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Trento
04 agosto | 18:31

Polemica sull'Icef, Spinelli: "Riforma equa". Ma Grosselli: "Ha capito bisi per fave oppure non ha letto le stime: così come vuole la Provincia sarà un salasso per le famiglie"

Il vice presidente della Provincia, Achille Spinelli, difende la riforma Icef: "Strumento più equo che tutela famiglie, disabili e lavoro femminile". Ma non è così per il segretario della Cgil, Andrea Grosselli: "In fondo è sempre lo stesso film. Nell'illusione di poter registrare qualche nuovo nato in più, alla Giunta Fugatti interessano solo i ricchi bonus dedicati a poche famiglie, invece di politiche strutturali che puntino a un vero benessere delle famiglie trentine che i figli li hanno già"

TRENTO. "Stavola Spinelli ha capito bisi per fave oppure il vice presidente non ha letto per davvero le stime di Irvapp". Questo il commento di Andrea Grosselli. Il segretario della Cgil torna sulla revisione dell'Icef avanzata dalla Provincia di Trento. "Bastano due grafici per capire che le famiglie con due redditi il nuovo indicatore sarà un salasso. Altro che equità, altro che valorizzare l'occupazione femminile".

 

E' ancora alta la polemica per la revisione dell'Icef. "Gli obiettivi principali della proposta - le parole di Achille Spinelli, vice presidente della Provincia - sono quelli di riportare l’indicatore a uno strumento di misurazione che garantisca maggiore equità, semplificazione, chiarezza e trasparenza, oltre all'aggiornamento dei parametri di riferimento".


Le istanze presentate dalle sigle sindacali e da Acli "erano già state prese in considerazione nelle ultime riunioni del Comitato tecnico di esperti Icef del luglio scorso, ai quali erano presenti gli stessi proponenti", dice Spinelli. "In quel contesto era stata esaminata approfonditamente la proposta di rimodulazione e reintroduzione delle deduzioni forfettarie. Era stato quindi presentato un approfondimento curato da Fbk-Irvapp - l’Istituto per la ricerca valutativa sulle politiche pubbliche - sulle deduzioni per le spese di produzione dei redditi e lavoro femminile, confrontando lo stato attuale con lo scenario di riforma e con un ulteriore scenario che modifichi, rispetto a quest’ultimo, solo la modalità di calcolo delle spese di produzione del reddito delle lavoratrici donne".

 

Messi a confronto i tre scenari in termini di calcolo delle deduzioni, spiega la Provincia, si è dimostrato concretamente che la riforma migliora l’equità tra le famiglie, pur aumentando in alcuni casi il valore Icef, sia rispetto all’Icef attuale, sia alla proposta avanzata dai sindacati. "L’analisi delle parti sociali, sostanzialmente, non tiene conto della logica di fondo e della logica del processo, che non è volto a danneggiare le famiglie ma a ripristinare una valutazione più corretta. Le variabili specifiche delle condizioni dei componenti del nucleo sono da valutare nell’erogazione delle prestazioni e non nella misurazione della 'ricchezza' delle famiglie. Appare singolare che i sindacati propendano per l’applicazione di deduzioni arbitrarie, piuttosto che basate sull’effettivo ammontare del reddito. Le simulazioni condotte, di fatto, smentiscono le legittime preoccupazioni dei sindacati in ordine alla tutela del lavoro femminile ed al lavoro di entrambe i genitori: vengono invece valorizzate all’interno della disciplina con il raddoppio della percentuale e del tetto massimo di deduzione per lavoro".


Per valorizzare "veramente il lavoro femminile è necessario che tale valutazione sia effettuata al livello di erogazione dei benefici che prevedono tale incentivazione e non di misurazione del livello della condizione economica", prosegue Spinelli. "E' quindi necessario procedere a una valutazione approfondita nelle domande e nelle misure adottate, per esempio considerando correttivi specifici volti a riconoscere e sostenere la condizione della donna lavoratrice. L’attuale complessità raggiunta dall’Icef e la difficoltà a una corretta governance, visto il cumulo di deduzioni in alcuni ambiti, è tale da ritenere iniquo l’attuale indicatore. Per quanto riguarda la riforma dell’Aup e dell’indicatore Povertà, queste entreranno comunque in vigore a partire da giugno 2026 e le modifiche, rispetto all’attuale configurazione degli aspetti caratterizzanti l’indicatore, sono minime".

 

Per contro, l’esclusione dell’Assegno Unico Universale dal calcolo del reddito (nessun cumulo) "costituisce un significativo vantaggio per le famiglie (156 euro mensili in media per figlio in provincia di Trento), soprattutto per quelle numerose, le quali sono ulteriormente tutelate dai coefficienti previsti nella scala di equivalenza", continua Spinelli. "Tali considerazioni sono anche emerse nel recente incontro con le rappresentanti del Forum provinciale delle famiglie. Altrettanto nessuna modifica investe la condizione di disabilità, che continua ad avere le necessarie e giuste tutele: verrà infatti introdotto il prossimo anno uno specifico indicatore per la disabilità e la non autosufficienza. Confermo in ogni caso la massima disponibilità a momenti di confronto in itinere; ribadisco la volontà della Giunta di ridurre al minimo gli effetti per i nuclei. Inoltre, come ho confermato in sede di Comitato Icef, sia con il Forum, sia con le rappresentanze sindacali, la revisione verrà applicata in modo graduale, accompagnando le strutture della Provincia in modo tale da garantire in prima applicazione una sostanziale assenza di impatti sulle politiche. Il tutto sarà inoltre attentamente monitorato anche con il prezioso aiuto di Irvapp".

Un'analisi che non convince per nulla il segretario della Cgil. "Il vice presidente non ha letto le stime Irvapp che certificano la situazione in quanto ha confrontato il nuovo indicatore voluto dalla Giunta Fugatti con quello vecchio. Per esempio, se non si interviene altrimenti, saranno migliaia le famiglie con almeno un figlio e due genitori che lavorano, che non riceveranno più l'assegno unico provinciale superando la soglia Icef di 0,30. E per tutti gli altri nuclei con due redditi i benefici saranno ridotti".

 

In generale, evidenzia Grosselli, saranno di più le famiglie che vedranno aumentare il proprio indicatore pur avendo gli stessi redditi e patrimonio. Se poi hanno avuto la 'disgrazia' anche di aver ricevuto un minimo aumento di stipendio, allora non avranno molte speranze di rientrare nei parametri per gli sconti tariffari o per il sostegno ai figli. Non lo dicono i sindacati ma sempre Irvapp. A dimostrarlo anche i freddi numeri: nel vecchio Icef una donna con 20.000 euro di reddito lordo annuo beneficiava di deduzioni tra 8.500 e 10.500 euro, riducendo così il peso del suo reddito sull'indicatore. Col nuovo Icef si scende a 4.000 euro di deduzioni. A pagare quindi il conto della riforma saranno le famiglie trentine in cui papà e mamma, magari facendo i salti mortali tra mille incombenze, lavorano entrambi".

La strada per i sindacati è un'altra. "Se davvero Spinelli avesse voluto rendere più equo l’Icef avrebbe potuto, nell'ordine, garantire il potere d'acquisto dei benefici alle famiglie indirizzando l'Icef all'inflazione, aumentare i sostegni alle madri che lavorano, dare certezza ai nuclei familiari dell’accesso ai sostegni territoriali per i figli. Invece a settembre molte famiglie vedranno lievitare il proprio Icef, anche in assenza di cambiamenti significativi dei redditi e dei patrimoni. Ma non potranno sapere se godranno di riduzioni delle tariffe degli asili nido, se avranno sgravi sui costi della mensa o del prolungamento d'orario delle scuole d'infanzia, se potranno continuare a beneficiare dell’assegno unico provinciale".

 

I sindacati invece avevano proposto "una rimodulazione delle deduzione dei redditi da lavoro femminile per renderla più efficace e equa. Ma invece di aprire un confronto sulla base dei dati in possesso della Provincia, le strutture si sono limitate a bocciare la nostra ipotesi, senza provare a ragionare su alternative plausibili. In fondo è sempre lo stesso film. Nell'illusione di poter registrare qualche nuovo nato in più, alla Giunta Fugatti interessano solo i ricchi bonus dedicati a poche famiglie (vedi superbonus per il terzo figlio), piuttosto che politiche strutturali che puntino a un vero benessere delle famiglie trentine che i figli li hanno già. Queste agli occhi della coppia Fugatti-Spinelli contano evidentemente di meno. Ma intanto fatalmente ogni anno i nuovi nati in Trentino calano", conclude Grosselli.

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