Jessica, 36 anni, due figli di 3 e un tumore al pancreas, lancia una raccolta fondi: "Per guadagnare tempo e restare ancora un po' la loro mamma"
Jessica Scarpa, 36enne e mamma di due gemellini di tre anni e mezzo, combatte contro un tumore al pancreas che, nonostante un intervento e le chemioterapie, ha raggiunto il fegato: ora vuole guadagnare altro tempo di vita per stare accanto ai suoi bambini e vederli crescere. Per questo ha lanciato una raccolta fondi per accedere a un farmaco non ancora disponibile in Italia

LECCO. “Per me non è solo un farmaco, è la possibilità di restare ancora mamma, ancora presente”. È racchiusa in queste parole la speranza di Jessica Scarpa, 36 anni, residente nel Lecchese e mamma di due gemellini di tre anni e mezzo, che da oltre un anno combatte contro un tumore al pancreas.
Una battaglia fatta di interventi chirurgici, cicli di chemioterapia e una malattia che, nonostante le cure, è tornata ad avanzare, raggiungendo il fegato: ora Jessica cerca di guadagnare altro tempo, soprattutto per poter vedere crescere i suoi bambini.
Una speranza che porta il nome di Daraxonrasib, un farmaco sperimentale non ancora disponibile in Italia, per il quale ha lanciato una raccolta fondi che ha già mobilitato oltre 16.500 donatori, raccogliendo 450mila euro. Una straordinaria risposta di solidarietà alla quale si è aggiunto anche l'intervento di Regione Lombardia, che si è attivata per individuare un percorso che possa consentirle di accedere al trattamento.
“Ciao, sono una mamma innamorata dei suoi bimbi: ho due gemellini di 3 anni e mezzo – scrive Jessica nel testo della campagna Gofundme – che ogni giorno mi insegnano cos'è l'amore più puro. Fino a un anno e mezzo fa la mia vita era la loro manina nella mia, i loro mamma detti cento volte al giorno, i sogni di vederli crescere. Poi è arrivata una diagnosi che ha cambiato tutto: tumore al pancreas”.
Da allora, spiega Jessica, ha affrontato una duodenocefalopancreasectomia, un intervento di oltre dieci ore, e dodici cicli di chemioterapia durissimi. “Ho stretto i denti – dice – pensando solo a loro. Purtroppo non è finita lì: il tumore è tornato nel fegato e sta avanzando, nonostante le nuove chemioterapie che sto facendo ora”.
Oggi però, scrive Jessica, c'è una speranza che ha un nome: Daraxonrasib: “È un farmaco mirato che nei primi studi ha allungato la sopravvivenza e ha ricevuto l'approvazione negli Stati Uniti e il primo via libera in Europa. Per me non è solo un farmaco, è la possibilità di restare ancora mamma, ancora presente. Per questo ho aperto una raccolta fondi”.
E infine l'appello: “Se puoi, aiutami con una donazione, anche piccola. Se non puoi, ti chiedo solo di condividere. Ogni condivisione è un abbraccio in più per me e per i miei bimbi. Grazie di cuore, davvero”.
E la risposta è stata grandissima: la raccolta fondi ha registrato finora oltre 16500 donazioni per un totale di 450 mila euro raccolti e ad attivarsi è stata anche la Regione Lombardia.
“Regione Lombardia sta individuando un percorso – si legge nella nota diffusa – che consenta a una paziente, affetta da tumore al pancreas e già in carico all’Asst di Lecco, di accedere al farmaco di cui necessita”.
Le strutture regionali stanno verificando le possibilità disponibili e le procedure necessarie, nel rispetto delle valutazioni cliniche e delle disposizioni vigenti, con l’obiettivo di offrire una risposta concreta e tempestiva alla paziente e alla sua famiglia, individuando al contempo un percorso che possa essere valutato anche per altri pazienti che dovessero trovarsi nella stessa situazione.
“Riteniamo doveroso impegnarci – sottolinea l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso – affinché i pazienti possano accedere alle migliori cure che la medicina, grazie anche alle tecnologie più moderne, oggi messe a disposizione. Vogliamo fare tutto il possibile per aiutare questa paziente, ma anche per dare una risposta a chi possa trovarsi nella stessa situazione, di fronte a una malattia terribile come il tumore al pancreas”.
Per questo, viene spiegato, è stata acquisita la valutazione dell’oncologo di riferimento. “Per eventuali altri – chiosa Bertolaso – sarà necessario verificare, sempre attraverso il parere dello specialista, che le condizioni cliniche siano compatibili con le indicazioni previste per l’utilizzo del farmaco, in conformità con quanto oggi autorizzato dalla Fda (Food and Drug Administration, ndr), così da valutare la possibilità di presentare un’istanza di autorizzazione straordinaria tramite la struttura che ha in cura il paziente”.














