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Mezza giornata in un avamposto italiano della Grande Guerra in Trentino: ecco il Monte Giovo, a un passo dalla linea del fronte

Il Monte Giovo rappresentò per i lunghi anni di conflitto un importante avamposto dell’esercito italiano in Trentino. Una visita al campo trincerato sulla sua sommità permette così di osservare in prima persona l’alacre lavoro di fortificazione effettuato dalle truppe del re in questo spezzone del fronte, sconvolto dalla guerra di posizione. Prosegue così la rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, tenuta dal Dolomiti in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto, alla scoperta degli itinerari della Grande Guerra in provincia

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 03 dicembre 2021 - 10:42

CASTIONE. Avamposto italiano realizzato nei primi mesi di guerra, il Monte Giovo si trova all’estremo di quello che fu il fronte italo-austriaco durante la Grande Guerra. Da qui, infatti, si domina la sottostante valle del Cameras, che dall’Alto Garda porta all’abitato di Mori ed alla Vallagarina. Di fronte, il Nagià Grom (QUI l’articolo) ed il Monte Faè (QUI l’articolo), capisaldi dell’Impero rimasti sotto controllo austro-ungarico fino alla fine della guerra.

 


Il fronte italo-austriaco visto dalla posizione italiana sul Monte Giovo
Il fronte italo-austriaco visto dalla posizione italiana sul Monte Giovo

 

A un passo dalla frazione brentegana di Castione, località nota per la produzione dei marroni, il Monte Giovo rappresenta la propaggine più settentrionale del massiccio del Baldo, abbandonato dai comandi austro-ungarici allo scoppio della guerra con l’Italia a favore di una linea arretrata e più difendibile, chiamata Tiroler Widerstandlinie, la “linea di resistenza tirolese”, sistema di trincee, postazioni militari e fortificazioni (costruite per lo più alla fine del secolo XIX) che si estendeva dal Tonale alla Marmolada. Qui gli italiani, dunque, approntarono importanti lavori per l’edificazione di un campo trincerato, attualmente visitabile grazie al prezioso lavoro delle sezioni Ana “Cima Vignola” e di Brentonico, alla sezione locale della Sat e al supporto della Forestale e degli studenti dell’Istituto tecnico economico e tecnologico Felice e Gregorio Fontana di Rovereto.

 

Breve premessa risulta necessaria per chi volesse visitare il sito. Non ci sono né una stagionalità sconsigliata né particolari difficoltà nel raggiungere il campo trincerato del Monte Giovo (609 metri sul livello del mare), a cui si accede tramite la strada che da Mori sale all’altopiano di Brentonico. Superato il paese di Besagno, una deviazione sulla destra porta all’abitato di Castione (528 metri). Qui, a pochi passi dall’ingresso nel paese, uno slargo lungo la strada permette di parcheggiare. Un capitello, invece, segnala l’inizio della salita – a tratti erta – che in 10 minuti permette di raggiungere il caposaldo con i manufatti militari (ed un tavolo con le sedie, per chi volesse sostare).

 


Il parcheggio e il capitello da cui parte il sentiero
Il parcheggio e il capitello da cui parte il sentiero

 

Inserito nel circuito storico “Un territorio due fronti” e nel complesso sistema del Sentiero della pace, il Monte Giovo fu inizialmente oggetto di progetti di fortificazione da parte del Genio militare austro-ungarico, che, come nel caso del Monte Vignola (QUI l’articolo) e del Monte Altissimo (QUI l’articolo), considerò necessario premurarsi nei confronti di un alleato (secondo il patto della Triplice alleanza, firmato ancora nel 1882), il Regno d’Italia, ritenuto poco affidabile e desideroso di impossessarsi del Tirolo italiano, il Trentino appunto.

 

Nel settembre del 1914, tuttavia, i lavori vennero abbandonati a favore della predisposizione di una linea difensiva arretrata, più facilmente difendibile. Tutto il territorio a sud del parallelo Serrada-Riva del Garda, compreso il massiccio del Baldo, vennero idealmente sacrificati in caso di scontro con il vicino meridionale, che in effetti scoppiò nel maggio 1915 con la dichiarazione italiana di guerra all’Austria-Ungheria e l’alleanza con le potenze dell’Intesa, Francia, Gran Bretagna e Russia zarista. Nondimeno, tale scelta avrebbe sconvolto non poco le popolazioni abitanti in questa fascia di territorio, ben presto obbligate ad abbandonare le proprie case imboccando la dolorosa via del profugato: furono oltre 100mila i trentini evacuati dalle zone del fronte, divisi fra il trasferimento nelle regioni interne dell’Impero e quello – in misura minore - nella penisola italiana.

 


Prima linea nei pressi del Rio Cameras e la vista del paese di Loppio dal Doss Morzenti,
Prima linea nei pressi del Rio Cameras e la vista del paese di Loppio dal Doss Morzenti, "Settore Martello" (Credits to Museo della Guerra)

 

Accorciato (da 450 chilometri a 350) e rinforzato il fronte, gli austro-ungarici si trovarono così ad affrontare gli italiani lungo una linea ben presto stabilita nella Valle del Cameras. Qui si combatterono sanguinose battaglie ed il fronte subì qualche mutamento, ma lieve e pressoché nullo dall’autunno del 1916 alla conclusione della guerra, nel novembre del 1918. Mentre tutto il versante settentrionale del massiccio del Baldo fu interessato da una febbrile attività di adattamento del territorio ad uso bellico – fra trincee, camminamenti, ricoveri in galleria, acquartieramenti per le truppe, teleferiche e collegamenti – in Val di Gresta vennero invece rinforzate ulteriormente le posizioni fortificate austriache. Così gli avamposti dei due eserciti si trovavano uno di fronte all’altro, sottoposti costantemente all’artiglieria nemica.

 


I manufatti militari italiani sul Monte Giovo
I manufatti militari italiani sul Monte Giovo

 

L’occupazione del Baldo da parte italiana avvenne nel maggio del 1915. Il 27 la cima dell’Altissimo passa sotto il controllo delle truppe della I armata, che così arrivano ad ottenere un formidabile osservatorio sul Garda e sulle Alpi. Tra il 18 e il 22 ottobre, gli italiani entrano a Brentonico spingendosi fino alla zona del castello di Dossomaggiore. Con la partecipazione del Battaglione lombardo volontari ciclisti automobilisti, in cui combattono numerosi ed importanti rappresentanti della corrente artistica futurista, il giorno 25 cadono sotto occupazione italiana anche le posizione del Dosso Casina e del Dosso Remit. È nei giorni del 27 e del 28, infine, che il Monte Giovo, con le alture di Tierno, Besagno e Talpina, vengono conquistati.

 


Il caposaldo del Monte Giovo
Il caposaldo del Monte Giovo

 

Da qui, gli italiani potevano appunto controllare la sottostante Valle del Cameras, la parte settentrionale della Vallagarina, Mori e Rovereto; dal Giovo, non a caso, partirono diverse incursioni di artiglieria e di fanteria verso il territorio nemico. Data l’importanza strategica, il rilievo venne sottoposto a lavori di fortificazioni che dotarono il campo di trincee in cemento, camminamenti, gallerie. La parte sommitale, in particolare, venne circondata con una trincea circolare in calcestruzzo armato, coperta e mascherata. Dalla roccia sbucavano poi le bocche di fuoco dell’artiglieria, come ancora testimoniato dalle caverne cannoniere.

 


Il percorso delle trincee
Il percorso delle trincee

 

Sulla cima del Monte si può pertanto visitare la lunga trincea sommitale. Un intricato sistema di gallerie può essere esplorato con l’ausilio di una torcia (oltre che con prudenza) e un osservatorio permette infine di riconoscere le cime circostanti, grazie al supporto degli indicatori. Lo sguardo sul territorio del fronte è decisamente ampio e illuminante su quale fosse il panorama che si apriva di fronte agli occhi dei soldati.

 


Le caverne
Le caverne

 

Dei cartelloni lungo il percorso permettono di contestualizzare la vicenda di questo spezzone di fronte. In uno di questi si riportano delle informazioni tratte dai resoconti dei Bollettini ufficiali italiani, i quali illustrano un sostanziale quadro di conflitto aspro ma senza grandi rivolgimenti. Tentativi continui di penetrazione in territorio nemico vennero effettuati da ambo le parti, anche di notte, senza ottenere alcun risultato degno di nota. I bombardamenti austro-ungarici battevano il versante settentrionale del Baldo, colpendo in maniera particolarmente dura l’abitato di Castione, poi completamente distrutto. Nondimeno, la primavera del 1916 segnò un passaggio molto importante: i combattimenti furono duri, l’avanzata austriaca sugli altipiani e in Valsugana spinse i comandi italiani ad arretrare la linea. Tutti gli avanzamenti in Valle del Cameras e alle pendici della Val di Gresta vennero abbandonati. Gli imperiali si stabilirono in valle, costruendo trincee e reticolati. Da qui la linea del fronte non si sposterà fino al novembre del 1918.

 


Scoppio di un colpo da 30.5 centimetri fra Monte Giovo e Besagno (Credits to Museo della Guerra)
Scoppio di un colpo da 30.5 centimetri fra Monte Giovo e Besagno (Credits to Museo della Guerra)
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