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Senza green pass i sommozzatori non salgono sull'elicottero e devono intervenire via terra. De Col: ''Un vigile del fuoco dovrebbe a maggior ragione vaccinarsi''

Il tema è stato sollevato dal consigliere Cia che ha chiesto cosa accade a quei pompieri che privi di certificazione verde pare non possano accedere alla mensa per i pasti. Ma la questione è ancora più seria visto che proprio ieri è stato emesso un ordine di servizio per quanto riguarda il nucleo sommozzatori. E se pare incredibile che ci siano vigili del fuoco ancora non coperti dal vaccino dall'altro lato è proprio il dirigente generale del dipartimento di Protezione civile a spiegare che comunque ''tutti devono avere il green pass''

Di Luca Pianesi e Luca Andreazza - 22 agosto 2021 - 06:01

TRENTO. "Tutti devono avere il Green pass, un vigile del fuoco dovrebbe essere particolarmente coscienzioso per rispetto verso la cittadinanza, i colleghi e la caserma stessa". Queste le parole di Raffaele De Col, dirigente generale del Dipartimento di Protezione civile del Trentino, dopo che nelle scorse ore il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia, Claudio Cia, ha evidenziato come "alcuni vigili del fuoco del corpo permanente di Trento attualmente non possiedono la certificazione verde'' e quindi, per loro, ''c'è l'impossibilità di accedere alla mensa per consumare i pasti ma anche semplicemente di prelevare il pranzo rispettando la normativa relativa al distanziamento sociale e all'utilizzo di dispositivi di protezione delle vie aeree per poi mangiarlo all'esterno".

 

La questione, ovviamente, travalica il tema del servizio mensa per i soccorritori ma entra nel preoccupante campo del soccorso stesso, come ha sottolineato De Col. Preoccupante, infatti, pensare che dopo mesi di campagna vaccinale ci siano ancora degli operatori non in regola incapaci di comprendere quanto quel minuscolo gesto che hanno già compiuto più di due miliardi di persone nel mondo (sono circa 1,8 miliardi, ad oggi, quelle coperte con vaccinazione completa quindi pare davvero assurda la paura di chi ancora non si sente ''sicuro'' e preferisce restare esposto al virus) sia un atto di solidarietà cruciale per tutti ma in particolare per chi si mette al servizio della comunità come fanno i vigili del fuoco.

 

Ma c'è di più: c'è quel nucleo sommozzatori che svolge un ruolo fondamentale per salvare vite in acqua soprattutto in estate e che fa della tempestività la chiave della sua operatività (ricorderete l'anno scorso la ''battaglia'' che il Dolomiti ha condotto per riattivare il servizio di pronta partenza per i sommozzatori direttamente dall'eliporto di Mattarello quando, invece, per svariate settimane venivano fatti partire con mezzi di terra dalla caserma di Trento). Ebbene ora senza il green pass questi operatori non potranno salire sull'elicottero che li porta rapidamente sul luogo dell'intervento riducendo i tempi di spostamento e aumentando enormemente le possibilità di salvare chi è in pericolo in acqua. Dovranno, al contrario partire dalla caserma e raggiungere i luoghi dell'emergenza via terra.

 

La questione è talmente seria che proprio ieri, il 21 agosto, è stato emesso un ordine di servizio protocollato dove si specifica che qualora ci fosse qualche sommozzatore privo di green pass, che verrà controllato ogni mattina alla sede del nucleo elicotteri, nessuno dei due operatori in servizio potrà salire sull'elicottero e dovranno entrambi intervenire con partenza dalla caserma di Trento per recarsi sui luoghi dell'intervento con i mezzi del corpo permanente su strada. Si pensi, quindi, quanto un operatore ''no-vax'' metta a rischio il buon esito di un salvataggio in una situazione del genere con laghi che in elicottero sarebbero raggiunti nel giro di pochi minuti mentre via terra rischiano di essere lontani anche ore.  

 

Pare incredibile che chi ha nel Dna concetti quali l'altruismo, la generosità e il coraggio, come i vigili del fuoco, sia spaventato da un vaccino fondamentale per uscire da una situazione drammatica qual è quella che il mondo sta vivendo da ormai più di un anno e mezzo, un vaccino che mette in sicurezza chi lo fa e chi lo circonda e alleggerisce proprio l'apparato del soccorso visto che ormai è più che dimostrato che nonostante l'alatissima capacità di contagio della variante Delta gli ospedali non sono al collasso e quindi anche gli interventi di salvataggio dei pompieri possono contare su cure e terapie appropriate. 

 

Per quanto riguarda il servizio mensa bene ha fatto l'ex assessore regionale a interessare della questione anche il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti. "Credo - spiega Cia - che sia necessario un intervento che definisca meglio ciò che si può fare in questi casi". Ma certo il problema non si porrebbe se questi pochi pompieri facessero quello che hanno già fatto tutti gli altri loro colleghi. A livello di normativa, poi, è entrato in vigore l'obbligo di Green pass per consumare ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti. Il governo, attraverso una Faq pubblicata sul sito di palazzo Chigi, ha precisato che "per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde. A tal fine, i gestori sono tenuti a verificare le certificazioni con le modalità indicate dal Dpcm del 17 giugno".

 

Una misura recepita anche da piazza Dante nell'ultima ordinanza della Pat per fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid (Qui articolo). "Sul caso specifico del servizio mensa non ho segnalazioni - dice il dirigente generale del Dipartimento di Protezione civile - i vigili del fuoco possono prelevare il pasto da asporto per una consumazione alla scrivania oppure all'esterno come è avvenuto, per esempio, nel corso del lockdown. Le disposizioni sono chiare e comunque penso che sia un'anomalia che un soccorritore non abbia il Green pass".

 

Impegnati in prima linea nell'epidemia Covid, anche per i pompieri sono stati due anni complicati, chiamati a gestire anche diverse attività extra, come la veicolazione di messaggi con l'altoparlante oppure la distribuzione delle mascherine casa a casa nella prima ondata. Non sono mancati vari "fuori programma" nel corso della seconda ondata, oltre alla scoperta di qualche focolaio, compreso tra i volontari delle varie zone del Trentino, che aveva portato a dover rimodulare le regole d'ingaggio sul territorio. 

 

"A maggior ragione i vigili del fuoco dovrebbero vaccinarsi per rispetto e per tutela della cittadinanza, dei colleghi e della caserma. La popolazione si aspetta le massime garanzie di sicurezza. Certo, la decisione è personale e non entriamo nel merito delle scelte, però la certificazione verde può essere ottenuta anche tramite un tampone negativo ogni 48 ore. Le regole sono chiare e i soccorritori dovrebbero essere ancora più coscienziosi visto le tipologie e l'importanza degli interventi", conclude De Col.

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