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Trento
26 maggio | 19:22

Povertà, in Trentino oltre 60 mila persone a rischio: pesano le paghe troppo basse e il costo della casa

Oggi la povertà riguarda, in tanti casi, anche chi un lavoro lo ha, ma fatica ad arrivare a fine mese. Le categorie più colpite sono quelle “deboli”: su tutti, i giovani, le donne e le famiglie numerose. La sociologa Chiara Saraceno: "Essere poveri in una realtà che non lo è, come il Trentino, è ancora più pesante"

di MOb

TRENTO. Per essere una delle province italiane con i dati migliori, il quadro che emerge in Trentino sul fronte della povertà è tutt’altro che rassicurante: il fenomeno d’altronde continua a toccare decine di migliaia di persone e a trasformarsi anno dopo anno.

 

Oggi riguarda, in tanti casi, anche chi un lavoro lo ha, ma fatica ad arrivare a fine mese, e le categorie più colpite sono quelle “deboli”: su tutti, i giovani, le donne e le famiglie numerose.

 

È emerso anche questo dall’intensa giornata di oggi, lunedì 26 maggio, dalla Conferenza di informazione del Consiglio provinciale promossa da Alessio Manica e Paolo Zanella (Pd), ospitata a Palazzo Trentini e dedicata al tema della povertà, giunta alla sua terza edizione in questa legislatura.

 

ISPAT: UN LEGGERO MIGLIORAMENTO.

 

Secondo i dati presentati dall'Ispat (l’Istituto di statistica della Provincia), nel 2024 in Trentino ben 37 mila persone sono a rischio povertà. Ma se si considera anche il rischio di esclusione sociale che tiene conto di indicatori come la “grave deprivazione materiale” o la “bassa intensità lavorativa” si arriva alla cifra “monstre” di oltre 60 mila individui, o se preferite di 26 mila famiglie.

 

E come ha osservato la sociologa Chiara Saraceno, intervenuta per presentare il quadro nazionale, “essere poveri in una realtà che non lo è, come il Trentino, è ancor più pesante”.

 

“Misurare la povertà - ha detto Vincenzo Bertozzi, sostituto dirigente di Ispat - non è facile perché ci sono tante misure tutte giuste. Si può misurare una famiglia per reddito o per consumi, due metodi che hanno i loro pregi e difetti e Ispat ha scelto l’analisi del reddito che dà maggiori garanzie”.

I dati, e non sarà sfuggito ai più ottimisti, mostrano un leggero miglioramento rispetto al 2023. Nel 2024 la quota di popolazione trentina a rischio povertà è del 6,9% (in calo rispetto al 7,5% dell’anno precedente) ed è la più bassa d’Italia insieme all’Alto Adige (5,9%). Ben al di sotto della media nazionale (addirittura al 18,9%). Ma, specifica Bertozzi, considerando anche gli indicatori multidimensionali come povertà, esclusione sociale e bassa intensità lavorativa il dato trentino sale all’11%, più vicino alla media del Nordest (11,2%) che a quella altoatesina (6,6%).

ASSEGNO UNICO PROVINCIALE: NEL 2024 AIUTATE 9.126 FAMIGLIE TRENTINE.

 

Uno degli strumenti centrali nel contrasto alla povertà è l’Assegno Unico provinciale istituito nel 2016: ne ha parlato Nadia Rampin, sostituto dirigente dell’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa della Pat, evidenziando come la spesa per la "quota A" dell’assegno unico sia di 21 milioni all’anno, per un totale di 9.126 famiglie supportate.

 

I principi che stanno alla base, ha spiegato la dirigente, sono l’universalità; la selettività e il condizionamento alla ricerca di un lavoro. Cinque sono le quote alle quale possono accedere le famiglie: la A per il contrasto alla povertà; la seconda aiuti per i figli minori, la terza, il sostegno per nuclei familiari invalidi e poi il sostegno e l’una tantum alla natalità. La quota A viene erogata in concorrenza con le misure statali e il massimo dell’assegno è di 950 euro al mese, 11.400 all’anno. La maggior parte dei beneficiari è attorno ai 2.000 euro l’anno con punte, poche, di 11,400. Svettano le coppie con figli, le donne e le famiglie mono genitoriali. In questa “classifica” gli anziani sono nelle posizioni di fondo. Le situazioni sono stabili e ciò viene messo in evidenza dal fatto che circa il 70% delle famiglie ripresenta ogni anno la domanda di assegno unico. Sulla situazione economica delle famiglie, ha ricordato Nadia Rapin, pesa moltissimo l’affitto.

 

E’ (ANCHE) UNA QUESTIONE DI CULTURA.

 

Un altro aspetto emerso con forza, non certo a sorpresa, è il legame tra livello culturale e povertà: lo ha ribadito Mirco Tonin, direttore dell’Istituto per la valutazione delle politiche pubbliche della Fondazione Bruno Kessler, spiegando come “le basse competenze economico-finanziarie rendono le persone più vulnerabili e meno capaci di reagire allo stress. Essere poveri significa anche avere un carico mentale che riduce la capacità di compiere scelte razionali”.

 

“Avere competenze basse significa maggiore rischio di venire sfruttato dal sistema”, ha aggiunto, sottolineando che in Trentino e Alto Adige il livello medio di competenze è simile a quello nazionale, cioè uno dei più bassi dell’area Ocse.

 

“Se è vero che il Trentino sta meglio di altri, è altrettanto vero che le reti di fragilità sono presenti anche qui”, ha concluso l’assessore Mario Tonina, intervenuto a nome della Giunta provinciale, ribadendo l’impegno della Provincia ad affrontare la natura trasversale del tema, che tocca salute, scuola, lavoro, famiglia e casa. “La politica deve fare la sua parte fino in fondo. Il tema delle vecchie e nuove povertà deve stare ai primi posti dell’agenda politica della nostra autonomia”.

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