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| 06 mar 2022 | 05:01

Guerra in Ucraina e costi dell’energia alle stelle (''destinati ad aumentare ancora''), il Trentino potrebbe sopravvivere solo con le sue risorse?

Le centrali idroelettriche sono la risorsa strategica del Trentino per produrre energia, ma basterebbero per sopperire all’intero fabbisogno energetico della Provincia? Tonina: “I costi dell’energia, anche per colpa della guerra in Ucraina, sono destinati ad aumentare”. Ma sulla risorsa acqua incombe anche la minaccia della crisi climatica 

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Dall’inizio dell’anno, ma i primi rincari si erano già avvertiti verso la fine del 2021, il mercato dell’energia sta registrando un netto aumento dei prezzi di gas ed elettricità. Questi rincari sono dovuti da un lato alla crescita dei costi dei permessi per le emissioni di Co2, dall’altro all’aumento dei prezzi delle materie prime, legati a loro volta alla ripresa economica e alla riduzione delle forniture di gas russo.

 

Come se non bastasse la Russia è stata (giustamente) sanzionata per aver invaso l’Ucraina ma ciò non farà che aggravare la situazione sul fronte energetico per gli Stati europei, tra i principali sostenitori delle misure contro Mosca ma comunque estremamente dipendenti dalle sue forniture di gas.

 

Tutto ciò si è tradotto in un rincaro dell’energia in Trentino del 353%, mentre le materie prime sono cresciute del 25%. Il costo della vita invece è salito del 2,3%. È cosi che la Provincia di Trento e il governo nazionale sono dovuti correre ai ripari. Da Piazza Dante è stato promesso un piano contro il caro bollette mentre da Roma si pensa ad aumentare la produzione di gas italiano. Ma sul fronte energetico com’è la situazione trentina? In via ipotetica, sarebbe possibile sopperire il fabbisogno energetico basandosi esclusivamente sulle risorse del territorio?

 

La risposta breve è no, infatti il Trentino, come il resto del Paese dipende troppo dalle risorse energetiche come gas naturale e benzina. Eppure la Provincia di Trento può contare su un asso nella manica: le centrali idroelettriche che, come spiega il vicepresidente e assessore all’Ambiente Mario Tonina, “rappresentano una risorsa strategica per il Trentino, sia in termini economici che ambientali”.

 

Come riportato nel “Piano energetico ambientale provinciale 2021-2030” la fornitura delle fonti energetiche primarie e secondarie nel 2016 (l’ultimo dato disponibile) è stata di 19.087 gigawattora. Questo dato in sostanza rappresenta quanta energia è stata consumata in Trentino in un anno. Le risorse importate sono pari al 65,3% del totale: si tratta di gas (gas naturale e Gpl) al 34,9%, seguito dai prodotti petroliferi (gasolio e benzina) al 30,3% e dall’import elettrico da rete nazionale che pesa solo lo 0,1%. Grazie alle sue risorse (provenienti da fonti rinnovabili) il Trentino copre il 34,7% del fabbisogno energetico totale. Tra queste spiccano la risorsa idrica (22,6%) e le biomasse (9,4%), decisamente inferiore l’utilizzo di energia solare (1,7%) e calore ambiente (1,0%).

Sul territorio provinciale sono state costruite negli anni 34 centrali di produzione idroelettrica, alle quali fanno capo opere e beni suddivisi in 160 opere di presa, 22 invasi, fra cui 13 grandi dighe e 9 opere minori di ritenuta, e 306 chilometri tra canali e gallerie. Un patrimonio gestito attraverso 17 concessioni che scadranno alla fine del 2023, grazie alla proroga concordata dalla Provincia autonoma di Trento con il Governo nazionale.

 

Per l’appunto il sistema energetico trentino è caratterizzato dalla produzione di energia elettrica (5.489 gigawattora) che supera del 65% i consumi elettrici provinciali (3.322 gigawattora). Inoltre, l’83% della produzione elettrica arriva da fonti rinnovabili di cui l’idroelettrico è pari a 4.321 gigawattora, il fotovoltaico arriva a 176 gigawattora e la cogenerazione con biomasse solide raggiunge i 22 gigawattora mentre quella con biogas a 19 gigawattora. In altre parole, la produzione di energia elettrica trentina supererebbe almeno in linea teorica i consumi dei trentini.

 

“In linea di massima – precisa Tonina – possiamo dire che sull’energia elettrica produciamo più di quello che consumiamo ma non dobbiamo dimenticare la produzione delle infrastrutture idroelettriche rientra nel libero mercato. Ci sono momenti in cui la produzione supera i fabbisogni, altri, specialmente in inverno, in cui si avvera il contrario”.

 

Dal canto suo la Provincia sta puntando a regolamentare autoproduzione e consumo per le piccole concessioni (fino a 3.000 kilowatt). Per evitare di mettere a gara queste concessioni l’obiettivo è quello di dimostrare come in questi Comuni la produzione di energia idroelettrica serva per sopperire a forme di autoconsumo come potrebbe essere l’illuminazione pubblica.

 

“Anche alla luce dei rincari in bolletta – aggiunge Tonina – vogliamo incentivare la nascita di comunità energetiche come quelle inaugurate a Riccomassimo e Lavarone”. La cosiddetta Comunità energetica rinnovabile consiste in una realtà nella quale privati cittadini, associazioni ed imprese commerciali, possono installare o utilizzare se esistenti, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e autoconsumarla. Inoltre la Pat intende puntare sul fotovoltaico: “I costi per la realizzazione di questi impianti si sono notevolmente ridotti, questo è il momento giusto di investire perché i costi dell’energia, anche per colpa della guerra in Ucraina, sono destinati ad aumentare e purtroppo la situazione si ripercuoterà su tutto il 2022 ma con possibili ricadute pure nel prossimo anno”.

 

Attorno alla risorsa acqua peraltro si è recentemente combattuto un duro braccio di ferro fra maggioranza e opposizioni che criticavano l’eccessiva liberalizzazione delle gare e il mercato “ultra-aperto” del settore. Sull’idroelettrico trentino però incombe un’altra minaccia, legata alla crisi climatica. Con i periodi di siccità prolungata infatti la portata dei bacini idrici si riduce e il risultato è che già a partire dalla prossima primavera ci si attende una produzione di energia molto inferiore alla media degli scorsi anni. Un pericolo con cui la Provincia sarà chiamata a fare i conti per i prossimi anni.

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