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Il cantiere del bacino artificiale abbandonato ai piedi delle Dolomiti? Casanova: “Manomissione di un territorio particolarmente fragile”

Le immagini arrivano dalla zona del Passo Pordoi, sulle Dolomiti, dove è in fase di costruzione un bacino artificiale per l’innevamento, il cantiere però sembrerebbe abbandonato. Casanova: “Simili opere presentano una invasività del paesaggio notevole e definitiva”

Di Tiziano Grottolo - 19 giugno 2021 - 13:44

PASSO PORDOI. “Il cantiere per la costruzione dell’invaso per l’innevamento artificiale versa in stato di abbandono, bisogna intervenire”. Non usa mezzi termini Luigi Casanova, storico attivista ambientalista e giornalista, che punta il dito contro il bacino per l’innevamento artificiale in fase di costruzione in località Passo Pordoi, sul versante bellunese ai piedi delle Dolomiti.

 

A segnalare la situazioni in cui versa il cantiere alcuni escursionisti. Stando a quanto riferito, in più punti, la recinzione che delimita l’area del cantiere risulta divelta tanto che sono state trovate tracce del passaggio di camosci. La zona che sorge al di sotto dell’Ossario è interessata da fenomeni di erosione, mentre durante l’inverno ci sono state alcune valanghe. Sull’intera area è possibile imbattersi in vari tipi di rifiuti, fra cui materiali di scarto, contenitori di olii e altri carburanti svuotati

 

LE FOTO. Il cantiere per il bacino artificiale pare abbandonato un brutto biglietto da visita per le Dolomiti

“Il cantiere dovrebbe essere costantemente controllato fino al termine dei lavori ed invece tutto è abbandonato – sottolinea Casanova – mentre i fenomeni erosivi innescati dalle acque piovane o dai fenomeni valanghivi del passato inverno, privi di ogni minima gestione o ripristino, non potranno che venire ampliati da successivi eventi atmosferici di forte intensità”.

 

Gli escursionisti si sono detti scandalizzati dallo stato di disordine del cantiere, ma specialmente meravigliati che nessuna autorità locale o di servizio di vigilanza provinciale sia intervenuta. “Simili opere presentano una invasività del paesaggio notevole e definitiva, oltre a provocare una manomissione di territori particolarmente fragili come lo sono le alte quote delle Dolomiti”. Proprio per questo lo storico attivista ambientalista ha chiesto, con una lettera, l’intervento delle autorità invocando delle sanzioni qualora dovessero essere ravvisate delle irregolarità.

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