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Caro energia, l'edilizia vede lo spauracchio della recessione: ''Differenza del 10% nel prezziario tra Alto Adige e Trentino: cantieri a rischio e le aziende rinunciano alle gare''

Il presidente dell'Ance Trento, Andrea Basso, a Il Dolomiti: "Sono arrivate bollette fino a sette volte più alte e le materie prime hanno costi elevati. E c'è anche una spirale speculativa di difficile interpretazione. Un altro problema è la cessione del credito praticamente bloccata. I conti li faremo a fine anno, ma il comparto è in sofferenza" 

Di Luca Andreazza - 12 settembre 2022 - 21:12

TRENTO. "Il caro energia è spropositato e i costi delle materie prime sono alti: non c'è la possibilità di programmare e il futuro è veramente incerto". Queste le parole di Andrea Basso, presidente di Ance Trento, l'associazione trentina dell'edilizia. "A questo aggiungiamo che è in corso anche una spirale speculativa che alza ancora di più i prezzi, le obbligazioni sono in flessione e i tassi bancari salgono. Qualcosa non torna, intanto i conti possiamo farli solo tra qualche mese e le imprese portano a termine i cantieri ma c'è il rischio che alcune aziende siano costrette ad alzare bandiera bianca a fine anno".

 

Dopo anni difficili, il settore dell'edilizia e delle costruzioni è ripartito ma ora davanti c'è nuovamente lo spauracchio di una fase recessiva. Le preoccupazioni messe sul tavolo in questi mesi sono rimaste lì: caro energia, blocco della cessione del credito e prezziario provinciale praticamente fermo e ormai considerato fuori scala. 

 

"E oggi non c'è una soluzione per fronteggiare queste criticità - dice Basso - i costi del carburante restano a livelli elevati e i trasporti non si possono fermare: sono fondamentali per non bloccare le filiera. Magari in corso d'opera si cambia il materiale di costruzione per provare a contenere le uscite, però si parla di un risparmio relativoSi provano soluzioni per salvaguardare operatività e bilanci ma la coperta è corta. Le imprese trentine portano avanti i lavori perché ci sono contratti da rispettare e c'è un alto senso di responsabilità, però poi nei prossimi mesi arriverà il conto".

 

A incidere le bollette, un caro energia che assesta durissimi colpi a tutti i settori produttivi: industria, commercio e turismo. Non sfuggono a questa dinamica i costruttori. "Sono arrivate bollette fino a sette volte più alte. Questo - evidenzia il numero uno dei costruttori - colpisce il settore dei cantieri mentre la salita del gas manda in crisi il comparto del bitume. Ci sono aziende che chiudono la produzione perché i costi sono insostenibili per virare sul gasolio". 

 

I costruttori ritornano a chiedere un adeguamento dei prezziari provinciali. "Se il cantiere è privato  si può aprire una trattativa negoziale per causa di forza maggiore. Quasi tutti i contratti prevedono clausole ad hoc. C'è il problema ma in qualche modo c'è una possibilità di intervento se l'incidenza dei costi diventa eccessivamente sproporzionata rispetto ai preventivi e ai piani previsti all'assegnazione dei lavori. Delicato il meccanismo degli appalti con l'ente pubblico e le imprese edili possono incontrare molte difficoltà nel restare nei margini. La Provincia ha rivisto da poco tempo questa misura e non si applica agli appalti già assegnati o messi a gara a fine settembre. Sostanzialmente si lavora fuori mercato già in partenza. C'è stata qualche proroga sui tempi di consegna, però questa crisi difficilmente potrà rientrare nel breve periodo". 

 

E Ance del Trentino guarda a quanto avviene in Alto Adige. "Nell'edilizia civile - spiega il presidente - c'è un adeguamento medio del +15% con punte del 33% mentre qui c'è stato un +4%: le ditte trentine sono più in difficoltà rispetto a quelle altoatesine. Capisco che non sia semplice cambiare i prezziari ma si potrebbe iniziare con un allineamento tra quello provinciale e quello della Camera di commercio di Trento che presentano due indici differenti: un ritocco che potrebbe aiutare e sostenere il settore. Poi ci vorrebbe anche il coraggio di proporre qualche opera in meno per portare a termine più progetti".

 

Le difficoltà di approvvigionamento dei materiali, il caro delle materie prime e i costi dell'energia e del carburante si riflettono anche sugli ultimi bandi per l'appalto dei lavori. "Quasi tutti vanno deserti, soprattutto quelle gare che richiedono in particolare l'utilizzo di ferro e di legno. Le imprese - continua Basso - preferiscono fare un passo indietro, preferiscono rinunciare alla commessa per non correre il rischio di lavorare in perdita. Un paradosso che rischia di fermare il motore di un settore importante".

 

Il quadro è fortemente incerto per un mondo di 7 mila imprese, il 13% del totale, un volume di affari annuo di 500 milioni di euro e l'impiego di 1.600-2.000 dipendenti. "E' una situazione estremamente difficile - prosegue Basso - il lavoro c'è e ci sarà fino a fine ma le imprese si impoveriscono e sono tante le incognite. I problemi sono reali, tanto che anche le richieste di preventivi nel privato sono in calo. Rischiamo di fermarci e di dover affrontare una nuova fase recessiva".

 

Un altro nodo è quello della cessione del credito. Da marzo le banche hanno congelato la misura. Questo ha comportato un rallentamento sul fronte dei lavori legati al superbonus.

 

"Ora se le imprese cedono il credito rimangono in capo le responsabilità per eventuali errori. Il 110% ha creato movimento, soprattutto nell'edilizia civile, e la riqualificazione dell'esistente è il futuro e un asset importante. Il governo Draghi aveva intenzione di rimediare a questa situazione ma la caduta dell'esecutivo crea un vuoto e manca una politica forte. Si devono aspettare le elezioni e altri mesi: insomma, si perde altro tempo e si va in sofferenza", conclude Basso.

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