“Caro-carburanti? Tra gli autotrasportatori c'è già chi lavora in perdita: se i prezzi continueranno a salire possibile si decida di tenere fermi i mezzi”
Il quadro che traccia a il Dolomiti Mirko Siviero, presidente Cna Fita Trentino Alto Adige, è poco rassicurante: “Chi ha applicato tariffe più aggressive, tagliando i margini di guadagno, oggi sta già lavorando in perdita. Tra chi ne ha la possibilità, qualcuno sta già pensando di tenere i mezzi fermi perché viaggiare non è più conveniente”

TRENTO. Prezzi dei carburanti alle stelle, difficoltà logistiche e il rischio, concreto, di vedere presto i primi autotrasportatori decidere di tenere fermi i propri mezzi per non finire a lavorare in perdita. Di fronte alla crisi energetica innescata dall'attacco israelo-statunitense all'Iran – il Dolomiti ne ha discusso i rischi in termini macroeconomici insieme all'ex rettore dell'Università di Trento, Paolo Collini – il mondo dei trasporti è tra i settori in prima linea nel gestire la complicata situazione determinata dalla sostanziale chiusura dello stretto di Hormuz – attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas mondiale – e dalle forti incertezze legate alla crisi in Medio Oriente.
“Dal 28 febbraio, dal giorno dell'attacco – dice a il Dolomiti Mirko Siviero, presidente Cna Fita Trentino Alto Adige – abbiamo visto un rincaro pari al 25/27% per quanto riguarda i soli costi del carburante. Un dato al quale vanno aggiunte le maggiorazioni logistiche, per così dire, dei costi di esercizio, che dovranno essere stimate con i dati consuntivi dei prossimi mesi. Quel che è certo però è che l'attuale clima di incertezza sta bloccando completamente la programmazione di attività future, visto che sul tema dei costi è difficile fare previsioni letteralmente da un giorno all'altro”.
Nel frattempo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, offrono poche certezze: le stime sulla possibile durata del conflitto continuano a cambiare – ieri il tycoon ha annunciato nuovamente che la guerra “finirà presto” dopo aver chiesto, senza successo, agli alleati di intervenire per garantire il transito alle imbarcazioni lungo lo stretto di Hormuz – e i prezzi del carburante non fermano la loro corsa. Stando ai dati dell'osservatorio del Sole 24 Ore, ieri il prezzo medio della benzina lungo le strade italiane era di 1,842 euro al litro (in crescita rispetto ai 1,837 del giorno precedente), quello del gasolio di 2,072 euro al litro (in crescita rispetto ai 2,067 del giorno precedente).
“Già oggi i margini di guadagno – continua Siviero – si sono assottigliati per moltissimi autotrasportatori e alcuni lavoratori, in particolare i monoveicolari, stanno lavorando di fatto in pari se non addirittura in perdita”. Nel mondo del trasporto su gomma infatti, il settore si divide sostanzialmente tra aziende che hanno la proprietà di diversi mezzi – e che li gestiscono affidandoli ai dipendenti per effettuare i viaggi – e operatori che invece acquistano in proprio il camion – le cifre si aggirano sui 300-400mila euro per i mezzi più moderni – cercando contratti direttamente con i clienti o affidandosi ad aziende che si occupano specificamente di logistica e procurano le tratte.
“Ovviamente – dice il presidente di Cna Fita Trentino Alto Adige – i monoveicolari sono i più esposti all'aumento dei prezzi. Un'azienda con diversi mezzi e dipendenti può modulare l'attività, ripianificare le tratte, cercando di assorbire il più possibile lo shock. I lavoratori singoli invece non possono fermarsi: spesso hanno un finanziamento realizzato per l'acquisto del mezzo e non hanno margine di manovra per compensare. Il problema, di fatto, è contrattuale: chi ha inserito la possibilità di rimodulare le tariffe per cause di forza maggiore può cercare condizioni migliori, gli altri devono fare una scelta. Di certo chi ha provato ad applicare tariffe più 'aggressive', con margini di guadagno minori insomma, per cercare nuovi clienti in questa fase sta già lavorando in perdita. Oggi, tra chi ne ha la possibilità, qualcuno sta già pensando di tenere i mezzi fermi perché viaggiare non è più conveniente. E se i prezzi continueranno a salire la situazione non potrà che peggiorare”.
Un problema che non riguarderebbe il solo settore del trasporti: nel contesto italiano va infatti tenuto presente che la stragrande maggioranza delle merci viaggia su gomma. Secondo un recente rapporto Istat, nel 2024 il trasporto terrestre di merci ha movimentato complessivamente 1.205,1 milioni di tonnellate, di cui il 92,1% su strada e il 7,9% su ferrovia: "Anche in termini di tonnellate-chilometro, la modalità stradale è predominante - scrive Istat - e rappresenta l'86,9% del trasporto totale". Il trasporto interno e quello internazionale hanno un ruolo e un peso sostanzialmente diversi per le due modalità; le merci viaggiano prevalentemente su ferrovia per trasporti internazionali e su strada per trasporti interni. La composizione del trasporto interno per modalità evidenzia infatti un trend ancora più netto: viaggiano su strada il 96,8% delle tonnellate movimentate sul territorio nazionale e il 91,7% delle tonnellate chilometro.
In definitiva, dice Siviero, la Cna Fita chiede quindi al governo di agire in deroga per ammortizzare i costi e garantire agli autotrasportatori “uno sgravio fiscale che compensi gli aumenti; in questo modo si potrebbe programmare almeno in parte il prosieguo dell'anno con una garanzia in più”.
Al governo si rivolge anche Ruote Libere, un'associazione che rappresenta imprese e operatori del settore dell'autotrasporto, che chiede un intervento diretto sulle accise. “Durante la campagna elettorale del 2022 Giorgia Meloni – dice Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere – aveva promesso il taglio delle accise sui carburanti accusando i governi precedenti di fare cassa sulla pelle di chi lavora. Oggi però quelle promesse sono rimaste lettera morta. Le accise non sono state ridotte e il taglio temporaneo introdotto dal governo precedente non è stato rinnovato. Tra accise e Iva lo Stato incassa ogni giorno oltre 100 milioni di euro dalla vendita di benzina e gasolio. È chiaro quindi che più il prezzo dei carburanti aumenta, più cresce anche il gettito fiscale”.
Un contesto, aggiunge Ruote Libere, al quale si aggiunge anche il recente riallineamento delle accise: “Dal 1 gennaio 2026 – continua Franchini – con il cosiddetto riallineamento fiscale, l'accisa sul gasolio è stata portata a 672,9 euro per mille litri. Un ulteriore aumento della pressione fiscale proprio sul carburante che alimenta il trasporto merci. La verità è che gli autotrasportatori stanno sostenendo costi sempre più pesanti mentre lo Stato continua a incassare. Ma senza il trasporto su strada l'economia italiana si ferma. Continuare a trattare il settore come un bancomat fiscale è semplicemente irresponsabile. Ruote Libere chiede quindi interventi immediati e concreti, a partire da due misure attuabili subito: riduzione immediata delle accise sul gasolio, almeno per compensare l'aumento introdotto con il riallineamento fiscale del gennaio 2026. Introduzione di un meccanismo automatico di riduzione delle imposte sui carburanti quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie, per evitare che ogni crisi internazionale si trasformi automaticamente in un aumento dei costi per il trasporto e per tutta l'economia”.












