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Green Pass nei rifugi, il presidente del Cai Veneto: "Strumento utile ma servono delle deroghe per i turisti in difficoltà senza certificazione"

Il Cai Veneto non lo mette in dubbio: il Green Pass rappresenta uno strumento utilissimo nella strategia di contenimento della diffusione del Covid-19. Tuttavia la sua applicazione nei rifugi non è facile come sembra. "Un gestore non può lasciare fuori dal rifugio una persona dolorante o infreddolita solo perché senza certificazione. Servono delle deroghe"

Di Lucia Brunello - 03 agosto 2021 - 17:10

BELLUNO. Un temporale inaspettato, un infortunio, un malore improvviso. Possono essere più svariati i motivi per cui cercare riparo o aiuto in un rifugio, del resto è proprio per questo che si chiama così. Eppure, dal 6 agosto, anche nei rifugi sarà obbligatorio presentare il Green Pass per accedere all'interno delle strutture. Una decisione giusta, ma che allo stesso tempo sembra dimenticare il ruolo di questi presidi, fondamentali per la sicurezza degli escursionisti.

 

Non si mette in discussione l’efficacia della certificazione verde, ma i dubbi circa quanto ‘rigorosa’ dovrebbe essere la sua applicazione sono immediatamente emersi tra i gestori dei rifugi, preoccupati all'idea di trovarsi nella situazione di dover lasciare sotto la pioggia un escursionista in difficoltà solo perché senza Green Pass.

 

Una problematica, questa, che merita attenzione e per questo subito sollevata dal presidente del Cai Veneto, Renato Frigo. “Il Green Pass è uno strumento certamente utilissimo – dichiara a ilDolomiti.it – ma non dobbiamo dimenticare che i rifugi sono strutture peculiari con la precisa funzione di garantire aiuto alle persone in difficoltà. Il rischio è che si creino dei problemi proprio a livello umano. Non posso pensare di lasciare fuori dal rifugio una persona dolorante o infreddolita". 

 

Lo stesso tema era già emerso la scorsa estate, quando si parlava dell’eventualità di permettere l'ingresso nelle strutture solo ai turisti con pronto alla mano un documento che certificasse il tampone negativo. Anche in quell'occasione, l'opinione del Cai era la medesima.

 

“Stiamo inoltre parlando di strutture che si trovano in luoghi isolati - continua Frigo - e proprio per questo gli escursionisti devono avere la certezza di poter fare affidamento sul sostegno del rifugio e del rifugista”.

 

Un problema che per il presidente del Cai Veneto va risolto al più presto. Si avvicina inoltre il mese di agosto, per eccellenza quello con il maggior afflusso turistico. Abbiamo visto l’estate scorsa quante persone hanno deciso di trascorrere le loro vacanze nel bellunese, e non c'è motivo di non aspettarsele anche quest'anno. Tra queste ci saranno certamente le più esperte e le meno esperte, così come le vaccinate e le non vaccinate.

 

Frigo suggerisce di applicare la stessa filosofia che lo scorso anno è stata adottata per i bivacchi. “Non li abbiamo chiusi a chiave. Abbiamo attaccato dei cartelli che comunicavano che il bivacco era inagibile e che l’eventuale utilizzo faceva assumere alla persona il rischio di eventuale contagio. Ma non erano chiusi, erano aperti e disponibili in caso di emergenza”.

 

Il presidente del Cai Veneto lancia quindi un appello ai politici. “E' necessario pensare a delle deroghe che permettano ai rifugi di rimanere tali. Sono il primo ad auspicare che tutte le persone si vaccinino al più presto, ma ce ne sono molte che per i più svariati motivi devono ancora farlo".

 

In realtà, per alcuni rifugi delle deroghe sono previste. Si tratta però di quelli che si trovano oltre i 3mila metri di quota e nel Veneto nessuno si trova ad una tale altitudine. Il più alto è il rifugio Torrani, sulla maestosa Civetta, a quota 2.984 metri. "Si potrebbe pensare di abbassare questa soglia dei 3mila metri ad una quota più bassa. Questo potrebbe rappresentare una soluzione", suggerisce Frigo.

 

E lancia un'idea. "Inoltre si potrebbero rendere disponibili i ricoveri invernali dei rifugi per eventuali escursionisti senza Green Pass e con necessità di un riparo. Le soluzioni si possono e devono trovare", conclude. "Mi auguro che i politici facciano al più presto la loro parte”.

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