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Incidenti e morti sul lavoro, in Trentino 1695 infortuni in tre mesi e 4 morti da inizio anno. I sindacati: ''Dopo la pandemia rischio passi indietro sulla sicurezza''

Il dato degli infortuni è in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma risente delle chiusure e dell’attività ridotta al minimo nel comparto dei servizi. Infatti guardando ai singoli settori è in crescita l’industria, che opera a pieno ritmo, con 55 infortuni in più, da 264 del 2020 a 319 di quest’anno

Pubblicato il - 20 maggio 2021 - 17:25

TRENTO. Di lavoro non si muore per caso perché gli incidenti sul lavoro non sono mai una drammatica fatalità. Sono tragedie che vengono chiamate “morti bianche” perché il bianco allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto. Ma invece una mano responsabile c’è sempre. Dalla mancanza dei sistemi di sicurezza, la carenza nella formazione fino all'assenza di controlli.

 

I dati dei primi mesi di quest'anno fotografano una situazione che deve richiamare la massima attenzione. In Trentino da gennaio a marzo ci sono stati 1695 infortuni e fino ad oggi, purtroppo, sono 4 le vittime sul posto di lavoro.

 

Oggi Cgil, Cisl e Uil in Trentino come su tutto il territorio nazionale hanno organizzato assemblee unitarie nei luoghi di lavoro. Una data volutamente simbolica: il 20 maggio del 1970 veniva approvato lo Statuto dei lavoratori. “La sicurezza è un diritto non negoziabile” chiariscono Manuela Faggioni, Milena SegaWalter Alotti che per Cgil Cisl Uil seguono questi temi.

 

Purtroppo la crisi economica, le condizioni di difficoltà in cui si trovano molte persone, magari da mesi senza un’occupazione, aumenta invece il rischio che si facciano passi indietro, si accettino compromessi.

 

“Per questa ragione – continuano i sindacati - chiediamo che vengano rafforzati i controlli, ma anche che si svolga una diffusa azione di formazione e prevenzione in tutti i luoghi di lavoro. Non basta solo il rispetto formale delle norme, la sicurezza deve essere patrimonio condiviso da tutti, lavoratori e datori di lavoro”.

 

Intanto martedì 25 maggio alle 10.30 i sindacati organizzeranno un presidio davanti al Commissariato del governo. “Gli infortuni e le morti sul lavoro non si superano se non c’è l’impegno di tutti. A cominciare dalle istituzioni, nazionali e locali. Chiediamo alla Provincia di rafforzare gli investimenti in questa direzione, aumentando le risorse umane degli enti che hanno il compito di prevenire e controllare, quindi Servizio Lavoro e Ispettorato del Lavoro oggi sotto organico”.

 

Da gennaio a marzo si sono verificati 1.695 gli infortuni sul lavoro. Il dato è in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma risente delle chiusure e dell’attività ridotta al minimo nel comparto dei servizi. Infatti guardando ai singoli settori è in crescita l’industria, che opera a pieno ritmo, con 55 infortuni in più, da 264 del 2020 a 319 di quest’anno. In calo invece il terziario che passa da 375 a 282. In crescita anche le costruzioni nel dato puntuale mensile e la sanità. Per quanto riguarda le morti sul lavoro ad oggi i casi avvenuti in Trentino sono quattro, due a Trento, due a Rovereto. Lo scorso anno le denunce di infortunio mortale sono state in totale 9.

 

In questo quadro che potrebbe peggiorare nei prossimi mesi con un pieno ritorno all’attività in molti settori Cgil, Cisl e Uil chiedono che vengano realmente destinate alla prevenzione le risorse che derivano dalle sanzioni fatte alle imprese. La legge prevede che queste risorse siano destinate all’Azienda sanitaria che poi dovrebbe usarle per azioni di prevenzione e formazione. “Purtroppo non esiste un capitolo di spesa dedicato né una rendicontazione puntuale. E’ ora che questa partita sia gestita nella massima trasparenza”.

 

Solo per il comparto dell’edilizia lo scorso anno l’ammontare totale delle sanzioni è stato 180mila euro; somma a cui vanno aggiunti gli altri settori. “Dopo un anno di pandemia siamo alla vigilia di un’importante ripartenza, speriamo anche per l’economia e l’occupazione. Ripartenza che deve essere nel segno della qualità e della tutela della salute e della sicurezza. E’ una questione di civiltà”, concludono i tre sindacalisti.

 

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