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''Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto'' vince la Genziana d'Oro al Trento Film Festival

Tra i film premiati, largo spazio ai documentari che riflettono situazioni di fatica, lotta e rinascita, in una sorta di grande augurio per il futuro di tutti noi

Di Monica Malfatti - 09 maggio 2021 - 11:23

TRENTO. Anche stanotte le mucche danzeranno sul tetto di Aldo Gugolz si è aggiudicato la Genziana d'Oro in questa 69. edizione del Trento Film Festival. La storia di Fabiano, Eva e del loro alpeggio ha dunque conquistato la Giuria internazionale, spronandoci a riflettere sul significato autentico del concetto di rinascita e di tutto ciò che un nuovo inizio può portare con sé.

 

La nascita di un bambino in un contesto così difficile e cangiante come quello di un pascolo alpino è sintomatico dello stesso rinnovamento del quale si fa portavoce anche Die letzten Österreicher, il film vincitore della Genziana d'Argento per il miglior contributo tecnico-artistico. Qui si tratta di resistere e rinnovarsi in un ambiente socialmente ed economicamente ostile, come testimoniano gli eredi di quelle famiglie austriache emigrate a Königsfeld nel XVIII secolo. C'è chi vuole andarsene e chi preferisce restare, lottando strenuamente contro le difficoltà.

 

Le stesse difficoltà che affronta costantemente la 17enne Stanzin, protagonista del film che ha conquistato il Premio della Giuria. Chaddr – A River Between Us narra di come questa giovanissima ragazza s'incammini lungo una pericolosa strada per frequentare la propria scuola, a chilometri di distanza da casa, nel Kashmir. Ancora una storia di resistenza, in un luogo stavolta ambientalmente inospitale, che di fatto sta parallelamente affrontando dei grandi e seri cambiamenti climatici.

 

Gli stessi cambiamenti climatici sono poi protagonisti del film Icemeltland Park, che ha conquistato la menzione speciale della Giuria: un documentario in grado di affrontare l'urgenza del riscaldamento globale da un punto di vista innovativo. I filmati dei ghiacciai che si sciolgono e di varie altre catastrofi ambientali sono proposte allo spettatore quasi si trattasse del visitatore di un agghiacciante parco divertimenti, ricordandoci parimenti allo stesso modo come i veri visitatori del pianeta Terra restiamo noi: ospiti e mai padroni di una natura in continua trasformazione.

 

Proprio di trasformazione parla anche la seconda menzione speciale, quella riservata a The Magic Mountain, un documentario che esplora, in un'interessante ed altrettanto innovativa ricognizione, tre luoghi in Europa dove grotte, tunnel e cave hanno aperto nuove vie di comunicazione. Una comunicazione non soltanto fisica, ma anche simbolica, come un vero e proprio ponte magico che ci rende in grado di fare nostre le forze della montagna e del sottosuolo, trasformando e migliorando le nostre vite.

 

Di vite da trasformare e migliorare parla anche il vincitore della Genziana d'Oro al miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna. Il Premio, assegnato dal CAI è stato conquistato da Holy Bread, drammatica denuncia delle condizioni di sfruttamento lavorativo cui soggiacciono i cosiddetti kulbari curdi, portatori di frontiera che sopravvivono a spostamenti strazianti per poter provvedere alle loro famiglie.

 

Spostamenti di resistenza, appunto, così diversi in sé da un altro spostamento vincitore al Festival.: la camminata protagonista di One day, film in grado di aggiudicarsi la Genziana d'Oro al miglior cortometraggio. Qui la telecamera segue gli spostamenti di un uomo in età avanzata che cammina lungo un nebbioso sentiero di montagna, in Cina. Il documentario si snoda lento lungo il corso di giorni e stagioni, seguendo la tranquilla cadenza del lavoro dei campi, in un'atmosfera altrettanto tenue e sobria, cui contribuisce anche l'assenza di dialoghi. Al centro di tutto, il rapporto fra l'uomo e l'operosità della propria attività, insieme alla fatica che essa comporta.

 

Lo stesso rapporto è per certi versi al centro dell'ultimo film premiato dalla rassegna: Here I Am, Again. La coraggiosa vicenda dell'alpinista e zoologo bulgaro Boyan Petrov, scomparso nel 2018 sulla Shisha Pangma, ha commosso e destato ammirazione nella Giuria internazionale, che ha conferito al film il Premio “Città di Bolzano” al miglior film di esplorazione e avventura. La resilienza di Petrov è stata, per tutta la sua vita, sinonimo di resistenza: sopravvissuto a due cancri e costretto a convivere con il diabete, le sue condizioni di salute non gli hanno tuttavia impedito di tentare la conquista di tutti i 14 ottomila, senza ausilio di ossigeno supplementare. Chiunque altro, al suo posto, si sarebbe arreso, ma non Petrov: nemmeno un grave incidente stradale è riuscito a fermarne i sogni e la volontà. “La sua storia potrebbe essere l'incarnazione stessa del coraggio” ha commentato la Giuria, motivando il premio, “lo stesso coraggio che ci porta a chiederci se una montagna possa insegnarci ad essere combattenti e a sopravvivere”.

 

 

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