Aperture domenicali, Unione Commercio: "Servono regole provinciali. Tuteliamo la domenica come giorno di riposo"
Il presidente Philipp Moser alla vigilia della tavola rotonda “Il commercio nell’Euregio”: “La totale liberalizzazione mette sotto pressione soprattutto le aziende più piccole”. Il tema della carenza di personale e delle aperture domenicali

BOLZANO. Domani, giovedì 24 settembre, si terrà la tavola rotonda “Il commercio nell’Euregio” per discutere la crisi del commercio in Trentino Alto-Adige e Tirolo. A organizzare l’incontro sono le FISASCAT della regione, assieme alla rispettiva sigla sindacale del Tirolo, Gpa. Presenti all’incontro anche Philipp Moser, presidente dell’Unione Commercio dell’Alto Adige, e Renato Dalpalù, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione e della SAIT, in rappresentanza dei datori di lavoro.
Phillip Moser ha risposto alle nostre domande su alcune delle posizioni che Unione Commercio porterà a questo incontro.
Tra le tematiche più calde che verranno affrontate c’è sicuramente quella delle aperture dei negozi. A riguardo, la richiesta di Unione Commercio è chiara: “Vogliamo che l’Alto Adige possa disciplinare autonomamente gli orari di apertura del commercio al dettaglio. Non riteniamo corretto che una materia così legata alle caratteristiche economiche e sociali di un territorio debba essere regolata in modo uniforme a livello nazionale”.
A spingere questa richiesta è la particolare struttura commerciale dell’Alto Adige. Come spiega Moser: “Il nostro territorio è caratterizzato soprattutto da piccole e medie imprese, aziende familiari, commercio di vicinato, ma anche da località a forte vocazione turistica. Per questo abbiamo bisogno della possibilità di trovare una soluzione costruita sulla nostra realtà”.
Soluzione che, per Unione Commercio, andrebbe trovata a livello provinciale. Secondo il presidente Moser la decisione non va lasciata al singolo perché “una totale liberalizzazione mette sotto pressione soprattutto le aziende più piccole: se alcuni aprono, spesso anche gli altri si sentono costretti a farlo per ragioni concorrenziali”. La proposta che avanza Unione Commercio è quella di identificare a livello provinciale delle regole che tengano conto delle diverse esigenze del territorio. “All’interno di questa cornice dovranno naturalmente esserci soluzioni adeguate per le località turistiche e per situazioni particolari”, sottolinea.
Anche sulle aperture domenicali Unione Commercio chiede una regolamentazione provinciale che tuteli la domenica come giorno di riposo, pur tenendo conto delle necessità delle diverse località: “L’Alto Adige ha località turistiche con esigenze diverse da quelle dei centri non turistici e proprio per questo chiediamo la competenza per poter trovare un modello equilibrato”, spiega Moser.
“La nostra posizione è sostenuta anche dalle rilevazioni disponibili: nell’indagine IPL pubblicata quest’anno il 61 per cento dei lavoratori si dichiara contrario alle aperture domenicali e l’82 per cento di coloro che oggi non lavorano la domenica afferma di non essere disposto a farlo in futuro. Anche nel nostro sondaggio tra le imprese, l’82 per cento dei partecipanti si era espresso a favore dell’impegno dell’Unione per la chiusura domenicale e festiva”, continua.
Al momento, come racconta Moser, la normativa statale prevede anche in Alto Adige che sia l’esercente a stabilire in piena libertà gli orari di apertura e chiusura senza nessun obbligo generale. Secondo Unione Commercio, però, questo metterebbe sotto pressione le piccole aziende e le imprese familiari.
“A ciò si aggiunge un problema sempre più evidente di disponibilità di personale. Se si parla di ampliare le giornate e gli orari di apertura, bisogna anche chiedersi concretamente chi dovrà coprire questi turni. Il tema riguarda quindi non soltanto il commercio, ma anche l’attrattività dei posti di lavoro, la conciliabilità tra famiglia e professione e la qualità della vita. Non a caso quasi il 56 per cento delle imprese partecipanti al nostro sondaggio aveva dichiarato di valutare una riduzione degli orari o delle aperture domenicali anche alla luce della carenza di personale e dei maggiori costi”, conclude Moser.


















