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| 12 set 2022 | 20:29

La corsa alla legna (da ardere): con il caro bollette è boom di richieste ed i prezzi raddoppiano in Trentino

Rispetto all'anno scorso, dice a il Dolomiti il funzionario del Servizio foreste della Pat Valentino Gottardi, i prezzi di vendita del legname in bosco è sostanzialmente raddoppiato. I rincari stanno però mettendo in crisi anche la filiera del legno arredo: "Ad ottobre si rischia il black out"

TRENTO. Gli aumenti straordinari di gas ed energia registrati in questi ultimi mesi stanno avendo effetti a cascata su moltissimi settori ed i rincari, mentre l'inverno si avvicina e la stretta russa sulle forniture di gas non accenna ad arrestarsi, hanno spinto il Governo a mettere in campo una serie di misure straordinarie (Qui Articolo) per fronteggiare la situazione. Ma mentre i prezzi del gas continuano a mantenersi su livelli altissimi in molti, anche in Trentino, stanno puntando sulla legna da ardere (e sul pellet) per cercare di combattere il caro bollette, una situazione che ha portato inevitabilmente ad un grande aumento della domanda e, di conseguenza, dei prezzi (Qui Articolo).

 

Parlando di numeri, spiega infatti a il Dolomiti il funzionario del Servizio foreste della Pat, Valentino Gottardi, il prezzo di vendita del legname ancora in bosco, quello per il quale l'acquirente deve provvedere al taglio ed esbosco e che rappresenta quindi il 'punto di partenza' per la vendita del materiale, è sostanzialmente raddoppiato rispetto all'anno scorso. “Se prendiamo in considerazione – spiega Gottardi – i dati raccolti nel Portale del legno nell'estate del 2021, per quanto riguarda le latifoglie il prezzo base d'asta per i lotti era di circa 30-35 euro a tonnellata, mentre nell'estate 2022 si è passati a basi d'asta di 40-60 euro a tonnellata”.

 

Il dato più significativo, e importante, è però ovviamente quello relativo al prezzo di vendita: “Che è passato – continua il funzionario – dai 30-35 euro a tonnellate dell'estate 2021 ai 65-70 euro di quest'anno. L'anno scorso poi i partecipanti alle aste stesse erano meno e alcuni lotti rimanevano invenduti. Quest'anno le ditte sono molte di più, le aste più partecipate e per il forte aumento della richiesta non ci sono lotti che rimangono invenduti”. Il prezzo ovviamente, dice Gottardi, è variabile e cambia in base a tutta una serie di fattori, ma mediamente il dato per quest'anno riporta in sostanza, come detto, un raddoppio dei costi.

 

Per quanto riguarda le forniture di legna in Trentino comunque (dove le foreste ricoprono il 63% del territorio provinciale), la situazione “non è allarmante” continua il funzionario del Servizio foreste della Pat, a fronte però di un esborso ovviamente maggiore da parte degli acquirenti: “Come l'anno scorso – dice – una parte di materiale arriva anche da fuori Provincia e quei flussi stanno continuando. Il sentore in generale è che con il caro bollette molti si stiano spostando verso l'utilizzo della legna nelle varie valli del Trentino. Il primo passo è stato indirizzarsi verso il pellet e l'utilizzo della stufa in casa, ma a fronte dell'aumento molto importante che ha subito il pellet stesso (il cui prezzo è aumentato anche di quattro volte rispetto allo scorso anno), in molti hanno guardato ad altre fonti, come appunto la legna, più 'scomoda' ma più facile da reperire in questa fase”.

 

Guardando poi all'intera filiera del legno, in particolare a quella dell'arredo, questi rincari stanno avendo effetti deleteri, come evidenziato negli ultimi giorni da Confagricoltura Trentino, che aveva parlato di un “aumento senza precedenti dei costi di produzione” nel settore (Qui Articolo). “La parte industriale della filiera – diceva infatti l'organizzazione degli agricoltori – sta facendo i conti con l'impennata degli oneri legati alla logistica e con la tendenza dei Paesi esportatori a utilizzare le produzioni nazionali per rispondere alla domanda interna”. Secondo Federlegno, i costi di segatura e cippato per gli effetti della guerra del gas sono quadruplicati.

 

“Con il prezzo dell'energia alle stelle – aveva spiegato il vice-presidente di Federlegno Arredo Paolo Fantoni all'Agi – il mercato compra tronchi interi per trasformarli in pellet, un fenomeno deleterio che mette in difficoltà interi distretti industriali. Basti pensare che già oggi ci sono produzioni sospese in alcune aree per mancanza proprio di quel legno che fino a poco tempo fa era lo scarto della filiera. Il fatto di elevare i prezzi del 200%/300% fa sì che certe convenienze possano venire meno con il risultato di ritrovare la competitività dell'intera filiera del mobile italiano compromessa”.

 

Allo stesso tempo, precisava alla fine d'agosto in una nota il presidente di Federlegno Arredo Claudio Feltrin, i rincari si stanno facendo sentire in maniera molto pesante anche nelle aziende più energivore della filiera: "Purtroppo nel giro di pochi giorni la situazione è precipitata, i costi per le nostre aziende energivore, ovvero quelle di pannelli che rappresentano il primo anello della filiera, sono ormai fuori controllo ed escludendo di far ricadere tali aumenti sul consumatore finale, i nostri imprenditori non hanno altra scelta se non interrompere le produzioni già nelle prossime settimane e chiedere la cassa integrazione per i propri dipendenti. Uno scenario davvero fosco che in tempi celeri coinvolgerà l'intera filiera del legno-arredo, che riuscirà ad evadere gli ordini solo in base alle scorte di magazzino che, a voler essere ottimisti, possono durare al massimo un mese e mezzo. Tradotto, già ad ottobre ci sarà il black out della nostra filiera". 

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