Dazi, borse a picco e "metodo Trump", l'analisi di Paolo Collini: "Un disastro voluto, e per questo ancora più preoccupante. L'incertezza può portare alla recessione"
Tra dazi, tensioni geopolitiche e mercati in subbuglio, l’economia globale affronta un’incertezza senza precedenti: “Con i dazi stiamo assistendo alla messa in campo del ‘metodo Trump’: il suo obiettivo era quello di innescare una serie di trattative? Non saprei, ma è incredibile che si sia avventurato in questa spirale in cui non esistono vincitori”, spiega Paolo Collini, economista ed ex rettore dell’Università di Trento, che analizza cause e rischi di una crisi che minaccia i mercati di tutto il mondo

TRENTO. In questi giorni, in un modo o nell’altro, tutti parlano di borse.
Tra annunci di dazi, tensioni geopolitiche e un’incertezza che sembra avvolgere ogni aspetto della vita economica, investitori, imprese, consumatori (e semplici cittadini) sono tutti col fiato sospeso, in attesa di “qualcosa”.
E mentre i listini oscillano e i titoli di giornale si rincorrono, dipingendo un’economia globale a un bivio, forse è il momento di rallentare e di fare un punto della situazione, per soffermarsi su cause ed effetti di un quadro internazionale forse mai così difficilmente interpretabile e prevedibile.
“La fotografia del momento attuale? Un autentico disastro”, dice a il Dolomiti Paolo Collini, economista e rettore dell’Università di Trento dal 2015 al 2021.
“I mercati azionari sono in subbuglio: si respira un clima di incertezza, e questo spaventa le borse. Un’incertezza diffusa e profonda, innescata dalla vera e propria guerra doganale e di dazi che Trump ha dichiarato al mondo intero, nessuno escluso. Si è innescata così una reazione a catena che non può che ripercuotersi sull’economia mondiale con effetti negativi”.
Per comprendere meglio le dinamiche in atto, il professore fa un rapido passo indietro: “La globalizzazione in questi decenni ha portato a una grande apertura degli scambi commerciali tra Paesi e una complessiva riduzione dei dazi: questo ha prodotto quella che è un’evidente crescita dell’economia mondiale. Oggi però c'è la percezione che in un contesto di crescita generale, qualche Paese è cresciuto più di altri. I Paesi più sviluppati, soprattutto la classe media (vale per gli Usa ma vale anche per noi) hanno la sensazione di aver perso terreno quando vedono altri crescere di più”.
Ma ora a quanto pare il vento sta cambiando. “Cosa succede?”, riprende il professore. “Che gli Stati Uniti, che storicamente beneficiavano del loro dominio geopolitico nel mondo occidentale anche dal punto di vista economico, ora vedono la loro leadership non generare più grandi benefici e grandi vantaggi. Sia ben chiaro, gli Usa restano leader per tanti aspetti: non dimentichiamoci per esempio che il dollaro è sempre la prima moneta di riserva mondiale ed è la valuta degli scambi internazionali. Ma stanno cominciando a dover fare i conti con alcuni problemi che, dopo essere stati un po’ ignorati o sottovalutati negli ultimi anni, oggi sono diventati pressanti: penso al deficit annuale al 7% e debiti accumulati enormi. Spesso parliamo delle difficoltà dell’Italia sul tema, ma non è che gli Stati Uniti siano messi tanto meglio…”.
Le tensioni però non si limitano ai confini americani: “Che nei confronti dell’Unione Europea ci sia un certo fastidio di Trump lo si nota spesso. Gli Stati Uniti pagano la buona parte delle spese per la Nato, una ripartizione ‘eredità’ di un periodo in cui l’Europa usciva con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale. Dal punto di vista degli Usa oggi invece l’Europa sta bene, anzi: agli occhi degli americani, da alleati un po’ sudditi siamo diventati concorrenti commerciali. Sul tema della difesa non hanno tutti i torti a voler rivedere quelle ripartizioni sulle spese della Nato, forse un po’ di ragione la avrebbero pure”, spiega Collini.
E a condire il tutto c’è il “metodo Trump”, un approccio che mischia grandi responsabilità ad una teatrale (e spaventosa) imprevedibilità. “Con i dazi come in tante altre situazioni stiamo assistendo alla messa in campo del ‘metodo Trump’: della serie, lancio la bomba e vediamo cosa succede. Il suo obiettivo era quello di innescare una serie di trattative con i vari Stati? Insomma, Trump crede davvero che questa follia dei dazi sia uno strumento economico efficace, o li sta semplicemente usando come un’arma politica per ottenere dei vantaggi in sede di trattativa? Non saprei dare una risposta a questo dilemma, onestamente: perché una caratteristica che abbiamo imparato a proposito del presidente degli Stati Uniti è che con Trump, tutto è possibile, non c’è buonsenso che tenga. Ama l’azione di forza, e l’idea che gli Usa appaiano forti. Con la sua spregiudicatezza ha fatto crollare la borsa, che nel suo Paese è ancora più importante che altrove. Sarà una burrasca temporanea? Forse, ma di sicuro ha già creato danni importanti: è incredibile che si sia avventurato in questa spirale in cui non esistono vincitori”.
Il professore non usa mezzi termini: nessuno vince in questa guerra commerciale, ma qualcuno potrebbe perdere meno degli altri. “Peraltro gli Usa hanno molto da perdere: che i dazi generino inflazione, è matematico. I prezzi aumenteranno e il potere d’acquisto degli americani calerà. Sotto tutti i punti di vista, stiamo assistendo a una vera e propria follia”.
Collini aggiunge quindi una riflessione sul ruolo globale degli Stati Uniti: “Trump continua a considerare gli Stati Uniti come il centro del mondo, ma guardiamo le cose da un’altra prospettiva: stiamo parlando di un Paese di 350 milioni di abitanti, ma se mettiamo insieme l’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada, magari la Turchia, stiamo parlando di più del doppio di abitanti e di ‘consumatori’. Insomma, davvero gli Stati Uniti si ritengono i più importanti di tutti? Certo, c’è l’aspetto – tenuto un po’ sullo sfondo – della forza militare, ma è un settore in cui l’amministrazione Trump sta di fatto disinvestendo”.
“Mettiamo che davvero adesso partano trattative tra Usa e i vari Paesi – riprende Collini -: ma come si potrà considerare Trump un partner attendibile e affidabile, dopo tutto quello che ha detto e fatto? La scenetta con Zelensky è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare: c’è ancora credibilità nel modo di fare ‘diplomazia’ del presidente americano? È una domanda che sorgerà spontanea, vista la tendenza di Trump a rompere qualunque schema di comportamento”.
Le borse internazionali intanto hanno vissuto giornate che qualcuno ha paragonato al post-11 settembre: secondo Collini non esistono precedenti di questa portata, in tempi recenti. “Forse la crisi del 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, quando c’era la sensazione che potesse ‘venire giù tutto’. Ma qui c’è un elemento differente e forse ancora più preoccupante: la volontà di azione. Trump ha voluto creare volontariamente questo scompiglio. E questo aggiunge incertezza all’incertezza: nessuno può prevedere quali saranno le prossime mosse e questo crea una situazione complicatissima per i mercati e per le borse di tutto il mondo”.












