“Caro energia: diesel +21%, gas +60%, di fronte alle crisi militari e geopolitiche serve sforzo europeo con nuovo Next Gen. Misure dei singoli Paesi non sono efficaci”
L'appello arriva dalla Cgia, che ha dedicato un approfondimento al tema riportando gli aumenti registrati sul fronte energetico dall'inizio della guerra in Iran: “E' ormai evidente – dicono – che le misure adottate dai singoli Paesi dell'Ue non sono efficaci, in quanto temporanee, con impatto economico molto contenuto e, soprattutto, in totale assenza di coordinamento”

VENEZIA. Mentre dalla Commissione europea è arrivata una prima chiusura in merito all'ipotesi di sospensione del Patto di stabilità – avanzata negli scorsi giorni dalle autorità italiane di fronte alle difficoltà sul fronte energetico innescate dalla guerra in Medio Oriente –, gli esperti dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre rilanciano, guardando a Bruxelles per definire misure strutturali di lungo periodo e rafforzare così la solidità dell'Unione.
Oltre alla sospensione temporanea del Patto di stabilità, in sostanza, dall'associazione Artigiani e piccole imprese arriva un appello per un “Next Generation Eu bis che, su base volontaria, consenta agli Stati membri di accedere alle risorse (a fondo perduto e prestiti) necessarie per affrontare con maggiore solidità sia le crisi militari e geopolitiche in atto che la transizione verso l'utilizzo di fonti energetiche sostenibili”.
In poco più di un mese di guerra, continuano: “I prezzi del gas, dell'energia elettrica e dei carburanti sono saliti notevolmente, alimentando il timore diffuso che questo shock possa innescare una nuova recessione economica. Non solo: è ormai evidente che le misure adottate dai singoli Paesi dell'Ue non sono efficaci, in quanto temporanee, con un impatto economico molto contenuto e, soprattutto, in totale assenza di coordinamento. È chiaro ormai a tutti che nessun Paese dispone delle risorse necessarie per reggere l'urto. Serve quindi una regia sovranazionale che, come già accaduto nel post-pandemia, sostenga in modo concreto le economie più fragili nell'interesse comune. Da Bruxelles, in altre parole, ci si attende un cambio di passo rispetto a quanto visto finora: vale a dire poco o nulla”.
Le ragioni fondamentali per richiedere un intervento dell'Ue, scrive la Cgia, sono tre: “Stabilità macroeconomica, coesione sociale e funzionamento del mercato interno. In primo luogo, gli shock energetici rappresentano tipici traumi riconducibili all’offerta, con effetti molto regressivi. L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas si trasmette rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimentando inflazione da costi e comprimendo i redditi reali. In assenza di intervento, la politica monetaria restrittiva diventa l’unico strumento di risposta, con effetti recessivi sproporzionati. Consentire agli Stati di sterilizzare questi rincari (tramite riduzioni fiscali, sussidi mirati o meccanismi di compensazione) aiuta a spezzare la trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda aggregata”.
In secondo luogo, continuano gli esperti: “Vi è una questione di equità e stabilità sociale. L’energia è un bene essenziale e la sua incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio reddito. Senza correttivi, si ampliano disuguaglianze e rischio di povertà energetica, con conseguenze anche politiche. Un intervento coordinato a livello Ue evita risposte frammentate e disomogenee che potrebbero accentuare divergenze tra Paesi. Infine, il mercato interno richiede condizioni di concorrenza eque. Differenze marcate nei prezzi energetici, dovute a capacità fiscali nazionali divergenti, distorcono la competitività tra imprese europee. Una cornice europea che autorizzi e armonizzi interventi nazionali (anche tramite flessibilità sugli aiuti di Stato e regole fiscali) riduce tali distorsioni e preserva le condizioni di parità”.
Gli interventi auspicati sono diversi: “Oltre a un provvedimento strutturale – si legge nel report della Cgia – che nell'arco di 5-7 anni acceleri la transizione energetica riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, serve sospendere temporaneamente il Patto di stabilità, permettendo ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul rapporto deficit/Pil. Allo stesso tempo, come già avvenuto nel 2022-2023, Bruxelles dovrebbe autorizzare il taglio dell’Iva sulle bollette, introdurre un tetto al prezzo del gas per arginarne la volatilità e prevedere un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia che in questo momento stanno realizzando utili spaventosi. Resta infine sul tavolo una misura molto discussa ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre più necessario per ridurre l’esposizione del mercato a shock così violenti. Senza una 'copertura' dell’Ue, appare evidente (come dimostrano sia il decreto bollette in fase di approvazione al Senato sia il decreto carburanti bis approvato dal nostro governo) che le misure di sterilizzazione degli aumenti dei prodotti energetici prese dai singoli Paesi risultano essere poco incisive e del tutto insufficienti”.
A livello numerico, dall'inizio della crisi il prezzo del diesel alla pompa è cresciuto del 21%, quello del petrolio Brent addirittura del 54% e quello del gas di oltre il 60%: “Al netto del taglio delle accise approvato dal governo Meloni il 18 marzo scorso – continuano artigiani e imprenditori – e prorogato fino al prossimo 1 maggio, il presso medio del diesel in modalità self in poco più di un mese di guerra in Medio Oriente è passato da 1,720 euro/litro a 2,084 (+21,2 per cento) e quello della benzina da 1,670 euro/litro a 1,758 (+5,3 per cento). L'impennata del prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione è stata trascinata dalla quotazione del Brent, che sempre nello stesso periodo è 'esplosa' addirittura del 54,1%. Per quanto riguarda i prezzi di borsa dell’energia elettrica e del gas, in questo mese di ostilità il primo è salito da 107,5 euro/MWh a 122,7 (+14,2 per cento), il secondo da 32 euro/MWh a 51,2 (+60,2 per cento). Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti. In particolare per le famiglie più fragili economicamente e per le imprese più energivore e gasivore”.











