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Trento
18 giugno | 15:18

Negozi e market aperti domenica e nelle feste, i sindacati dopo il passaggio di competenze al Trentino: "Non hanno generato più lavoro, rivalutiamolo"

La modifica dello Statuto porta in dote al Trentino e all'Alto Adige la competenza del commercio e la riforma entrerà in vigore tra cinque giorni. I sindacati chiedono un tavolo con le parti datoriali per costruire una proposta da presentare alla Provincia: "Il primo effetto concreto potrà essere il superamento del decreto Salva Italia, la norma che 14 anni ha introdotto una liberalizzazione senza regole"

TRENTO. Tra cinque giorni la riforma dello Statuto per il Trentino Alto Adige entrerà in vigore. E i sindacati aprono il tema sulla competenza del "commercio", una materia che dalla competenza legislativa concorrente a quella esclusiva delle Province di Trento e di Bolzano.

 

Questo significa che la Provincia di Trento acquista piena autonomia normativa in materia di aperture commerciali, senza più dover rispettare i vincoli fissati dai principi fondamentali della legislazione statale.

 

Un tema non nuovo. Nonostante i profili di incostituzionalità, la Giunta Fugatti I (con l'assessore Roberto Failoni che ha mantenuto la delega anche nel bis) aveva legiferato sulle chiusure domenicali (e nei festivi) di supermercati e negozi provinciali. Il governo aveva impugnato (e vinto), alcune attività economiche avevano promosso un ricorso al Tar e anche l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva bocciato il provvedimento.

 

Una materia che si ripropone in veste diversa con la riforma dello Statuto (Qui articolo). "Serve un approfondimento giuridico ma anche un confronto serio per evitare un ritorno al passato", le parole di Andrea Grosselli, il segretario della Cgil del Trentino nel commentare l'acquisizione di Trentino (e Alto Adige) della competenza sul commercio. "Ci sono tanti fattori che devono essere valutati per riproporre una norma che legiferi sulle chiusure dei negozi la domenica e i festivi" (Qui articolo).

 

"Il primo effetto concreto potrà essere il superamento del decreto Salva Italia, la norma che 14 anni ha introdotto una liberalizzazione senza regole, eliminando qualsiasi vincolo sugli orari e i giorni di apertura degli esercizi commerciali, consentendo aperture senza limiti per 365 giorni l’anno, domeniche e festivi compresi", spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs. "I risultati di questo modello sono sotto gli occhi di tutti: le aperture illimitate non hanno generato nuova domanda, hanno semplicemente redistribuito le vendite su un arco temporale più ampio, scaricando il costo di questa scelta sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. La conciliazione tra vita privata e lavoro è divenuta di fatto impossibile per chi opera nel settore, costretto a lavorare praticamente ogni domenica e ogni festività per sostenere un sistema fondato sulla massimizzazione dei profitti e non sui reali bisogni dei consumatori".

 

Le conseguenze "si vedono anche sul piano della sostenibilità del settore: i giovani non considerano più il commercio un ambito nel quale costruire una professionalità duratura e stabile", dicono Luigi Bozzato (Filcams Cgil), Fabio Bertolissi (Fisascat Cisl) e Vassilios Bassios (UilTucs). "I lavoratori con maggiore anzianità, quando ne hanno la possibilità, abbandonano il settore. Il risultato è un comparto in difficoltà strutturale, che non riesce a trattenere competenze e che soffre di un turnover cronico".

 

In questo scenario Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs propongono alle associazioni datoriali di avviare un tavolo per una regolamentazione condivisa. “Ci rivolgiamo a Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione e Federazione trentina della cooperazione per avviare urgentemente un confronto tra le parti sociali, con l’obiettivo di elaborare una proposta comune da portare all’attenzione della Giunta provinciale".

 

Secondo i tre sindacalisti la Provincia ha oggi gli strumenti giuridici per dotarsi di una disciplina propria sulle aperture commerciali: una regolamentazione innovativa, capace di tenere insieme sviluppo economico del territorio, tutela del tessuto commerciale locale e diritti fondamentali di chi lavora. Perché ciò avvenga in modo efficace e duraturo, è indispensabile che a costruirla siano coloro che rappresentano i veri protagonisti del settore, cioè lavoratori e imprese, e non altri soggetti.

 

"Non si tratta di tornare indietro", concludono Bozzato, Bertolissi e Bassios. "Si tratta di scegliere consapevolmente un modello diverso: più equilibrato, più attrattivo per chi vuole costruire una professione nel Commercio, più coerente con i valori e la specificità del territorio trentino. Un cambio culturale che parte dal riconoscimento che il lavoro ha un valore che va oltre la sua funzione produttiva, e che un settore sano non può fondarsi sulla compressione sistematica dei diritti di chi ci lavora".

 

I sindacati chiedono un incontro urgente alle associazioni datoriali per avviare il confronto e costruire insieme la proposta da presentare alla Provincia di Trento.

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