Coronavirus, "Per noi il miglior ristoro è poter tornare a lavorare'', commercianti in strada per protestare contro le chiusure
Unione commercio e lavoratori in strada questa mattina per chiedere la riapertura di tutte le attività “i nostri negozi non sono i luoghi del contagio, stop alle chiusure discriminatorie: non siamo qui a chiedere altri ristori, vogliamo solo poter tornare a lavorare” e intanto qualcuno propone l'apertura il 7 aprile in segno di protesta

ROVERETO. Con l'inizio della terza settimana di zona rossa, dopo Trento la protesta dei commercianti arriva anche a Rovereto: almeno quaranta questa mattina, 29 marzo, i titolari scesi in strada in via Rialto per chiedere la riapertura delle attività. È stata una “manifestazione di sensibilizzazione spontanea” ha dichiarato Gianpiero Lui, responsabile della sezione Rovereto e Vallagarina dell’Unione commercio, nata per ribadire che “la situazione è diventata intollerabile e drammaticamente difficile da un punto di vista economico. Questo il messaggio che vogliamo lanciare: abbiamo adottato i protocolli e messo in sicurezza le nostre attività, bisogna riaprire per poter sopravvivere, siamo giunti a fine corsa”.
Non si chiedono ristori in poche parole, ma solo di poter riaprire le attività e tornare a lavorare. Una richiesta che arriva dopo l’ipotesi delineata pochi giorni fa dal presidente del consiglio, Mario Draghi, di prolungare fino a fine aprile la divisione del paese solo in zone rosse ed arancioni, a fronte di una situazione contagi ancora troppo grave per allentare la stretta a livello nazionale. Ma a far storcere il naso a molti commercianti sarebbe soprattutto la presunta disuguaglianza nel trattamento riservato ad alcune categorie.

“Non capiamo perché alcune attività possano tenere aperto ed altre no – ha sottolineato Monica Laitempergher, membro della giunta esecutiva dell'Unione e titolare del negozio Capsule in via Tartarotti – noi commercianti dobbiamo lavorare assieme: tutti devono poter riaprire”. Qualcuno tra i manifestanti, come Ornella Tomazzoni, titolare del negozio d'abbigliamento Spazio 46, si è spinta fino a proporre di “aprire – rispettando ovviamente i protocolli di sicurezza – tutti insieme il 7 aprile, per dare un segnale forte e ribadire che anche noi abbiamo bisogno di lavorare. Bisognerà correre il rischio di prendere una multa? Nessuna protesta è senza rischi, ma se ci mettessimo in gioco tutti assieme potremo lanciare un messaggio importante”.

Tra le critiche mosse alle modalità di chiusura imposte dal governo anche quella di spingere i più furbi ad aggirare le regole, inserendo per esempio articoli per l'infanzia in inventario e finendo così tra le categorie non costrette a chiudere. “Personalmente ho sempre rispettato tutte le normative – ha raccontato Antonio Fedeli, dell'omonima bottega di calzature in via Mercerie – senza ricorrere ad escamotage di alcun tipo, ma a questo punto sembra quasi di essere penalizzati a seguire le regole”.
A chiudere la mattinata l'intervento del presidente dell'Unione commercio Rovereto e Vallagarina Marco Fontanari “questo è l'ultimo messaggio: dopo Pasqua bisogna aprire. Le attività commerciali sono sicure, esistono i protocolli, perché non metterli semplicemente in atto? Basta con le discriminazioni verso le nostre categorie: non stiamo chiedendo ristori o aiuti, sarebbe sufficiente poter tornare a lavorare”.











