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La Corte dei conti bacchetta la Regione sull'A22: ''Criticità già espresse l'anno scorso'' e ''Particolare censurabilità sui limiti ai compensi dei dirigenti''

E' una partita complicata quella dell'A22 con due visioni che appaiono molto diverse tra Bolzano e Trento. Sono tre le criticità, già rilevate l'anno scorso, messe in luce dalla Procura nella memoria conclusionale. Un altro nodo è il mancato adeguamento del numero dei componendi del Cda

Di Luca Andreazza - 28 giugno 2021 - 21:32

TRENTO. "Vengono in rilievo, anche in occasione della valutazione del Rendiconto 2020, le criticità già epsresse nel corso del giudizio di parifica dell'anno scorso". Questa la memoria conclusionale della Corte dei conti che ribadisce le criticità già evidenzate dodici mesi fa per quanto rigurda l'Autostrada del Brennero e la gestione della tratta dell'A22. Un altro passaggio riguarda l'omessa applicazione del "deficit spending", che prevede il limite ai compensi degli amministratori e il mancato adeguamento del numero dei componendi del Consiglio d'amministrazione che non può superare i cinque membri.

 

"La mancata attuazione degli interventi richiamati risulta di particolare censurabilità alla luce dei richiami attuati anche sul piano politico, laddove Consiglieri regionali hanno posto l’accento sulla tematica (cfr. interrogazione n. 78/XVI), senza che siano stati offerti riscontri tesi a delineare un quadro di certa attuazione dei necessari interventi. L’omessa applicazione del deficit spending normativamente previsto comporta costanti esborsi indebiti, in quanto posti in violazione della normativa richiamata".

 

E' una partita complicata quella dell'A22 con due visioni che appaiono molto diverse tra Bolzano e Trento. L'ipotesi è quella di affidare la tratta a BrennerCorridor, società in-house appositamente creata per risolvere le questione relativa alla concessione. 

 

La tratta autostradale A22 Brennero-Modena è attualmente in concessione, in regime di proroga, alla Autostrada del Brennero Spa e la Regione partecipa al capitale sociale per una quota del 32,29% e quindi è il socio con la maggioranza relativa. A queste si aggiungono quelle in possesso a Provincia di Trento (5,34%) e Bolzano (7,63%), Comune di Trento (4,23%) e Bolzano (4,23%) per una maggioranza del 53,71% di derivazione pubblica. Nel frattempo la Provincia di Mantova è uscita dalla compagine societaria e resta da chiarire il futuro sulla componente privata.

 

Nel gennaio 2016 la Regione, le Province di Bolzano e Trento e le altre amministrazioni locali che detengono pacchetti azionari di Autobrennero, hanno sottoscritto un’intesa con il Ministero delle Infrastrutture con l’obiettivo di individuare e adottare le misure per la creazione di una società interamente a capitale pubblico che, attraverso una concessione di durata trentennale, provvedesse alla gestione dei trasporti e delle relative infrastrutture lungo il corridoio del Brennero. 

 

Se Trento e Bolzano sarebbero, infatti, legittimamente interessate a ottenere tutte le quote, la concessione non si riesce a sbloccare. Sarebbero in particolare le titubanze di piazza Dante nella trattativa a creare qualche grattacapo e c'è la possibilità di arrivare a gara con il rischio di perdere la possibilità di prendere direttamente in gestione l'asse autostradale.

 

"Un potenziale profilo di danno erariale con riferimento alla valorizzazione delle quote dei soci privati, i quali non potranno comporre la compagine societaria del nuovo soggetto gestore, che dovrà essere interamente pubblico".

 

Sono tre in particolare i nodi. "Dubbia - si legge nel testo - è la legittimazione istituzionale della Regione a detenere azioni di Autostrada del Brennero Spa (e quindi anche ad acquisirne di ulteriori), nonché della coerenza e indispensabilità rispetto al conseguimento dei fini istituzionali"; "Non si ravvisa la sussistenza dei requisiti e delle condizioni per configurare la fattispecie di concessione in house nei confronti della Società Autostrada del Brennero, pur tenendo conto di quanto disposto dalla L. R. n. 25/1959 e dall’art. 178 del D. Lgs. n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici), come modificato dal D. Lgs. n. 56/2017; in tale quadro, il configurarsi di un rapporto di concessione in house è ontologicamente collegato alla titolarità delle funzioni in materia di concessioni autostradali (grandi infrastrutture), che né la Regione, né le Provincie autonome, né gli enti locali hanno, almeno attualmente, per effetto della vigente normativa in materia di infrastrutture (art. 19 del d.P.R. n. 381/1974), che riserva allo Stato la materia delle autostrade che si estendono oltre il territorio della provincia; il c.d. controllo analogo postula necessariamente che vi sia un preciso e concreto rapporto di funzionalità tra la titolarità, da parte dell’ente concedente, della funzione concessoria, e quindi della competenza nella materia delle grandi reti di trasporto (nella fattispecie autostrade), e l’oggetto della concessione".

 

Se si passa alla società in-house "la necessaria uscita dei soci privati dal nuovo soggetto gestore, con liquidazione delle quote detenute dagli stessi, in particolare ove si opti per la trasformazione in società in house della Autostrada del Brennero Spa, pone in evidenza il tema della valorizzazione delle azioni attualmente detenute dai soci privati. Il criterio di quantificazione da adottare dovrà essere ancorato a parametri basati sull’effettivo valore attuale della società, prescindendo da eventuali 'premialità', finalizzate ad agevolare l’uscita dei soci privati".

La Corte dei conti evidenzia che "il valore attuale della concessione per la gestione dell’A22 è pari pressocché a zero, essendo la stessa scaduta nel 2014 ed avendo la società estito la rete autostradale, negli anni successivi, in regime di prorogatio (per un periodo nemmeno formalizzato). Risulta evidente che valori di liquidazione non conseguenti all’applicazione di criteri oggettivi, prudenziali e contabilmente motivati, con riconoscimento di importi indebiti a favore dei privati, saranno forieri di profili di responsabilità erariale in capo ai soggetti che vi dovessero dare corso".

 

Un giudizio di riferimento sulla valorizzazione delle quote azionarie detenute da questi ultimi, già svolto in altre occasioni, porta a un ammontare situato in una forbice fra i 50 e i 70 milioni di euro e "Valori di liquidazione superiori a quelli ottenuti con l’applicazione dei criteri sopracitati non sarebbbero motivabili nemmeno con l’incorportazione della quota parte del 'Fondo ferrovia' nel valore azionario detenuto dai privati, ai fini della relativa liquidazione. Il fondo - pari, a fine 2018, a quasi 700 milioni di euro - soggiace e precisi vincoli di destinazione e consegunti limiti di utilizzo, che hanno consentito anche un favorevole trattamento fiscale in sede di accantonamento, che non ne consentono la valutazione come se fosse liberamente disponibile per la società. La circostanza che la quota parte del summenzionato fondo sia stata incorporata nel valore di liquidazione in occasione della vendita di 15.500 azioni da parte della Provincia di Mantova all’Autostrada del Brennero S.p.a., avvenuta nel 2018, non rende in alcun modo legittima una tale operazione".

 

La Procura "intende quindi rimarcare la necessità di attenersi rigidamente ai criteri di valutazione vigenti in materia, abbandonado velleità valutative preordinate a rendere più agevole l’accettazione dell’uscita dei privati dalla società, la cui incentivazione sarebbe indebitamente remunerata con risorse pubbliche: la diminuzione economica, per quanto indirettamente riferita a un valore azionario, vedrebbe porre a carico della collettività l’incongruo beneficio in favore di operatori privati".

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