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Il calcio in Italia è in crisi: ''Per tornare in alto il nostro movimento deve cambiare registro''. E per modernizzare gli stadi si punta a organizzare Euro 2032

Al teatro Sociale di Trento i maggiori esponenti del movimento calcistico a livello italiano hanno cercato di rispondere alle questioni più importanti per uscire dalla crisi tra serie A penultima nei ricavi totali, negli investimenti nei settori giovanili e negli stadi di proprietà

Foto di Michele Lotti
di Redazione

TRENTO. Serie A penultima nei ricavi totali (escluse le plusvalenze), negli investimenti nei settori giovanili e negli stadi di proprietà. E poi l'indebitamento che continua a crescere: "Il calcio nel nostro Paese è in crisi". Questo il concetto chiave nel dibattito "Gli stati generali del calcio" al Festival dello sport.

 

Una crisi generale del settore calcistico, con tanti elementi sotto la lente d'ingrandimento: infrastrutture da rifare e ristrutturare, un "prodotto calcio" da gestire in modo differente e vendere meglio, ricavi da aumentare, costi da diminuire, puntare in modo più forte sui vivai giovanili, una valenza e un riconoscimento internazionale che va riconquistato. Sono state tante le tematiche affrontate agli Stati generali del calcio italiano. E sullo sfondo, una certezza: il calcio deve cambiare, deve evolversi, riformarsi e non c'è più tempo da perdere. 

 

I dati parlano chiaro: solo quattro stadi di proprietà in Italia in confronto ai 14 della Premier League, agli 11 della Bundesliga e agli 8 della Liga (1 solo invece quello in Ligue 1), mentre per quanto riguarda gli investimenti dei club nei settori giovanili sono sempre gli inglesi in testa (6,1 milioni di euro per club nel 2020), con la serie A penultima e ferma a 4,6 milioni. In merito invece ai ricavi totali, è ancora la Premier a guardare tutti dall'alto (6,5 miliardi di euro nella stagione 2021/2022 escluse le plusvalenze), seguita dalla Liga (3,7 miliardi) e dalla Bundesliga (3,1 miliardi), con la Serie A che si ferma ai 2,3 miliardi di euro e ad un -9% sulla stagione precedente (in Premier +18%).

"Non possiamo più procrastinare un cambiamento che ormai è inevitabile - spiega Gabriele Gravina, il presidente della Figc - il nostro focus nel breve periodo dovrà essere quello di puntare sui giovani e sulle nuove infrastrutture. Un evento importante è fondamentale ecco perché siamo candidati a Euro 2032". 

 

Un concetto ribadito in questi giorni anche da Giovanni Malagò, il presidente del Coni sostiene la Federcalcio: "L'unica strada per modernizzare e riqualificare gli stadi? Un grande evento: i Mondiali sono irraggiungibili perché già assegnati per diverse edizioni, resta la candidatura agli Europei: un'iniziativa da prendere seriamente in considerazione".

 

Il problema dei ricavi esiste e il contenimento dei costi sarà determinante, ha concluso Gravina, ma non dobbiamo dimenticarci che ogni dieci/quindici anni il mondo del calcio cambia, esattamente come il corpo umano, e ecco perché bisogna sostenere le società che si sforzano di trovare nuove idee e progettualità, vivendo il cambiamento non come una minaccia ma come un'opportunità. Inoltre, mi batterò fino in fondo affinché venga eliminato il "diritto di veto": non è possibile che i progetti saltino solo perché un componente del Consiglio federale non è d'accordo. 

 

Il presidente del Torino e Rcs MediaGroupUrbano Cairo, ha posto invece l'attenzione sull'involuzione che il mondo del calcio ha avuto nell'ultima decade: l'indebitamento del settore calcistico sta aumentando, ha spiegato, ma credo sia necessario intervenire sui costi delle società, perché salari e stipendi oggi rappresentano il 90% delle loro uscite. 

 

Serve un intervento della Federazione a livello generale, ha concluso Cairo, perché venga posto un limite agli investimenti in base ai reali costi delle società: serve cambiare subito registro. Il presidente Lega Serie ALorenzo Casini, si è concentrato sulla necessità di semplificare la governance in quanto non è semplice mettere d'accordo tutti, senza però dimenticare altre "manovre" che potrebbero portare a maggiori ricavi.

 

Pensiamo al settore delle scommesse, quello del "betting", ha aggiunto Casini, e al fatto che in Francia viene riconosciuta un'entrata a chi produce l'evento su cui poi si scommette. In Italia non è nemmeno concessa la possibilità di fare pubblicità a bordo campo, ha rimarcato, e poi purtroppo il nostro mondo calcistico non ha potuto sfruttare l'effetto Cristiano Ronaldo negli stadi per colpa della pandemia, fattore quest'ultimo che non va sottovalutato.

 

Al centro del dibattito è finito anche il tema della tecnologia, con Stefano Azzi che ha sottolineato come sia importante puntare su diversi aspetti, come l'attenzione e coinvolgimento del pubblico. Streaming e modalità interattive sono occasioni da sfruttare, ha spiegato ancora il Ceo for Italy di Dazn Group, perché sugli aspetti tecnologici c'è da lavorare e ci permetteranno di migliorare il prodotto finale. 

 

Infine, la parola è passata all'amministratore delegato Sky Italia Andrea Duilio, che ha acceso i riflettori sul tema della pirateria. Si tratta della più grande differenza tra Uk e Italia, ha concluso (Sky infatti trasmette in diretta la Premier League), che svaluta pesantemente il prodotto calcio: toglie posti di lavoro, causa meno entrate allo Stato italiano e si tratta di una mancanza di rispetto nei confronti di chi paga il servizio.

 

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