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Trump, catastrofe o soluzione? La voce dei trentini nelle vie della città

Il profilo del nuovo presidente americano e le considerazioni di alcuni trentini intervistate per le vie del centro città

Di Eugenio Calzolari, Donato Guandalini e Angelica Beccari - 10 novembre 2016 - 12:21

TRENTO. “Che bella e importante serata. Gli uomini e le donne dimenticate non lo saranno più. Tutti assieme come mai prima” twitta Donald Trump dalla sua torre. Il tycoon ha vinto le elezioni americane e dal 20 gennaio 2017 Donald Jhon Trump, nato a New York il 14 giugno 1946, diventerà a tutti gli effetti il 45° presidente degli Stati Uniti d’America. E l'America, come spesso accade in ogni paese dopo le elezioni, si divide, si scontra e dibatte, mentre le borse, dopo un primo momento di disorientamento e crolli, si sono subito adattate e riprese chiudendo in positivo. 

 

Una lunga notte, ore convulse e alla fine la proclamazione. Si è conclusa nella mattina di mercoledì 9 novembre la corsa alla Casa Bianca, dopo un testa a testa con la candidata del partito democratico Hillary Clinton. L'atto finale di una campagna elettorale tra le più dure e movimentate di sempre: un duello rusticano senza esclusione di colpi, condita da scandali e attacchi diretti.

 

Ma quale è il programma elettorale del tycoon? I punti salienti del suo progetto riguardano l’immigrazione, la politica estera, l’economia interna e le fonti di energia. Il magnate americano intende costruire un muro al confine con il Messico per evitare l’immigrazione illegale, dichiarare guerra commerciale alla Cina e debellare l’Isis, ma anche agevolare la classe media statunitense per sfruttare a pieno le fonti non rinnovabili di energia. Il neo presidente eletto vorrebbe inoltre abolire la riforma sanitaria di Obama.

 

Idee chiare, decisionismo e carisma, eppure Donald Trump aveva sempre esitato a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti, definendosi “non ancora pronto per uscire dal settore privato” in tre occasioni: nel 1988, nel 2004 e nel 2012. Dopo aver conseguito la laurea alla Wharton School of the University of Pennsylvania ha cominciato a lavorare nell'azienda immobiliare di famiglia, la Elizabeth Trump & Son, della quale prende poco dopo il comando.

 

Cambiato il nome dell'azienda in “The Trump Organization” si ritrova a gestire più di 14 mila appartamenti. Nel 1983 completa a New York la “Trump Tower”, una torre alta 202 metri, al cui interno sono presenti appartamenti residenziali e l’attuale sede del suo colosso. Qui, nella Trump Plaza, ha ospitato inoltre due edizioni di wrestling. Grattacieli, resort da mille e una notte e il wrestling uniti al successo riscosso per il suo reality show “The Apprentice”, lo rendono noto al grande pubblico statunitense: un imprenditore showman.

 

Non solo luci e successi, ma anche ombre. Nel 1984 decide infatti di investire nel business dei casinò: costruisce la prima casa da gioco ad Atlantic City, ma non è un'esperienza fortunata: dopo 7 anni è costretto a chiudere per bancarotta. Non è l'unico fallimento: in quasi 40 anni da costruttore, Trump porta infatti al crack 4 aziende.

 

La fama esaspera e divide, portando in dote anche altre contraddizioni e vizi del presidente. Insuccessi e disfatte però si possono leggere anche nella sua vita privata. Cinque figli, ma da 3 matrimoni diversi, l'ultimo in ordine di tempo è l'ex modella slovena Melania Knauss-Trump, la prima first lady straniera dal 1825.

 

Anche in Trentino il voto ha diviso la politica locale fra favorevoli e contrari, ma noi studenti del Prati, partecipanti al progetto alternanza scuola – lavoro, siamo andati a intervistare alcuni passanti nelle vie della città di Trento, che ci hanno concesso un loro parere e il loro pensiero su queste elezione.

 

Il clima generale è di stampo democratico, a favore quindi di Hillary Clinton, ma emerge la convinzione che queste siano state le elezioni presidenziali peggiori da molti anni a questa parte e l'impressione è che si sia puntato non sul candidato migliore, ma sul "meno peggio". Oltre a questa comune idea, c'è anche il timore delle possibili conseguenze che segneranno non solo gli Stati Uniti, ma anche il mondo intero. Qualcuno spera che Trump, ora al governo, attui una politica più moderata e che “la sua personalità e le sue provocazioni possano venire mitigate ed equilibrate dalla maggioranza dei senatori”.

 

Andrei, lavoratore residente a Trento, sostiene che la first lady candidata fosse più disposta a prendere in considerazione i diritti dell'Unione Europea, perchè il magnate “è bravo e fortunato in economia, ma non è in grado di rappresentare un paese. Ricordiamoci che non ha mai svolto un ruolo in prima linea nella politica”. Al contrario il suo amico Gabriel, di origine rumena, è favorevole a Trump e ritiene che la sua carenza in ambito governativo possa essere colmata dalla figura dei consiglieri. “Trump insieme a Putin metteranno fine all'Isis, e al problema degli immigrati una volta per tutte”.

 

Daniele Stabile, giovane universitario, non riesce a darsi una spiegazione su come Trump, omofobo e xenofobo, possa essere un modello e rappresentare quella parte di popolazione americana che discrimina: "La Brexit, a suo modo, ha influito sui voti degli elettori contribuendo a un cambiamento di mentalità partito dall'Inghilterra e diffusosi a livello mondiale. La candidata democratica è stata svantaggiata dall'appoggio di Michelle e Barack Obama: gli americani hanno mostrato un certo malcontento nei confronti dell'ex presidente degli Usa perché ha disatteso la grande speranza nel paese in quanto non è riuscito a mantenere le sue promesse in materia di politica interna".

 

"Hillary Clinton - ci dice l'insegnante Laura Rubagotti - promuove una mobilitazione popolare per i diritti civili che vengono mantenuti e rinforzati, al contrario delle premesse repubblicane".

 

 

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