“Tenere i negozi aperti più a lungo? Non porta automaticamente a più fatturato. E la maggioranza dei consumatori non vuole fare acquisti la domenica”
A riportare i dati è l'Unione commercio turismo servizi Alto Adige, citando un nuovo studio dell'Università di Linz: “Le persone – dice il presidente Philipp Moser – non vogliono fare acquisti 24 ore su 24. Vogliono negozi attrattivi, consulenza personale e centri urbani vivi”

BOLZANO. “Aperture più lunghe non portano automaticamente più fatturato: servono regole chiare invece di una competizione per allungare gli orari di apertura”. È questo l'appello che arriva da Philipp Moser, presidente dell'Unione commercio turismo servizi Alto Adige, nel commentare i dati di un recente studio sul tema dell'Università di Linz – nel quale si riporta, tra le altre cose, come la “grande maggioranza dei consumatori” non voglia affatto “fare acquisti la domenica”.
Il lavoro di ricerca – realizzato dall'Istituto per il commercio, la distribuzione e il marketing della Johannes Kepler – rafforzerebbe, secondo l'Unione, posizioni già ribadite da tempo dai commercianti in Alto Adige, contrari a una “totale liberalizzazione” sul fronte delle aperture, vista e considerata in primis la particolare struttura commerciale altoatesina.
“Per l'Unione commercio turismo servizi Alto Adige – scrive infatti l'associazione – i risultati rappresentano un chiaro segnale nel dibattito sulla futura regolamentazione degli orari di apertura dei negozi in Alto Adige. Le persone – aggiunge Moser – non vogliono fare acquisti 24 ore su 24. Vogliono negozi attrattivi, consulenza personale e centri urbani vivi. È proprio su questi aspetti che dobbiamo puntare, invece di alimentare una costosa competizione basata su orari di apertura sempre più lunghi”.
Nel concreto, lo studio mostra un quadro “inequivocabile”, scrive ancora l'Unione: “Il 62% degli intervistati è contrario a un'ulteriore liberalizzazione delle aperture domenicali. L'indagine integra i risultati del Barometro Ipl del luglio 2026, secondo il quale il 61% dei lavoratori altoatesini intervistati si dichiara contrario alle aperture domenicali. Anche dal lunedì al sabato emerge uno scarso bisogno di interventi: solo il 16% desidera orari di apertura più lunghi durante la settimana nel commercio non alimentare, mentre il 21% lo auspica per il sabato”.
“Particolarmente significativa – continuano i responsabili dell'associazione – è un'ulteriore conclusione dei ricercatori: giornate di apertura aggiuntive non generano necessariamente un aumento dei consumi. Piuttosto, il fatturato potrebbe semplicemente spostarsi su altri giorni o verso poli commerciali più grandi, con possibili ripercussioni negative sui piccoli negozi e sui centri cittadini. Questo aspetto – precisa Moser – è particolarmente rilevante per l’Alto Adige, caratterizzato da una rete commerciale composta in gran parte da piccole realtà. Se i negozi sono costretti a rimanere aperti più a lungo, aumentano i costi del personale e di gestione, senza che per questo venga speso più denaro”.
L'Unione continua quindi a sostenere “una chiara regolamentazione legislativa degli orari di apertura del commercio” tenendo conto delle particolari esigenze delle zone turistiche dell'Alto Adige: “Le domeniche e i giorni festivi in particolare – spiega ancora il presidente dell'Unione – non rappresentano soltanto una questione economica, ma anche sociale. Le famiglie imprenditoriali e i loro collaboratori hanno bisogno di tempi di riposo affidabili e di giorni liberi condivisi. Allo stesso tempo, dobbiamo rafforzare la competitività dei negozi di vicinato e del commercio locale”.
La richiesta, dunque, rimane quella di promuovere una normativa altoatesina autonoma: “Abbiamo bisogno di una soluzione su misura per l'Alto Adige – conclude Moser – che tenga conto delle nostre specifiche condizioni economiche e sociali. L'obiettivo è definire regole chiare, equilibrate e affidabili, in grado di rafforzare il commercio locale e allo stesso tempo rispondere alle esigenze della popolazione, dei lavoratori e del turismo. L'Alto Adige non ha bisogno di più ore di vendita, ma di una maggiore qualità del commercio. Centri urbani attrattivi, buona accessibilità, imprese innovative e servizi personalizzati rappresentano il futuro del nostro commercio, non l'estensione continua degli orari di apertura”.













