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Blocchi di cemento sulla ferrata Bepi Zac. Degasperi: "Uno sfregio. Si è scelta la soluzione meno costosa e più banale"

Il consigliere Filippo Degasperi: "Se questa è la filosofia scelta da chi ha in gestione i sentieri trentini, sarebbe forse opportuno un ripensamento sull’attuale affidamento. Le Dolomiti rischiano di trasformarsi in un’unica colata di cemento"

Di L.B. - 31 August 2021 - 11:21

TRENTO. Nelle ultime ore si sono diffuse sui social delle fotografie che mostrano dei blocchi di cemento posizionati a circa 2.500 metri di quota, nel contesto dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza della ferrata Bepi Zac (qui articolo). 

 

Per il sindaco di Moena non c'è molto da discutere: il progetto è stato realizzato da un progettista e da un geologo, e per questo non ha senso metterlo in discussione. "Se hanno deciso di farlo così, è perché per loro era l'unico modo per mettere in sicurezza la ferrata. Dobbiamo fidarci del lavoro dei tecnici".

 

A non pensarla allo stesso modo è il consigliere Filippo Degasperi, che ha deciso di presentare un'interrogazione alla Provincia per far luce sul tema. "Con una spesa di circa 120mila euro la Sat ha provveduto a mettere in sicurezza una parte dell’Alta Via Bepi Zac sulle creste di Costabella, nella zona del Passo San Pellegrino", spiega.

 

"Per consolidare alcuni torrioni di dolomia si è scelto il cemento armato di cui si è fatto grande impiego. Il risultato, sia dal punto di vista visivo che da quello strategico, è "indicibile"".

 

"Come da prassi ormai consolidata, il tutto sarebbe avvenuto senza alcuno confronto o condivisione. Soprattutto, pur esistendo molte altre soluzioni, si è scelto quella meno costosa e più banale. Tralasciando l’effetto sui frequentatori della montagna, le immagini diffuse sui social si commentano da sole, rimane da capire se questa è la filosofia scelta da chi ha in gestione i sentieri trentini, nel qual caso sarebbe forse opportuno un ripensamento sull’attuale affidamento.

 

"E’ chiaro che se questo è l’approccio individuato per mettere in sicurezza le vie di montagna, le Dolomiti rischiano di trasformarsi in un’unica colata di cemento".

 

In conclusione, Degasperi ha avanzato le seguenti interrogazioni alla giunta e presidente della Provincia: "Se la Provincia è stata coinvolta nell’iniziativa, chi ha autorizzato, verificato, progettato e finanziato la realizzazione del manufatto in cemento; se l’intervento è compatibile con la normativa posta a tutela della montagna e del paesaggio, quali verifiche sono state effettuate su questo aspetto, da parte di chi e con quale esito".

 

E poi: "Se sono state verificate ipotesi di intervento alternativo ed eventualmente quali, da parte di chi e con quale riscontro; se è intenzione intervenire per fissare criteri di intervento in montagna meno invasivi e più rispettosi del contesto; se è intenzione intervenire per restituire all’Alta Via citata in premessa il rispetto che merita, provvedendo alla rimozione del diedro in cemento ed eventualmente con quali tempistiche".

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