"Bene i tagli alle accise, ma il caro carburante c'è comunque. Rispetto al 31 dicembre un pieno al camion costa circa 172 euro in più''
L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia: "Le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici"

TRENTO. "Bene le misure varate dal Governo per contenere gli aumenti indiscriminati dei prezzi dei carburanti, ma per molte categorie la situazione è ancora molto critica".
Questa in estrema sintesi l'analisi dell'Ufficio studi della Cgia (l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre che ha fatto il punto della situazione sul caro energia in questa prima parte dell'anno contrassegnata anche dai pesanti contraccolpi effetto della guerra in Iran.
"Pur tenendo conto della riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti, di un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026 - scrive la Cgia -, dall’inizio dell’anno il prezzo del diesel è comunque aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro. Se il confronto viene effettuato sempre con il 31 dicembre scorso, oggi fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più: un incremento che, su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo".
Ma a pagare il conto, purtroppo, non saranno solo i piccoli autotrasportatori: "A farlo - prosegue la nota dell'Ufficio studi - saranno anche taxisti, bus operator e Ncc che, ricordiamo, fanno parte della cosiddetta categoria dei 'professionisti della strada' che per legge devono avere un’abilitazione professionale per guidare i propri mezzi di lavoro. Una platea di soggetti che ogni anno macina centinaia di migliaia di chilometri, di giorno, di notte e con qualsiasi condizione meteo".
A questi operatori economici, l’Ufficio studi della Cgia ha aggiunto anche gli agenti di commercio: "Un’altra categoria di partite Iva che trascorre gran parte della propria giornata lavorativa al volante. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente sono queste le attività di lavoro autonomo che più delle altre devono fare i conti con il caro carburante: nonostante i tagli introdotti dall’Esecutivo nei giorni scorsi, dall’inizio del 2026 il prezzo alla pompa del diesel è salito del 20,9%, quello della benzina del 3%. È chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici".
"A differenza delle famiglie e di molte altre imprese - prosegue la nota della Cgia -, questi settori non possono limitare l’uso dell’automezzo. E in un contesto già appesantito dall’aumento dei costi per personale, assicurazioni, pedaggi, manutenzione, il carburante è tornato, da alcune settimane, a rappresentare un fattore di instabilità del bilancio aziendale. Per queste attività, infatti, il gasolio per autotrazione incide mediamente del 30 per cento sui costi operativi. Inoltre, gli aumenti dei prezzi non hanno riguardato solo i carburanti tradizionali, ma anche le ricariche elettriche".
In effetti le flotte impiegate per il cosiddetto "ultimo miglio", ad esempio, sono ormai quasi tutte green: anche per loro non arrivano buone notizie. "Negli ultimi 20 giorni - conclude l'Ufficio studi -, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43%: un vero e proprio salasso. Va inoltre ricordato che, mentre trasportatori e aziende di bus turistici possono, almeno in linea teorica, confrontarsi con i committenti per ottenere un adeguamento dei contratti e compensare i maggiori costi, taxisti e Ncc hanno margini di manovra quasi nulli, poiché le tariffe applicate alla clientela sono regolamentate".












