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Coronavirus, nel 2020 precipita il Pil del Nordest -9,3%. La ripartenza? “I soldi ci sono ma mancano le risorse umane per affrontare la crescita”

Dopo la crisi provocata dalla pandemia, per la ripartenza si guarda ai fondi del Recovery Fund, Zaia su Draghi: “La regia è in mano a una persona assolutamente preparata”. Fugatti: “Le competenze dei territori importanti nella gestione della pandemia”. Il 70% degli imprenditori del Nordest si attendono che il recupero dei valori pre-crisi sarà possibile solo nel 2022

Di Tiziano Grottolo - 11 marzo 2021 - 11:48

TRENTO. Il 2020 è stato l’anno della pandemia ma chi pensava che il 2021 sarebbe partito con una marcia diversa è rimasto deluso. I margini per ripartire ci sono ma è necessario agire in fretta. I numeri, certificati dalla 20esima edizione del Rapporto della Fondazione Nord Est dedicato alla “Ripartenza”, evidenziano le pesanti ricadute economiche che la pandemia ha avuto sul sistema Italia: il Pil nazionale è crollato del 9,1% mentre le esportazioni nel 2020 sono calate addirittura del 16%, in questo senso le Regioni che più hanno contribuito al calo sono Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Guardando al bicchiere mezzo pieno entro il 2021 si prevede di recuperare circa il 4,2% del Pil, comunque meno della metà di quanto perso nel 2020. Per quanto riguarda il Nordest, la società di consulenza Prometeia stima che il calo subito nel 2020 sia pari a -9,3%, con un recupero solo parziale nel 2021 (5,6%), mentre il 70% degli imprenditori del Nordest si attendono che il recupero dei valori pre-crisi sarà possibile solo nel 2022

 

La crisi ha colpito sia le imprese manifatturiere che quelle dei servizi, cioè quelle che più hanno dovuto limitare la propria attività per via delle restrizioni imposte per contenere i contagi. È il caso del turismo che ha sempre potuto contare su una forte presenza di arrivi internazionali, ma che in quest’anno sono fortemente diminuiti con un -57% a livello nazionale. A livello dell’area del Nordest il calo degli arrivi complessivi nel periodo gennaio-ottobre è stato stimato pari a -49% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per i prossimi mesi che vedono confermato un ulteriore calo degli arrivi internazionali, che gli esperti stimano ritorneranno ai livelli pre-crisi non prima di 2-4 anni, si prevede che il Nordest subirà impatti più pesanti rispetto alle Regioni del Sud.

 

Pochi ricordano che sono quasi 30 anni che l’Italia non cresce – commenta Giuseppe Bono presidente della Fondazione Nord Est – per il futuro dobbiamo pensare che le tecnologie non sono solo quelle su cui abbiamo lavorato in questi anni trascurando la salute e il benessere”. Secondo Bono la crisi sarà lunga e per la ripartenza si dovrà mobilitare tutto il Paese: “I soldi ci sono – osserva – ma mancano le risorse umane per affrontare la crescita”. Il presidente della Fondazione Nord Est si dice preoccupato soprattutto per il settore industriale: “Al termine della pandemia non ci saranno più le condizioni di prima, dobbiamo immaginare da subito quali settori avranno la capacità di andare veloci e quali andranno ristrutturati o riconvertiti”.

 

Insomma la parola d’ordine è ripartenza ma la strada è prevista in salita. “La pandemia ha lasciato il segno nelle nostre industrie – afferma il presidente del Veneto Luca Zaia, che ammette – non sappiamo quale sarà il futuro della ripartenza”. Grandi aspettative sul Recovery Fund e il nuovo Governo “la regia è in mano a una persona assolutamente preparata”, sottolinea Zaia riferendosi al presidente del Consiglio Mario Draghi. “Anche in Trentino la pandemia si è fatta sentire – fa eco il presidente della Pat Maurizio Fugatti abbiamo provato a rispondere con le forze della nostra autonomia. Le competenze dei territori importanti nella gestione della pandemia. Le Regioni dovranno dire la loro sulla ripartizione delle risorse del Recovery. Non possiamo pensare che basteranno solo le risorse pubbliche serve inventiva. Abbiamo bisogno di creare ricchezza attraverso gli investimenti”. Fra le altre cose Fugatti chiede maggiori possibilità di manovra per quanto riguarda la possibilità dei territori di fare debito.

 

Guardando al futuro gli imprenditori del Nord Est si attendono l’emergere nei prossimi mesi di nuovi ambiti di crescita dell’occupazione: sanità, farmaceutico, logistica, digitale, alimentare. In ognuno di questi ambiti, e in generale, saranno più importanti le competenze digitali (per il 30% degli intervistati), accanto ad alcune competenze trasversali, come saper gestire situazioni e problemi imprevisti (43,7%), farsi carico di attività nuove e sfidanti (43,7%), l’autonomia (40,9%).

 

Infine, la pandemia ha rappresentato per le imprese l’occasione per sperimentare un’innovazione che sembrava impensabile per i modelli organizzativi tradizionali delle nostre aziende basate soprattutto sul controllo e la presenza fisica dei lavoratori: lo smartworking, utilizzato da oltre il 40% delle imprese del Nordest durante il primo lockdown. Che sebbene sperimentato soprattutto in termini di lavoro da casa ha reso obbligatorio la diffusione di strumenti digitali di lavoro e di collaborazione da remoto e ha costretto il management ad applicare gli strumenti della fiducia e dell’organizzazioni per obiettivi. Prima di marzo 2020 il remote working coinvolgeva solo l’1,2 degli occupati, a novembre, come mostrano i dati Istat, oltre l’11%, con una diffusione maggiore nei settori dei servizi di informazione e comunicazione, nell’attività professionali scientifiche e tecniche, nella attività a supporto delle imprese.

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