“Le midterm? Una bocciatura completa delle politiche di Trump. Da Talarico a Ossoff, ecco i nuovi astri nascenti tra i dem (ma la strada per la Casa Bianca è ancora lunga)”
L'analisi del professore dell'Università di Trento Umberto Tulli dopo il netto successo democratico alle elezioni di metà mandato: “Le cause? Gli aspetti economici un elemento centrale”

TRENTO. Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno visto una vera e propria “onda blu” – dal colore tipicamente associato al Partito Democratico americano – attraversare il Paese, portando i dem a conquistare solide maggioranze sia alla Camera che al Senato. Un buon risultato dei Democratici era atteso dagli addetti ai lavori – soprattutto per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti – ma l'entità della vittoria sui Repubblicani è stata per alcuni osservatori più significativa di quanto ci si aspettasse, certificando una clamorosa sconfitta del presidente Donald Trump.
I dem sono riusciti ad imporsi anche in alcuni Stati considerati delle roccaforti repubblicane – a partire dal Texas – con un crollo elettorale del partito del presidente di proporzioni che non si vedevano dal 1974, dai tempi dello scandalo Watergate, dice il Washington Post. Al di là dei numeri, però, il verdetto politico uscito dalle urne è destinato ad avere importanti ripercussioni a più livelli – a partire dai rapporti di forza e dalle prese di posizione all'interno dei due partiti.
Ma quali sono all'indomani del voto gli scenari per i prossimi mesi? Quali gli effetti dei risultati sul mondo trumpiano? Quali le prospettive – anche in vista delle presidenziali – per i Democratici? Il Dolomiti lo ha chiesto a Umberto Tulli, professore di Storia contemporanea all'Università di Trento e grande conoscitore del contesto politico statunitense.
Portata del voto. Professore, quanto è stata ampia quest'onda blu rispetto alle grandi midterm del passato? Quali dati le sembrano più eclatanti?
L'importanza e la portata politica del voto non possono essere sottovalutate, a cominciare dalla grande affluenza preceduta da un voto anticipato e per corrispondenza già di per sé elevato. La vittoria dei democratici è ampia, forse anche più del previsto ed è una bocciatura completa delle politiche di Trump, oltre che di alcuni specifici candidati repubblicani. La vittoria democratica in Texas è significativa: lì Trump aveva vinto le presidenziali con più del 13% di scarto e alle precedenti elezioni di mid-term Ted Cruz si era imposto con una differenza di quasi 10 punti sullo sfidante democratico. Quella democratica in Texas è una vittoria completa: oltre al Senato, i democratici hanno conquistato anche il governo dello Stato (con Gina Hinojosa), il procuratore generale e, sembra (i dati non sono ancora completi), la Camera statale. Anche North Carolina e Georgia sono voti importanti.
Cause. Quanto hanno pesato il costo della vita e i dazi rispetto al giudizio complessivo su Trump? Il fronte che lo aveva portato alla vittoria nel 2024 si è incrinato?
Indubbiamente gli aspetti economici sono un elemento centrale e, probabilmente, il più importante: l'inflazione alta impedisce il taglio dei tassi di interesse promesso da Trump e si riversa sui bilanci delle famiglie americane. Ed è una inflazione in larga parte alimentata dalle scelte di Trump, a cominciare dai dazi e dalla guerra con l'Iran. Non è solo questo. La bassezza di questa campagna elettorale, la polarizzazione politica, i miliardi che sono piovuti nelle casse dei comitati elettorali dei candidati repubblicani, la violenza dell'Ice nelle città americane, le scorrettezze di Trump (a cominciare dalla guerra all'Iran senza essere passato dal Senato) sono indicatori di una degenerazione della democrazia americana. E questo spiega anche la grande partecipazione al voto. Ci sono poi le tensioni internazionali (dall'Ucraina all'Iran, passando per Israele) che pesano sul giudizio che gli americani danno di questa amministrazione. Infine, vanno considerati anche i profili "impresentabili" di alcuni candidati repubblicani. Mi riferisco in particolar modo al candidato in Texas, Ken Paxton, su cui pesano diversi scandali, tanto da essere stato messo in stato d'accusa per corruzione dalla Camera dei rappresentanti del Texas.
Cosa cambia. Con un Congresso interamente democratico, come cambiano i rapporti di forza con la Casa Bianca? Ai democratici conviene puntare su una stagione di inchieste? In politica estera possiamo aspettarci dei cambiamenti?
Il Partito democratico controlla entrambe le camere. La Camera dei Rappresentanti è centrale per l'approvazione del bilancio e, quindi, ha nei confronti di Trump un potere fondamentale. Se non si dovesse raggiungere un compromesso sulla legge di bilancio, l'alternativa è lo shutdown - una prospettiva che tutti vogliono scongiurare. Il Senato è invece l'attore centrale per la politica estera e per una eventuale procedura di impeachment del presidente. Va detto che Trump ha dimostrato in questi due anni poco rispetto per il Congresso e che ha già dichiarato che ricorrerà al potere di veto tutte le volte che vorrà ma, ora, con una maggioranza che gli è avversa, il Congresso sarà più determinato. Possiamo immaginarci qualche cambiamento sui dossier cruciali - l'Ucraina, il Medio Oriente, i dazi - ma non credo ci saranno grandi sconvolgimenti nella politica estera. Ovviamente, soprattutto quest'ultima considerazione è un'ipotesi da verificare.
Scenari. Questa sconfitta può aprire un ripensamento nel Partito repubblicano o resterà saldamente trumpiano? E tra i democratici, che hanno vinto con candidati dal profilo molto diverso, quale linea le sembra destinata a prevalere e quali nomi emergono in vista del 2028?
La stampa statunitense ha riportato giù alcuni mesi fa che Trump sta conducendo sondaggi tra i suoi finanziatori su un eventuale ticket Rubio - Vance, per cercare di capire chi dei due sia il candidato con il maggior seguito. Per quanto riguarda gli eletti repubblicani al Congresso possiamo aspettarci qualche defezione in più. Per i democratici, invece, questo voto proietta e moltiplica ambizioni ed aspettative per le prossime presidenziali. Ma due anni sono lunghi e, ad oggi, non ci sono chiari leader nel partito democratico. C'è la generazione che ha governato con Obama - Pete Buttigieg e Kamala Harris; ci sono alcuni governatori come J.B. Pritzker (Illinois) e Josh Shapiro (Pennsylvania); Gavin Newsom della California (quest'ultimo è forse più noto ed ha una visibilità maggiore). E poi ci sono gli astri nascenti di questa campagna elettorale: i giovani James Talarico (Texas) e Jon Ossoff (Georgia). La strada per la Casa Bianca è ancora lunga, per entrambi i partiti.












