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Trento
26 settembre | 10:56

"Pausa pranzo, il ticket non basta", la Cisl Fp sul buono pasto: "Impegni presi dalla Provincia sul nuovo appalto: ora si passi ai fatti, puntiamo a welfare e cumulabilità"

Il segretario della Cisl Fp, Giuseppe Pallanch, sul buono pasto nel pubblico impiego: "La soglia è stata fissata 14 anni fa in epoca di spending review e mai più aggiornata, ormai del tutto scollegata dal reale costo della vita. Il Trentino può e deve fare da apripista, utilizzando la leva della propria autonomia speciale, per superare quel vincolo"

"Pausa pranzo, il ticket non basta", la Cisl Fp sul buono pasto
di Redazione

TRENTO. "E' tempo di superare la norma Monti del 2012 che ancora oggi blocca a 7 euro il valore del buono pasto dei dipendenti pubblici". Queste le parole di Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp. "Una soglia fissata 14 anni fa dalla spending review e mai più aggiornata, ormai del tutto scollegata dal reale costo della vita. Il Trentino può e deve fare da apripista, utilizzando la leva della propria autonomia speciale, che riconosce alla Provincia competenze proprie sullo stato economico e giuridico del personale, per superare quel vincolo senza dover attendere un intervento del legislatore nazionale".

 

La Funzione pubblica della Cisl rilancia con forza la necessità di aggiornare il buono pasto, strumento che ormai non risponde più alla situazione attuale: "Il rincaro della pausa pranzo pesa enormemente sulle tasche dei lavoratori".

 

Secondo l'ultima indagine dell'Osservatorio nazionale Federconsumatori, il costo medio di un pasto (pasta, acqua, dessert e caffè) ha raggiunto quest'anno 16,19 euro a livello nazionale, contro i 15,77 del 2025 e i 15,34 del 2024. 

 

"Anche l'opzione più economica, un tramezzino con acqua e caffè, costa in media circa 7 euro. Il Trentino non fa eccezione: secondo il Rapporto ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, riferito al 2025, a Trento un panino al bar costa mediamente 5,80 euro (+6% sull'anno precedente) e un pasto in pizzeria 13,52 euro (+4%). Già nel 2024 l'Osservatorio pausa pranzo di SumUp aveva rilevato a Trento il costo medio più alto d'Italia per panino e caffè, 6,80 euro. Davanti a questi costi il ticket attuale non basta: i dipendenti sono sistematicamente costretti ad aggiungere risorse proprie per un pasto dignitoso".

 

La Cisl Fp del Trentino non si accontenta degli annunci: "Pretendiamo fatti", aggiunge Pallanch. "La Provincia ci ha comunicato che il prossimo appalto prevedrà l'inserimento dei piatti a convenzione agevolata: un impegno preciso, che ora deve tradursi in atti concreti e vincolanti, senza ripensamenti né rinvii in fase di stesura del bando. Vigileremo perché venga rispettato punto per punto, con un monitoraggio puntuale sull'effettiva applicazione delle convenzioni, per stroncare sul nascere qualsiasi speculazione".

 

Un impegno sull'appalto, per il sindacato, non basta più perché serve una riforma più ampia. "Il recente, seppur insufficiente, adeguamento del buono pasto, da 6 a 7 euro dopo 15 anni di blocco, fermo dal 2009 è stato ottenuto solo grazie alla pressione costante della nostra organizzazione", prosegue Pallanch. "Ma quell'adeguamento si scontra ora con il tetto imposto dalla norma statale del 2012: chiediamo alla Provincia di attivarsi concretamente, utilizzando l'autonomia speciale, per superare quel vincolo e riconoscere finalmente ai lavoratori pubblici trentini un buono pasto adeguato al reale costo della vita".

 

Il vero punto fondamentale, però, resta la cumulabilità del buono pasto: senza qualsiasi adeguamento resta un palliativo.

 

"E' la cumulabilità a dare ai lavoratori la libertà reale di gestire la propria spesa, sommando più giorni per un pasto dignitoso invece di sprecare ogni giorno una quota di ticket resa insufficiente dal costo della vita", prosegue Pallanch. "E' proprio su questo punto che chiediamo un impegno netto: la cumulabilità va introdotta piena e senza vincoli, senza legarla a limiti, soglie oppure condizioni d'uso che ne svuoterebbero l'efficacia. Non è una richiesta velleitaria ma è già realtà nel comparto delle Funzioni Centrali, senza inutili restrizioni, a dimostrazione che è una misura concreta e pienamente applicabile. Chiediamo semplicemente che tutti gli altri comparti raggiungano lo stesso diritto, alle stesse condizioni, senza ulteriori indugi".

 

Una misura che non riguarda un solo comparto quanto l'intero lavoro pubblico trentino, comprese le Autonomie Locali, le Apsp, e "le realtà ancora ingiustamente escluse dal sistema, la sanità pubblica e le fondazioni, oggi privi della cumulabilità già riconosciuta alle Funzioni Centrali. Ogni comparto vive le stesse difficoltà e merita la stessa attenzione, senza creare lavoratori di serie A e di serie B. Dalla Provincia pretendiamo quindi un impegno chiaro e immediato sul superamento, tramite l'autonomia speciale, della norma Monti che blocca a 7 euro il buono pasto pubblico, e sull'estensione piena della cumulabilità del ticket a tutti i comparti che ancora ne sono privi, senza restrizioni inutili nel suo utilizzo. L'obiettivo è far evolvere l'intero sistema: superare il concetto limitato di 'mensa diffusa' e compiere il salto verso un vero welfare integrato, moderno e competitivo, a difesa del reddito di lavoratrici e lavoratori di ogni comparto", conclude Pallanch.

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