Basta falsità sul lupo: prima di dare gli strumenti di ''difesa'' agli allevatori va spiegato loro cosa sta succedendo
L'uscita di Corona a Carta Bianca di qualche giorno fa dimostra come ci sia un problema alla base del problema della convivenza lupo-uomo ed è quello della disinformazione

TRENTO. Sull'argomento "lupo" mi sono sempre mosso con i piedi di piombo. Da un lato infatti comprendo le preoccupazioni di chi si è improvvisamente trovato a convivere con un animale assentatosi per molti anni dai nostri rilievi.
Chi non prova uno slancio di empatia nei confronti di pastori e allevatori, a mio parere, ha lo sguardo appannato da un eccesso di ideologia. La presenza del lupo richiede l'adozione di nuove accortezze, cosa facile a dirsi ma difficile da mettere in pratica in una società sempre più abitudinaria.
Se - per fare un esempio - dopo anni e anni di allarmanti proclami sui cambiamenti climatici facciamo ancora fatica a ricalibrare i nostri comportamenti sulle esigenze ambientali del presente, non vedo perché si debba dare per scontata un'istantanea capacità di adattamento degli allevatori.
Come l'antropologia ci insegna, i processi sociali non sono mai avvenuti dall'oggi al domani, ma hanno sempre richiesto periodi di rielaborazione (anche molto lunghi e dibattuti). Per risolvere la "questione lupo", a mio parere, non è sufficiente distribuire gli strumenti per tutelare il bestiame, ma è prima necessario fornire le istruzioni culturali per comprendere l'animale.
Istruzioni culturali che, puntualmente, vengono meno a causa di alcune "sparate" - ultima, gravissima, quella di Mauro Corona a Cartabianca (Rai3) - colpevoli di tenere a galla, rinnovandoli, stereotipi e falsi miti radicati nella cultura medievale. Dall’epoca medioevale in avanti, infatti, in ambito religioso il lupo è servito come rappresentazione del male e del demonio. Un'inquadratura simbolica che è sfociata nella condanna culturale della bestia. Condanna che tutt'oggi a volte si traduce in esecuzioni barbare ed efferate.
Come ci spiegano gli studiosi, ma anche interessanti realtà come l'organizzazione no-profit "io non ho paura del lupo", a differenza da quanto ha affermato Corona, «nessun lupo è mai stato reintrodotto in Italia». È forse arrivato il momento di rinnovare la narrazione appoggiandosi non solo sulla percezione, ma anche sugli approdi scientifici. La cattiva informazione e il desiderio di aizzare gli animi più accesi e quelli meno informati, concorrono alla divulgazione di un malessere in parte ingiustificato.














