Distrutto da una valanga a dicembre, al Pian dei Fiacconi in azione gli sciacalli. I Rifugi del Trentino: ''Pessimo gesto. Il rispetto è dovuto''
L'associazione di riferimento della Provincia di Trento spiega che ''oggi (il 21 agosto ndr) sono state notate delle persone armeggiare con i pannelli solari''. Sul posto ancora diverse macerie visto che finché non si è sciolta la neve era impossibile attivarsi al recupero. Da inizio agosto l'area è stata resa nuovamente accessibile in sicurezza per gli escursionisti

CANAZEI. ''Oggi sono state notate delle persone armeggiare con i pannelli solari. Se di sciacallaggio si tratta, è di per sé un pessimo gesto. Di quello che sarà il futuro del rifugio non è ora il momento né il luogo per discorrere anche perché è materia del proprietario Guido Trevisan, ma il rispetto di quanto è emerso dalla neve anche per ovvie ragioni di sicurezza, è dovuto''. Questo quanto comunicato dall'Associazione Rifugi del Trentino rispetto a strani movimenti visti attorno alle macerie del Rifugio Pian dei Fiacconi, sulla Marmolada, che a metà dicembre 2020 è stato travolto da un fronte nevoso di 600 metri che l'ha distrutto completamente (qui articolo), assieme alla stazione a monte dell'impianto dismesso.
E pensare che proprio a inizio mese l'area era stata messa in sicurezza per renderla fruibile dagli escursionisti. Questo grazie al lavoro svolto, nell’ultimo periodo, dalla società Funivie Fedaia Marmolada che si è dedicata alla pulizia di parte dei resti delle strutture. Il 6 agosto, durante una conferenza stampa ai 2626 metri di Pian dei Fiacconi, Alex Mahlknecht, della famiglia titolare della società d’impianti della Marmolada, ha mostrato ai giornalisti presenti quanto realizzato per il decoro della località, mentre un elicottero ultimava la quindicina di voli necessari a portare a valle quasi 30 metri cubi di macerie “leggere”.
Qualcosa, ovviamente, è rimasto lì ed ora, a quanto, risulta, sarebbero in azione anche gli sciacalli, quelli che approfittano di disgrazie altrui per il loro tornaconto personale. Il tutto forti del fatto che, ovviamente, finché c'è stata la neve è risultato impossibile attivare le operazioni di recupero dei materiali crollati dopo il 14 dicembre (QUI APROFONDIMENTO) e quindi ne rimane ancora in quota. Che si tratti di sciacalli o curiosi o escursionisti in cerca di un macabro souvenir, in ogni caso, come conclude l'Associazione Rifugi del Trentino ''il rispetto di quanto è emerso dalla neve, anche per ovvie ragioni di sicurezza, è dovuto''.












