesercenti evidenziano una perdita devastante di imprese e di posti di lavoro. Nel 2020 hanno perso la propria occupazione 204 mila autonomi tra imprenditori (-80 mila), professionisti (-50 mila) e loro addetti (-74 mila)".

 

La richiesta è quella di un cambio di passo anche per quanto riguarda le vaccinazioni. "E’ necessario puntare con maggior forza su una campagna vaccinale a tappeto che permetta all’economia di normalizzarsi. A oggi ha ricevuto almeno una dose di vaccino solo il 6,6% della nostra popolazione. Negli Stati Uniti è stato vaccinato oltre il 20% degli abitanti, nel Regno Unito quasi il 30%, in Israele il 90%. Questi Paesi stanno uscendo da questa situazione angosciante, noi ci stiamo ripiombando", conclude Peterlana.

 

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