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| 15 mar 2025 | 12:30

"Non ho preso una decisione, il 14 aprile risponderò a tutto", nonostante le chiusure Malagò pensa ancora al quarto mandato alla guida del Coni: "Sono fatalista"

L'attuale normativa non prevede un quarto mandato per Malagò ai vertici del Coni. Le nuove elezioni sono tra 100 giorni, Malagò: "Non ho preso una decisione, fino a quella data resto ottimista e fatalista"

di Marco Marangoni

TRENTO. Quando mancano 100 giorni alle nuove elezioni, la legge vigente non prevede un quarto mandato per il dirigente romano che annuncia, “non ho preso una decisione, il 14 aprile risponderò a tutto”.

 

L’era di Giovanni Malagò al timone del Comitato olimpico nazionale italiano sta volgendo al termine. Poco più di tre mesi, circa 100 giorni, e il Coni avrà un nuovo presidente perché la legge attualmente in vigore – mai dire mai, ma al momento non ci sono sprazzi di una modifica immediata – non consente di andare oltre i tre mandati.

 

Malagò è il terzo presidente più longevo dello sport italiano dopo il lungo regno di Giulio Onesti e i quattro mandati di Gianni Petrucci tra le fine degli anni ’90 e il 2013. Le elezioni sono già fissate per giovedì 26 giugno 2025 al Centro di preparazione olimpica intitolato a Onesti a Roma.

 

“Non ho preso una decisione, ho comunicato che alla prossima Giunta e Consiglio del 14 aprile risponderò a tutto, fino a quella data resto ottimista e fatalista”, ha detto pochi giorni fa l’attuale numero uno dello sport italiano.

 

Il 66enne dirigente romano dal 19 febbraio del 2013 a oggi ha fatto tanto: dall’organizzazione all’innovazione ma soprattutto Italia ai vertici nello sport (primi posti nei medaglieri delle Olimpiadi estive e invernali) e della politica sportiva internazionale, con il fiore all’occhiello aver ottenuto i Giochi olimpici della neve e del ghiaccio del 2026 con Milano Cortina.

 

Il ministro dello Sport, Andrea Abodi sono mesi che chiude ad un Malagò-quater (“Legge non prevede quarto mandato” oppure “Malagò chiude con questo mandato”, le parole del ministro in varie occasioni). C’era, o forse c’è ancora in qualche cassetto soprattutto in casa Lega con i governatori  Zaia e Fontana in testa, l’ipotesi di un prolungamento fino ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026 ma servirebbe una deroga. Qualcuno storce il naso.

 

Ma c’è di più. Nei prossimi 100 giorni lo sport mondiale cambierà volto: alla guida del Comitato olimpico internazionale non ci sarà più Thomas Bach, grande sostenitore, oltre che amico, di Malagò. Tra pochi giorni il Cio cambierà volto, dal presidente (forse la prima donna?) all’Esecutivo (lo governo).

 

Malagò spera fino all’ultimo ma più il tempo passa e più si affievoliscono le speranze del quarto mandato. Alcune settimane fa è stata inviata una lettera indirizzata anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, una sorta di petizione a favore di Malagò ma pare non abbia sortito gli  effetti sperati. A inviarla è stato Sergio D’Antoni, già viceministro, ex leader della Cisl, dal 2014 presidente del Coni Sicilia e da sempre a favore dell’estensione dei mandati anche per i presidenti regionali.

 

Malagò quando lascerà il Coni resterà presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 e membro del Cio. L’attuale segretario generale del Coni, Carlo Mornati è stato da poco eletto segretario generale del Coe, i Comitati olimpici europei. Il vice presidente vicario, Silvia Salis è in piena campagna elettorale nella corsa a sindaco a Genova per il centrosinistra.

 

Nel frattempo si sono concluse le elezioni delle singole federazioni (50 in totale), 16 i nuovi presidenti, due le donne elette. Le due donne presidenti federali sono Laura Lunetta,  riconfermata alla guida della danza sportiva, e Maria Lorena Haz Paz eletta nuovo numero uno del cricket. Se si parla di donne tale primato spetta alla trentina Paola Mora, nel 2017 prima donna eletta a capo di una struttura del Coni: il Comitato regionale di Trento.

 

Dei nuovi sedici presidenti federali diventati di diritto membri del Consiglio nazionale, c’è anche il bolzanino Stefano Podini che da alcuni mesi guida la pallamano italiana dopo essere stato per diversi anni comunque ai vertici.

 

Hanno iniziato il loro nono mandato – la legge del limite dei mandati non vale per le federazioni dove c’è la regola del 66% – Sabatino Aracu alla guida degli sport rotellistici e Luciano Rossi presidentissimo del tiro a volo dallo scorso anno anche a livello mondiale.

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